Archivio per la categoria ‘Uncategorized’

Sava in fiera, seconda edizione

9 Novembre 2009

Ieri sera sono andato a curiosare negli stand di Sava in Fiera, e la prima positiva impressione è stata di una grande affluenza di visitatori. La cosa anche quest’anno mi è sembrata sorprendente, visto che non mi pare di aver assistito a una grande promozione dell’evento – ma forse sono io ad essere distratto.

L’organizzazione ricalca quella dell’anno scorso, con i capannoni che ospitano gli stand disegnando un percorso obbligato, un continuum che in pratica “obbliga” la visione di tutta la fiera, o quasi. Attorno ai capannoni, all’esterno, pochi altri espositori e qualche bancarella.

Per chi volesse visitarla, e arrivassse in macchina dal centro, conviene arrivare sino all’entrata e svoltare a destra nella porzione di ‘area mercatale adibita a parcheggio: facile trovare posto pur con il pienone di ieri sera. Sarebbe stato anzi opportuno segnalare adeguatamente tale possibilità: in tanti invece si fermano a parcheggiare su corso Francia ingolfando la principale via di accesso alla fiera, generando code altrimenti evitabili. Una volta dentro, la grande affluenza della domenica pomeriggio mostra purtroppo i limiti logistici della manifestazione: gli stand sono piccolini, così che gli interessati sono quasi sempre costretti a sostare nei “corridoi”costituendo inevitabilmente ostacolo a chi prosegue, tanto da essere anche un deterrente a fermarsi e curiosare.  Avrei voluto chiedere informazioni in un paio di stand, ad esempio,, ma ho desistito perché praticamente dovevo aspettare in mezzo alla “fiumana” di gente che ti passava sui piedi. In più, personalmente, trovo il percorso obbligato stile autogrill un po’ soffocante nele condizioni di affollamento di ieri sera.

Sull’offerta espositiva poco da dire: ricalca molto quella dell’anno scorso, con i suoi limiti; personalmente  la maggioranza degli espositori mi è parsa più da mercato rionale, con pochi stand “da fiera campionaria”,. In ogni caso, mi pare che i visitatori gradissero, quindi magari mi sbaglio, o forse sono le mie aspettative ad esere esagerate.

Per concludere, l’indubbio successo di pubblico credo debba essere di stimolo a migliorare, soprattutto rivedendo la logistica delle prossime edizioni, ma questo non può che essere un buon segnale, in fondo. All’entrata infatti c’è un cartello che recita:

“l’organizzazione vi da il benvenuto alla 2a edizione di Sava in Fiera, e vi dà appuntamento a marzo per la 270a edizione della Fiera Pessima”

Esempi

5 Novembre 2009

Uno dei più bei ricordi del mio impegno da primo cittadino è senz’altro l’invito a partecipare alla gita scolastica dell’istituto Giovanni XXIII a Roma. Arrivati all’alba a Roma, prima tappa a Città del Vaticano. Visita alla tomba di Giovanni Paolo II, poi Colosseo e al campidoglio da uolter (assente, ahimè). Infine, dopo un frugale pasto da spizzico, visita guidata al Senato della Repubblica.
Minchia.
Fermi fuori dal palazzo, attendiamo guardando arrivare pezzi grossi circondati da bodyguard – solo che non li conosce nessuno. Proviamo a chiedere a qualche addetto chi siano, ma ci rispondono che non possono dirlo, questioni di sicurezza. Arriva il nostro turno, finalmente. Siamo prima indirizzati verso un palazzo adiacente, dove passiamo tutti i vari controlli di sicurezza, i cento ragazzi, i dieci insegnanti, ed io. Vietato portare il cellulare, portare giornali in mano, tenere le mani in tasca, parlare se non interrogati; obbligatoria giacca e cravatta, camminare in fila per due, non fermarsi nei corridoi e seguire rigorosamente il percorso dietro l’accompagnatore, uno dei commessi del senato.
Saliti fino ai corridoi adiacenti l’aula, nei salottini lungo il nostro percorso avviene il primo contatto con la classe dirigente del paese, e l’impatto è devastante. Lo sbraco più totale, giacche scaraventate sulle poltrone, “onorevoli” stravaccati con i piedi sul tavolino, cellulare attaccato all’orecchio e volume di conversazione degno dello stadio olimpico. “Aho, ma ‘ndo stai, quante tacche c’hai” and so on, il tutto mentre noi dobbiamo transitare come scolaretti di prima elementare, solo senza grembiule. La distanza fra il paese reale, noi, e la classe dirigente è agghiacciante.
Mi guardo in giro perplesso, e sinceramente preoccupato dello spettacolo indecoroso che offriamo ai ragazzi, ma ancora non so che il peggio deve ancora arrivare.
Si arriva in aula, finalmente, previa ennesima catechizzazione da parte dei commessi. Si entra in una specie di palco di teatro, piuttosto in alto rispetto ai banchi dei parlamentari, e al momento la seduta è sospesa. Il panorama è già parecchio inquietante, simile a quello della ricreazione a scuola. Aula semi deserta, con i pochi presenti che chiacchierano, che camminano su e giù per l’aula, e soprattutto telefonano – un brusio indistinto come colonna sonora. Improvvisamente, si spalancano le porte dell’aula ed irrompono quasi di corsa centinaia di parlamentari: è stato annunciata la verifica del numero legale e come una mandria di bufali in corsa degna di un film di John Ford, si precipitano ai posti per votare.
Sono le ultime sedute parlamentari della legislatura, il clima è di caduta dell’impero romano: c’è una generale aria di smobilitazione. La seduta inizia e così il dramma: ben presto dai banchi dell’opposizione ci si rende conto che i parlamentari di maggioranza fanno i pianisti, e parte la bagarre: da una parte si urla, si fischia, si chiamano i commessi, i parlamentari imbizzarriti quasi vengono alle mani, i commessi cercano con fatica di riportare la calma… si urla di tutto “Ladri” “Buffoni” “Coglioni”… dall’alto sembra di vedere l’operosità di un formicaio, solo del tutto inconcludente,e molto più rumoroso.
Il caos finisce com’era iniziato, improvvisamente: il presidente dichiara il numero legale non raggiunto, e l’aula si svuota istantaneamente: i bufali scappano, e ritorna la calma.
La dottoressa Cavaliere ed io ci guardiamo sconsolati: non sappiamo dove mettere la faccia.

