Ora legale

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(via Macchianera)

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Sono dei fenomeni

Il nuovo simbolo elettorale del pastrocchio rifondarolitalocomunistsociailstconsumatore è mitico.

Il distributore fantasma

Sempre ieri, tornando da Taranto mi sono fermato per fare gasolio al primo distributore tamoil che ho trovato, quello sullo stradone dell Amat (via Ancona?). Un solo tizio in divisa un po’ in disparte, gabiotto-ufficio sventrato, non un vetro sano, cartacce a terra, insomma non uno spettacolo rassicurante.

Chiedo: “mi segna i litri sulla tessera telepass?” Mi dice che non ha il collegamento e a quel punto mi viene il dubbio che non accetti la carta di credito – e infatti. Ok, guardo nel portafoglio, ho solo venti euro e mi adeguo. Alla fine pago e chiedo di timbrare la scheda carburante.

“Mi dispiace, abbiamo aperto da poco, non abbiamo manco il timbro”.

Ma com’è possibile?

La tempesta perfetta

Era da giorni che dovevo farlo, ma continuavo  a rimandare stupidamente, rischiando così un addebito di qualche centinaio di euro, così stammatina mi sono deciso. Come incentivo ulteriore una piccola gita in barca, appena mi fossi liberato delle scartoffie, con partenza e arrivo a San Vito.

Certo, affrontare Taranto in Viale Virgilio al mezzogiorno del venerdì  è  impresa da far tremare le vene dei polsi, ma armato di tanta pazienza, e di altrettanto coraggio,  mi sono alla fine destreggiato nel formicaio impazzito di macchine in fuga dal centro come in cerca di cibo. Parcheggiata la macchina a qualche isolato dall’ufficio, proseguo a piedi, gustandomi il sole tiepido e il mar grande, così azzurro che mi stupisco ogni volta. Ma dove vanno tutte ste macchine? Potrebbero godersela di più, penso.

Entro nell’ufficio senza che la dottoressa si accorga di me, tutta intenta a digitare con foga sulla tastiera del suo pc.

Attiro la sua attenzione, mi presento e le spiego il problema. La funzionaria, una donna alta, distinta, sui 45, annuisce: ha capito il problema, deve verificare fra le sue carte ed eventualmente correggere l’addebito. Ricomincia a torturare col suo indice destro i tasti del computer, finché non trova l’inghippo e mi rassicura: “Le stampo subito l’autorizzazione alla compensazione” mi dice – sempre un tasto alla volta, penso io.

Non ha mportanza, in ogni caso è fatta: posso rilassarmi sullo schienale della sedia, mentre controllo con la coda dell’occhio se ci sono mail dalla socia, che è in Cina e ci abbiamo il fuso orario sballato.

Niente, non ci sono mail, sarà ancora in giro per Pechino…improvvisamente, un urlo disumano!

“MANNAGGIA A CCI TE VVIV’, MANNAGGIA !!”

Spalanco gli occhi, incredulo, mi guardo intorno pensando che sia entrato qualche invasato, ma no, non c’è nessuno, è proprio lei che urla, la funzionaria: “MANNAGGIA A CCI TE VVIV’!!” Imbarazzato,  balbetto qualcosa, mentre lei continua le sue giagulatorie “OGNI VOLTA COSI’ NON E’ POSSIBILE! MO’ MI TOCCA RICOMINCIARE TUTTO DACCAPO! MA VAFFANBENE, VA’!”

Mi sporgo verso il computer e riconosco la procedura d’invio dei dati a microsoft, quella stupida e frustrante richiesta che windows sottopone ai  malcapitati dopo il crash di qualche programma: word,  in questo caso. Cerco di spiegarle che è inutile, ma lei non sente ragioni, continua a cliccare su “invia i dati”, mentre freneticamente comincia a ravanare in un pacchetto di cartone che scopro essere uno scatolo di floppy. Ne prende finalmente uno, lo ficca a forza nel pc mentre continua a imprecare e a chiudere meccanicamente le odiose finestrelle col mouse. Mi sono alzato, ormai, e sono proteso verso il suo pc mentre finalmente riappare il desktop di windows, tutto verde (è ancora il 95?) con una foto al centro. Guardo meglio ed è la foto di un buzzurro palestratissimo in perizoma. Vagamente in imbarazzo ritorno a sedere, e mi accorgo che la funzionaria è di nuovo calma, e seraficamente ha ricomnciato a battere sui tasti col suo dito indice.

In pochi minuti è finita, stampa due fogli, li firma così ho il mio sgravio e posso finalmente andare. “Grazie, è stata molto gentile”. Lei mi guarda inderdetta, come se fossi già uscito dalla stanza, poi si gira e, senza una parola, ricomincia a digitare.

Fuor di metafora

La crudeltà dell’approvazione del disegno di legge sul testamento biologico credo sia riassunta al meglio da questo post della fondazione daje, che ha meritoriamente istituito un servizio di traduzione dal politichese molto efficiente.

Monnezze

Su questo blog abbiamo ironizzato parecchio sulla scelta di incaricare un professionista esterno per un progetto di servizio raccolta rifiuti proprio nel momento in cui L’ATO sta già provvedendo di suo per tutti i comuni membri.

A distanza di qualche settimana bisogna però ammettere che a Manduria, nel consorzio ATO ancora non si muove foglia, mentre Sava ha già una bozza di massima di progetto. L’aspetto più interessante però sarebbe un altro: sembra che i costi ipotizzati siano di circa un 25% inferiori al costo che Sava dovrebbe sostenere in base al progetto ATO,  ovviamente tutto al lordo delle economie di gara d’appalto. Insomma, l”idea di studiare il problema in proprio sembra stia dando dei frutti.

Giusto per avere un’idea, il comune attualmente spende attorno al milione e mezzo di euro/anno per raccolta rifiuti solidi urbani, raccolta diferenziata, costi di discarica, trasporto, inceneritore, ecc.