Vi segnalo un interessante articolo sull’attuale stato delle fabbriche di Nichi, dove, per dirla con le parole di Onofrio Romano, docente di sociologia dei processi culturali all’università di Bari:
la loro più forte ambizione è quella di restare puri e realizzare una forma convinta di «individualizzazione integrale», ogni struttura libera da condizionamenti esterni ed interni ed ogni “operaio” (così si chiamano gli aderenti al movimento) libero dalla struttura stessa: in perenne tensione verso la propria idea di attivismo. Il sociologo, che definisce Vendola «un roditore infiltratosi nelle istituzioni per svuotarle dall’interno e assicurare così ai cittadini il massimo grado di autodeterminazione», si pone un interrogativo serio: come fanno a stare insieme la voglia di indipendenza politica che anima la base delle Fabbriche e la strumentalità carismatica dell’organizzazione stessa, del tutto ritagliata sulle fattezze del leader pugliese? La domanda è ardita e richiede una risposta lunga almeno venti pagine, tante quante sono quelle del suo “La Fabbrica di Nichi. Comunità e politica nella postdemocrazia”
Sapendo che a Sava vi sono sicuri protagonisti del movimento vendoliano, sarebbe interessante conoscere la loro opinione.
La risposta di Fratoianni è comunque interessante:
in quel percorso ci sono anche molti limiti come accade le volte che ci si misura con la sperimentazione di nuove forme di organizzazione della partecipazione e della politica ma tocca andare avanti, anche perché l’unico strumento disponibile – salvo trasformare la partecipazione alle scelte in cooptazione all’interno della governance – è quello del conflitto
(via francesco costa)
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20 giugno 2011 alle 11:20 am |
ops…vuoi vedere che finalmente qualcuno comincia a fare un pò di pulci al nuovo leader mediatico?
i limiti, sinceramente, penso che risiedano proprio nell’idea della partecipazione, sacrosanta quando si rivolge a temi etici o politici nel senso filosofico del termine, distruttiva quando si deve scegliere su temi strategici. ma quando torneremo a fare in modo che ciascuno faccia il suo lavoro e, semplicemente, risponda del suo operato? premiare od eliminare un amministratore semplicemente giudicando i risultati conseguiti non va più bene? la partecipazione puntualmente diventa tuttologia demagogica, a tutto ed esclusivo vantaggio di chi parla quando si accende la spia rossa della telecamera..se poi la fabbrica è quella che produce lo sfascio della sanità, dell’ambiente, dell’urbanistica, degli approvvigionamenti energetici o idrici, di leggi ad hoc per aumentare gli assessori etc etc…beh, come fabbrica mi viene in mente l’equivalente dell’ilva…
21 giugno 2011 alle 9:56 am |
Ha ragione Fabio. il padrone della fabbiche sa solo Vend…..ere balle!
21 giugno 2011 alle 6:01 pm |
ogni tanto intervengo sul blog del “padrone di casa” e, leggendo altri interventi o rileggendo quello che scrivo, mi autoaccuso sempre più spesso di qualunquismo, non becero come quello di grillo ma pur sempre di qualunquismo da bar sport.. nonostante tutto non riesco proprio a digerire il senso lobbistico, esclusivo ed anche snob del modo di fare politica di vendola e dei suoi sostenitori. continuo a pensare che sia un perfetto prodotto del populismo berlusconian-bossiano, seppur ribaltato a sinistra..ma è possibile che si debba passare direttamente dal pragmatismo dalemiano al populismo di vendola? e nel frattempo ci spetta un pò di politica? niente? per le primarie del centrosinistra, se e quando si faranno, la vedo male…forse sbaglio di molto ma in questo momento vorrei vedere qualche tabacci in più…
21 giugno 2011 alle 8:23 pm |
Si, magari un po’ si., siamo tutti un po’ qualunquisti. Ma come si fa a non esserlo? Se anche Tabacci, che pure stimo, non molla il doppio incarico, (assessore a Milano e parlamentare a Roma)?
Se il Pd fosse il partito che vuole essere, farebbe propria la proposta di Civati (che è del PD): metà dei parlamentari a metà prezzo. E’ un semplice segnale, oltre a qualche centnaio di mln di € in meno di spese.
E magari pure la rinuncia ai rimborsi elettorali per le legislature terminate prima del tempo. E magari la cancelazione dei vitalizi per i parlamentari dopo una legislatura. E le tessere per il cinema, e tutte le altre minchiate.
Solo cazzate? Forse, ma in questo momento sarebbero un segnale fortissimo nella giusta direzione.
22 giugno 2011 alle 7:29 am |
hai ragione, ovviamente anche su tabacci (mi ero dimenticato del doppio incarico)…allora ci rimangono soltanto i cattolici: padre pio, maria di lourdes…