Il cerchio si chiude

Qui si era discusso lungamente del problema fogna, della costruzione del depuratore, e del possibile smaltimento delle acque residue in mare. Ora a leggere la pagina del quotidiano di Taranto che ho in mano, viene “qualche” dubbio:

Dalla condotta sottomarina fuoriesce liquame giallo-marrone, tipico dello scarico di fogna. A lanciare l’allarme è il sommozzatore ambientalista Fabio Matacchiera

[…]

La condotta fu realizzata per portare i reflui depurati dal depuratore Gennarini verso il largo del mare, ad una distanza dalla costa di circa 3km e ad una profondità di 80 m.

[…]

La condotta, secondo l’ambientalista, continua a scardinarsi in più punti, crollando su se stessa e le arti di cui è costituita (giunti o tubi di acciaio rivestiti di calcestruzzo) si stanno distanziando per molti metri fra loro, spinti dai continui cedimenti per tutta la lunghezza della condotta stessa”

Ricapitolando: si paga circa 140€ per svuotare la fossa settica, col rischio che venga svuotata direttamente nelle campagne, come più volte verificato. Ma anche nella migliore delle ipotesi, e cioè che venga effettuato un corretto trasporto verso il depuratore Gennarini, lo stato della condotta sottomarina è tale che i reflui vanno a finire in mare a “460m circa di distanza da alcuni stabilimenti balneari della zona di San Vito“.

Anche se il problema forse è già a monte: possibile che le acque depurate siano un “liquame giallo-marrone” ?

E soprattutto viene da chiedersi se a questo punto non abbiano ragione gli ambientalisti a non fidarsi di una eventuale condotta sottomarina per lo smaltimento delle acque del futuro depuratore consortile di Sava-Manduria.

Se tutto va bene siamo in un mare di guai.

3 pensieri riguardo “Il cerchio si chiude”

  1. Caro Dott. Corrado,
    Ti mando -se vi riesco- il seguente aritcolo tratto dal corriere della sera del 23/05/2008.

    Il piano del sindaco Villaraigosa
    Los Angeles, acqua potabile dagli scarichi
    Siccità Il sindaco che sfida gli scettici: si può depurare. Via all’ impianto-pilota Los Angeles e la grande sete Si berrà l’ acqua degli scarichi

