La fogna mediatica /Fine, anzi no.

Insomma, ci siamo incartati, sotto tutti i punti di vista.

Del depuratore ancora son rimaste le speranze, basate sul fatto che i soldi ci sono, e il progetto quasi. Basterebbe mettersi d’accordo sul recapito finale e saremmo almeno in vista di una soluzione, sia pur lontana nel tempo.

Ma questo accordo non c’è. Si prospetta un lungo contenzioso fra il Comune di Avetrana, il Comune di Manduria e l’AQP per la localizzazione del depuratore. Da una lato le pressioni degli “ambientalisti” avetranesi che non vogliono il depuratore vicino al mare, dall’altro le pressioni dei cittadini savesi che, stanchi di pagare, accetterebbero il depuratore anche nella Chiesa Madre.

Come uscire da questa situazione?

Imponendo una decisione con la forza, stile Chiaiano? Militarizzando la zona? Dispiegando l’esercito?

Provo ad immaginare cosa significhi l’utilizzo della forza per sostenere le ragioni di scelte impopolari come quella della localizzazione di una discarica, o di un depuratore e mi domando se già con la questione rifiuti campana, o con la questione fogna savese, non si voglia davvero rappresentare la fine della democrazia. Non intesa come sua negazione, ma proprio come limite della sua capacità di essere utile al raggiungimento del bene comune. E da qui l’uso di altri metodi impositivi delle decisioni, comunque prese…

Io non mi arrendo a questa logica. Al contrario ci vuole una politica autorevole, non autoritaria: in grado di ragionare oggi per il domani e di guardare più in la del proprio naso, credibile verso le comunità che rappresenta, capace di essere per queste una guida, e non invece da queste spinta a prendere posizioni demagogiche e dannose, sia per l’ambiente che per l’economia locale, in cambio di un consenso immediato.

E non è facile.

Basti pensare a come si stanno accartocciando a Sava per decidere sulle somme da destinare come contributo economico alle famiglie obbligate allo smaltimento dei liquami. Molti pensano che non sia giusto destinare soldi anche a chi non ha nemmeno l’autorizzazione allo scarico delle acque reflue, cioè in pratica a chi, in barba a tutte le leggi vigenti, ancora scarica in falda. D’altro canto, responsabilità non trascurabili dello stato di cose sono proprio del sindaco Maggi, che nei suoi primi mandati, attraverso ordinanze ripetute fino al 2004, ha concesso ogni anno un anno di tempo(!!) per adeguare gli scarichi delle acque reflue delle abitazioni civili ai dettami del d.Leg 152/99 – in pratica tollerando, se non autorizzando, lo scarico in falda. Un autentico colpo di genio, direi. Ora si può chiedere allo stesso sindaco di tenere conto nell’erogazione del contributo di chi è a norma e chi no?

Ultim’ora: di fronte alla difficoltà di trovare un accordo sulla bozza di regolamento da parte della conferenza dei capigruppo, pare che il sindaco stia per imboccare la strada dell’ordinanza.

Questo non sarà l’ultimo post sull’argomento…

(5 – continua)

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