Referendum

La questione dell’accorpamento del referendum con le prossime elezioni provinciali ed europee ritorna a tenere banco. I 400 milioni di euro di possibile risparmio, ipotizzzati da un editoriale di lavoce.info, sono tornati d’attualità ora che se ne ipotizza un utilizzo a favore dei terremotati. La proposta è stata fatta propria da Franceschini per il Pd, che spera di acuire i rapporti fra Lega e PdL.

A questo punto, è bene ricordare infatti qual è il contenuto del quesito referendario: se vincesse il SI, il premio di maggioranza, attualmente assegnato alla coalizione vittoriosa alle elezioni, verrebbe assegnato alla lista più votata, consentendo in pratica quel bipolarismo perfetto da tanti agognato. Ora, è evidente che l’altro partito della coalizione al governo, la Lega, veda questa possibilità come il fumo negli occhi: in pratica renderebbe il PdL del tutto autosufficiente sul piano elettorale, e porrebbe fine al potere d’interdizione della lega stessa. Non a caso, Bossi ha dichiarato pubblicamente che, qualora il referendum passasse, si aprirebbe immediatamente una crisi di governo.

Facciamo ora un passo indietro: in mezzo a tante voci scandalizzate di fronte allo spreco di denaro ipotizzato dal governo, devo segnalare che, quasi inascoltati, alcuni da sinistra hanno provato a far notare come la questione economica sia del tutto trascurabile rispetto alle regole della vita democratica di un paese. In pratica la posizione sarebbe la seguente: “E’ vero, c’è un quorum da raggiungere, ma è prassi sitituzionale che non può essere evitata col trucco del risparmio accorpando le elezioni, altrimenti sdoganato questo principio,  i danni per la democrazia porebbero essere ben superiori”.

Tesi suggestiva, ma all’epoca non molto accreditata. Non da me, almeno, che su questo blog ho pure perorato la causa…

Ora però che la questione monta decisamente, comincio a chiedermi se quei profeti di sventura non avessero invece ragione… anche tralasciando le questioni di principio, non è che a noialtri è sfuggito un dettaglio?

Tralascio tutto e dico solo: forse al Pd e a tanti promotori del referendum, in buona parte campioni dell’antiberlusconismo e della lotta contro il “regime”, è sfuggito un dettaglio. Se si fa l’election day, si raggiunge il quorum. E se si raggiunge il quorum – con Pd e Pdl, giornali e tv, Confindustria,  cabarettisti, blogger [aggiungete qui chi preferite] schierati per il sì – vince il sì. E se vince il sì, questo vuol dire che dal giorno dopo in Italia vige una legge elettorale per la quale la singola lista che prende più voti si prende anche la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento.

Ecco, siamo sicuri che sia proprio questo quello che vogliamo?

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2 pensieri riguardo “Referendum”

  1. Il Referendum è un’ espressione di democrazia diretta che consente agli elettori di fornire il proprio parere su un tema oggetto di discussione
    ed indica lo strumento attraverso cui il corpo elettorale viene consultato e che, come tale, deve essere utilizzato, non coinvolgendolo in meccanismi ugualmente demcratici, ma di diversa finalità, come sono le elezioni politiche ed amministrative.
    Vi è infatti una differenza: se per il primo è necessario il quorum degli elettori (50%+1) per le elezioni non è necessario alcun quorum. E’ evidente il principio costituzionale che contraddistingue i due meccanismi. Il referendum sarà valido in quanto maggioritario e quindi non sarebbero ammissibili le forzature.
    Se il referendum viene accorpato alle elezioni, ci sarà certamente un risparmio (400 mlioni di Euro) e Franceschinii demagogicamente cavalca questa ipotesi. Se è vero che ci sarà un risparmuio è altrettanto vero che la democrazia va a farsi benedire atteso che si raggiungesse il quorum, vincerebbe il “SI” e avremmo il risultato che un partito anche con il 35% avrebbe la maggioranza dei parlamentari. La Lega , così, verrebbe ridimensionata.
    Bossi & C. han capito il tranello e non accetteranno mai l’election day, pena protestare tutti gli accordi elettorali e la tenuta stessa delle amministrazioni, da quella centrale a quelle periferiche. Berlusconi d’altro canto usa tale evenienzia come spada di Damocle su Bossi, quasi per ammorbidirlo su altri provvedimenti che il Governo si appresta a prendere.
    Franceschini insiste sull’election day con la speranza di spaccare il fronte governativo. Alla fine la soluzxione possibile e la migliore sarebbe quella del turno del ballottaggio, (21 Giugno) con la speranza (per la Lega) di non raggiungere il quorum (50%+1)e nello stesso tempo avere un risparmio di denaro pubblico, anche se parziale, nelle provincie che andranno al ballottaggio.

  2. Caro Corrado le tue perplessità sono anche le mie, tuttavia se esiste lo strumento del referendum perchè non usarlo appieno. Ad oggi credo che nessun referendum raggiungerebbe il quorum da solo, non ricordo nemmemo l’ultimo che lo ha raggiunto , perchè la gente va a votare sempre meno e votare i referendum su argomenti a volte ostici che nemmeno comprende per carenza di informazione appare una cosa inutile. Molti non sanno che non votare equivale a votare no. per cui o si abolisce il quorum o si abolisce il referendum.
    Tornado al merito, secondo me non è che adesso le cose sono molto diverse,c’è sempre il premio di maggioranza solo che lo ottiene la coalizione più votata. Se vincesse il si si impedirebbe al Bossi o al mastella di turno di far cadere i governi. E comunque siamo in Italia e molti aggirerebbero la legge presentandosi nello stesso partito e dividendosi il giorno dopo l’elezione in parlamento, fatta la legge trovato l’inganno. C’è poi il terzo quesito che mi sembra importante, quello per cui si impedirebbe ad un singolo candidato di presentarsi in più circoscrizioni e poi scegliere in base alle sue convenienze dove accettare l’elezione.
    Il problema è che i referendum non fanno le leggi ma cercano solo di aggiustarle secondo il volere dei cittadini, chi non vota non si esprime, per cui il suo giudizio non dovrebbe valere.
    Le leggi le dovrebbero fare i parlamentari, li mandiamo lì per questo, solo che il più delle volte fanno “porcate”.

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