Sono passati tre anni da quel giorno, ma la situazione non dev’essere migliorata.

Cultura di governo

5 Novembre 2009

Ignazio Larussa, al suo meglio.

Così, per la cronaca

2 Novembre 2009

Avevo volutamente evitato di parlare di Stefano Cucchi perché di fronte a cose del genere, che vuoi dire? La storia, e quelle quelle foto mi hanno sconvolto, come non mi capitava dalla bellissima puntata di Blu notte di Lucarelli sul g8 di Genova – se ne parlo adesso è solo perché anche voi possiate leggere le brillanti dichiarazioni dell’ineffabile Giovanardi, sottosegretario alla PdC con delega anti-droga.

Quello che avrei voluto scrivere sul caso Marrazzo

31 Ottobre 2009

Lo dicono molto meglio di me Malvino

“A me piacciono i trans – avrebbe dovuto dire – e ogni tanto, quando mi va, vado a letto con uno di loro”. Pagandolo? “Non sono contro la prostituzione – avrebbe dovuto dire – e penso che ciascuno sia libero di vendere il proprio corpo, se è maggiorenne e non vi è costretto”.
Ma andare a letto con un trans… “Non consento ad alcuno di giudicare i miei gusti sessuali – avrebbe dovuto dire – e tanto meno di criminalizzarli, perché vado a letto con individui maggiorenni e consenzienti. Fatti miei, è il mio privato”.
E allora perché venircelo a raccontare? “Perché non mi ritengo ricattabile – avrebbe dovuto dire – e oggi mi hanno chiesto del denaro in cambio del silenzio su quanto ho qui rivelato”. Piero Marrazzo non l’ha fatto: si è ritenuto ricattabile e ha pagato i suoi ricattatori.

…e Giovanni

Cosa fa di una persona come Marrazzo un individuo ricattabile? Il fatto che abbia usato l’autoblù per cose private? Il fatto che abbia omesso di denunciare un reato? No. Tutto quello che ne è venuto fuori è incentrato sulla censura – mi vengono i brividi ad associare questa parola a un comportamento sotto le lenzola – morale, per la conduzione di un campione non approvato di vita sessuale. [...]
Questo malinteso senso della gravità delle cose, non mi stanco di dirlo, è colpa di una invertita idea di etica – pressoché appaltata dalle religioni – per cui esistono dei crimini senza una vittima; per cui c’è qualcosa di “immorale” nel fare alcune cose anche se queste non danneggiano gli altri. È l’idea che la misura del bene o del male sia in qualche modo postulata lì in alto, e non risieda nell’infrazione dei diritti o della felicità altrui.

Una parola sola

31 Ottobre 2009

Non che meriti tante attenzioni, però questa è buona
rut

(grazie a Claudio Caprara, su FF)

Perle (etc.)