    NEW YORK – Dieci anni fa Antonio Villaraigosa, allora consigliere comunale, condusse la battaglia per bloccare un progetto tanto audace quanto impopolare: riciclare l’ acqua degli scarichi rendendola di nuovo potabile. CONTINUA A PAGINA 29 * * * SEGUE DALLA PRIMA Toilet to tap, dal water al rubinetto, secondo lo slogan allora coniato dai «contras», che la spuntarono. Ma oggi è proprio lui, il sindaco di Los Angeles, a proporre questa terapia-choc per la grande sete della seconda città americana. La prolungata siccità nel West americano che ha portato sotto i limiti di guardia le riserve idriche della California meridionale ha spinto prima il governatore Schwarzenegger e poi il sindaco Villaraigosa a proporre misure drastiche. Sulla base del piano appena presentato, gli abitanti di Los Angeles nei prossimi anni dovranno cambiare lavatrici, water, «cipolle» della doccia, passando a modelli che erogano meno acqua. E dovranno modificare le loro abitudini. Non ci sarà più acqua in libertà per innaffiare il giardino, lavare l’ auto, fare il bagno al cane. Sarà una rivoluzione anche per le opere pubbliche: grandi parcheggi nei quali l’ asfalto verrà sostituito da grate d’ acciaio, in modo da consentire la raccolta delle acque piovane, urinatoi puliti a secco e, per gli spazi verdi, annaffiatoi «intelligenti»: niente spruzzi nelle ore più calde della giornata, quando l’ evaporazione è maggiore, o se il barometro prevede pioggia. Ma, soprattutto, il piano appena approvato punta a rendere potabili ogni anno 20 miliardi di litri d’ acqua che oggi finiscono nelle fogne. Dal water al bicchiere, proprio come nello slogan: Villaraigosa ha cambiato idea ed è pronto a rischiare il suo futuro politico su un progetto che continua a inquietare molti, perché si è convinto che le tecnologie oggi disponibili consentono di rendere scarichi e liquami più puri dell’ acqua distillata e perché entro pochi anni la grande sete della California non lascerà molte vie di scampo: non è possibile penalizzare l’ agricoltura che assorbe il 70 per cento dell’ acqua consumata, mentre le precipitazioni nevose sulla Sierra, le montagne che alimentano la California, continuano a calare e i bacini degli Stati a Nord e a Ovest, usati in passato per rifornire le città sul Pacifico, sono anch’ essi mezzi vuoti o bloccati dalle leggi sulla tutela delle specie animali protette. Il piano non è solo un esercizio di calligrafia di politici che vogliono mostrarsi attivi: le tecnologie di depurazione sono ormai mature e un primo impianto-pilota è appena entrato in esercizio nella Orange County. È uno stabilimento nel quale l’ acqua subisce tre diversi processi di depurazione – micro filtraggio per rimuovere corpi solidi e batteri, un’ osmosi invertita per rimuovere gli altri microrganismi, il sale, i residui chimici e farmaceutici e, infine, un trattamento con raggi ultravioletti e acqua ossigenata per eliminare le ultime tracce di contaminazione. L’ acqua così rigenerata viene pompata nelle falde sotterranee dove, dopo l’ ulteriore filtraggio del terreno, finisce nei pozzi artesiani che alimentano le case della California. Un sistema complesso e dai costi molto elevati: l’ impianto di Orange County è costato 500 milioni di dollari, la sua gestione annuale ne richiederà altri 30 ed è in grado di trattare circa 250 milioni di litri d’ acqua al giorno: il 10 per cento del fabbisogno della contea. Quello di Los Angeles può apparire un caso-limite, ma le riserve idriche – tra aumento della popolazione e cambiamenti climatici – cominciano a scarseggiare un po’ ovunque. L’ acqua gratis o quasi sarà presto un ricordo. Dovremo cambiare le abitudini di consumo e servirà molto senso civico. In tante parti d’ America questa rivoluzione dei comportamenti è già una realtà: l’ anno scorso, quando la Georgia fu colpita da una grande siccità, il governatore Sonny Perdue chiese ai cittadini di ridurre i consumi del 10 per cento. Nel giro di un mese il sistema idrico dello Stato registrò un calo della domanda addirittura del 15 per cento. E a San Antonio, nell’ arido Texas, i consumi idrici attuali sono gli stessi di dieci anni fa, anche se la popolazione è cresciuta del 30 per cento. Merito degli investimenti in risparmio idrico fatti dalla città e dalle imprese locali: il parco acquatico di Sea World ha imparato a risparmiare 80 milioni di litri d’ acqua l’ anno, mentre Frito-Lay, che aveva bisogno di 16 litri d’ acqua per produrre un chilo di patatine fritte, ore riesce a farlo con 8. Attanagliati dagli alti costi dell’ energia e dall’ impennata dei prezzi delle derrate agricole, arriviamo esausti a quest’ ennesima emergenza. «Ma è proprio quella dell’ acqua – avverte il presidente dell’ Earth Policy Institute, Lester Brown – la battaglia decisiva: ognuno di noi ogni giorno assorbe quattro litri d’ acqua, mentre per produrre gli alimenti con i quali ci nutriamo questi quattro litri vanno moltiplicati per 500. È chiaro che, se non affrontiamo il problema, il futuro ci riserverà non solo problemi di forniture idriche ma anche una crisi alimentare». Se ne sono già accorti in Cina, dove il raccolto di frumento è calato del 15 per cento in dieci anni perché le terre del Nord sono sempre più aride. * * * 20 miliardi I litri purificati all’ anno L’ obiettivo di Los Angeles è rendere potabili ogni anno 20 miliardi di litri d’ acqua di scarico *** 500 milioni *** Il costo in dollari L’ impianto pilota, realizzato nell’ Orange County, è costato mezzo miliardo di dollari

    Gaggi Massimo

    Pagina 001.029
    (23 maggio 2008) – Corriere della Sera

    E se Sava si facesse promotrice di una inziativa anologa?
    Non potremo tutti quanti, per una volta d’amore e d’accordo, tentare di costruire un’opportunità dalla nostra arretratezza?
    Cordialità.

  2. Caro Avv. Mimmo,
    prendo lo spunto dell’articolo come una bonaria provocazione, visto che i costi di un impianto simile sono del tutto spropositati, mi pare. Ma se sono scettico non è per questo: i soldi non sono mai il problema,visto che i politici DESIDERANO spendere soldi e quindi di solito li trovano, almeno quando pensano che ne valga la pena.
    Sarà un momento di cosmico pessimismo, il mio, ma il fatto è che non mi fido. Non riusciamo nemmeno a fare il bagno in sicurezza nel mare, ora dovremmo riuscire a bere l’acqua dei pozzi neri?
    Non riusciamo a nemmeno a convogliare gli scarichi in modo sicuro per 3km scarsi in una condotta sottomarina, con una tecnologia quasi primitiva, e dovrei avere fiducia in questa rivoluzionaria tecnologia messa nelle mani di un qualsiasi aqp? Quello stesso ente che perde il 55% dell’acqua dalla rete?
    Maddai…

  3. Forse hai ragione. Ma forse no.
    Ti prego di andare un momento sul sito http://www.ecoblog.it/ è verifcare cosa è accaduto al Comune di Peccioli.
    Lì i rfiuti sono divenuti una risorsa ed i cittadini sono contenti di prendersi i rifiuti di tutti.
    Credo che, se avessimo gli uomini giusti al posto giusto, si potrebbe fare.
    Ma forse hai ragione Tu. Non è questo il luogo ed il momento per queste grandi realizzazioni. Mancano uomini e mezzi.
    Ciao.

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