A pochi giorni dalla sua dipartita dalla carica di Vice-ministro, l’ineffabile Visco decide di pubblicare i dati dei 740 anno 2005 di tutti gli abitanti della penisola. Detto fatto, si scatena l’immaginabile putiferio: sito in tilt per i troppi accessi, intervento del garante per la privacy. (Il garante ha una funzione sacrosanta, ma è come il RIS di Parma: quando interviene finisce per creare più casini di quelli che vorrebbe/dovrebbe risolvere).
Risultato : pubblicazione sospesa in attesa di chiarimenti.
Ma naturalmente il web non aspetta le motivazioni su carta intestata del ministero, e così i dati finiscono su emule, e nei circuiti similari p2p, per cui essi sono comunque in qualche modo disponibili, ma parzialmente e senza più alcuna garanzia di veridicità. Qualcuno già prova a venderseli, e Libero ne pubblica stralci.
Appunto stralci: i miei magari si, ma non quelli di mio cugggino, che abita a Roma. Anzi esattamente il contrario, ma non ha importanza, sta di fatto che adesso alcuni ci sono, altri no.
Io credo che la pubblicazione dei dati fiscali sia sostanzialmente giusta, ma credo anche che la questione del merito sia ormai irrilevante, visto che nella situazione attuale non c’è alternativa: bisogna ripubblicarli tutti, e subito.
Ma ciò non basta a giustificare la decisione di pubblicarli presa dal vice-ministro forse più odiato nella storia della Repubblica a solo una settimana dal suo addio. L’invocata motivazione di trasparenza, per di più invocata a solo a posteriori, è ridicola. Hanno voluto avvelenare i pozzi, cioè generare un casino gigantesco solo per lasciarne le conseguenze al futuro governo. E tanti aluti al senso dello stato tanto invocato dalle anime belle…
Ripeto quanto già detto, sia pure in altro contesto: difficile pensare che questo pur sgangherato centro-destra possa fare peggio di questi qui.

Tag: tasse
4 Maggio 2008 alle 2:40 pm
a freddo, e viste le discussioni suscitate, penso si sia rivelata, al di là delle intenzioni iniziali, un’utile provocazione. anche se temo che i vincitori delle elezioni, che in campagna elettorale hanno ammiccato al povero evasore, non ne trarranno le giuste conseguenze