30 Ottobre 2009

La domanda se l’opinione pubblica, indipendentemente dalla sua composizione e dal suo orientamento, sia sempre da rispettare e obbedire non può che ammettere un’unica ragionevole risposta. La teoria secondo la quale «la voce del popolo è la voce di Dio» può essere accettata soltanto con forti riserve, poiché la pubblica opinione è un’entità variabile, che spesso, come afferma Jefferson, «cambia alla velocità del pensiero», e che dunque non può aver sempre ragione. Era forse «la voce del popolo, voce di Dio» a sostenere la schiavitù umana in una Repubblica votata alla libertà?
È lampante che spesso il sommo dovere della stampa è contrastare l’opinione pubblica. James Bryce ha veridicamente affermato che «le democrazie avranno sempre demagoghi pronti ad alimentare le vanità, a solleticare le passioni e a enfatizzare i sentimenti del momento. Ciò di cui hanno bisogno sono uomini capaci di nuotare controcorrente, di denunciare gli errori commessi, di insistere con maggior forza su un problema quanto più risulta sgradito».

Joseph Pulitzer

(via wittgenstein)

Ballarò, ieri sera

28 Ottobre 2009

Che non si dica che qui si parla sempre male di Berlusconi, e per partito preso: non è vero niente. Noi (io) ne parliamo male perché dice e fa un sacco di cazzate. Troppe cazzate. E molto grosse anche.
Ogni tanto però ne dice una buona, e la battuta di chiusura del suo intervento di ieri sera a Ballarò lo è stata particolarmente: notevole per prontezza di spirito, e alla fine si ricorderà molto più di tutte le solite cazzate che aveva spruzzato prima. Televisivamente parlando, di solito recita solo dei monologhi, anche perché non si ricordano dibattiti in cui abbia trovato interlocutori all’altezza: di solito gli vengono abbinati zerbini travestiti da giornalisti, e anche così non l’ho mai trovato molto efficace (ribadisco: parlo di televisione, non di politica – o meglio: di dibattito politico in televisione, che non è proprio la stessa cosa)
Ieri sera invece, pur con un parterre di sinistra nettamente in vantaggio ai punti prima del suo intervento (sempre bravissima, la De Gregorio), li ha cappottati.
Fenomenale il tu tu tu tu tu finale.

Domenica

22 Ottobre 2009

Domenica si vota per scegliere il segretario del PD.
A Sava, si voterà in sala Amphipolis dalle ore 8 alle ore 20. Sono ammessi al voto i maggiori di sedici anni, e si paga due euro. Uno va ai terremotati dell’abruzzo, l’altro ai superstiti del partito.
Vi dico come la penso (lo so, l’ho già detto): io voto Marino. L’unica alternativa sarebbe il non voto, ma io sono un presenzialista, che volete farci. Non che Franceschini e Bersani siano da disprezzare, per carità, anzi, potessimo usarli tutti e tre per farne uno solo uscirebbe un signor segretario – pare non si possa, però, così tocca scegliere, e io ho scelto Marino.
Abbiamo delle vere primarie, stavolta, l’esito è tutt’altro che scontato: l’ultima mossa di Franceschini, nella sua paraculaggine, rimane comunque un segnale di vitalità.
Eppure… diciamolo, non è che ci sia tutto questo entusiasmo, eh?!
Per quello che vale, vi do pure la mia spiegazione: nessuno dei tre può ambire con qualche speranza di successo ad essere una reale alternativa a Berlusconi, presto o tardi che arrivi questa possibilità. Avremo comunque bisogno di un Prodi, o forse di un Casini, magari di uno un po’ meglio di questi due: voteremo, eleggeremo il segretario, batteremo le mani… ma continueremo ad aspettare che arrivino i nostri.

Copio e incollo

16 Ottobre 2009

Da Wittgenstein:

Niente è più intollerabile in questo paese, intanto. Ogni giorno sposta l’asticella più su. Pensavo che la delegittimazione della Corte Costituzionale da parte del Presidente del Consiglio avesse segnato di fatto la fine della Repubblica come la conosciamo. Non per ragioni simboliche o di democrazia, ma banalmente formali: se abolisci il senso dell’organo che stabilisce cosa sia giusto e cosa sbagliato, abolisci il giusto e lo sbagliato. D’ora in poi lo decidi tu. Se abolisci chi decide cosa dica la Costituzione, abolisci la Costituzione. Poi magari il paese funzionerà lo stesso, ma è un altro sistema politico. Non è più la Repubblica fondata sulla Costituzione. Ok? Ve lo siete segnato? Adesso potete tornare alle vostre occupazioni.
Ah, no, scusate: dovevo finire. Ieri la tv del Presidente del Consiglio ha pedinato e filmato un giudice che aveva giudicato un’azienda del Presidente del Consiglio, e ha mandato in onda il filmato suggerendo sospetti e imbrogli sulla base del niente. E qualche giorno fa il presidente del Consiglio aveva annunciato pubblicamente “ne vedrete delle belle” sullo stesso giudice, anticipando gli articoli che un suo giornale avrebbe pubblicato a proposito di una cena privata del giudice.
Non è più un paese civile. Ok? Ve lo siete segnato? Adesso scusatemi che anch’io ho la mia vita.