Nemici in comune

Molto citata in queste ore, segnalo questa interessante riflessione di Francesco Piccolo, su L’Unità di oggi:

Do per scontata, la solidarietà a Vauro e al programma al quale partecipa: ogni forma di censura va respinta per principio. Però quindici anni di berlusconismo hanno prodotto un pensiero pericoloso e piatto, che è il seguente: tutti coloro che sono antiberlusconiani, stanno dalla stessa parte. Un pensiero semplice, a cui ognuno di noi ormai si è abituato. E in questi anni ognuno di noi ha imparato a solidarizzare con un sacco di persone che non gli piacciono. Quella puntata sul terremoto (e la successiva), come spesso mi capita vedendo i programmi di Santoro, non mi era piaciuta. C’era una forma evidente di violenza, di arroganza, tipiche delle persone che si sentono dalla parte giusta (e qualche volta lo sono), ma che per questo motivo sono convinte di poter esercitare una violenza, adottare una volgarità, un sarcasmo che io non solo non riesco a condividere, ma di solito, da queste serate, ne esco sempre con un sentimento di compassione per i maltrattati, anche se i maltrattati sono persone di cui non condivido una sola parola. Queste cose, però, sono molto difficili da dire. Perché stai dicendo la stessa cosa che dice il tuo nemico. E allora siamo costretti a essere tutti uguali, senza distinzione. Se Santoro fa una puntata violenta e poco condivisibile sul terremoto, se Vauro disegna vignette volgari, non importa, poiché sono sotto attacco del nemico, bisogna per forza stare dalla parte loro. E quello che ti piace per davvero, non conta più.

(Via Francesco Costa)

9 pensieri riguardo “Nemici in comune”

  1. Troppi aggettivi.

    Diffido di chi usa troppi aggettivi, sebbene riconosca come tale modus scribendi sia tipico del gusto tutto italiano per la “precisazione” (che è cosa diversa dalla “precisione”).

    Mi piace Di Pietro anche perchè usa pochi aggettivi.

    Aggettivo richiama semanticamente il concetto dell’aggiungere. E quando si aggiunge qualcosa è di solito per coprire, nascondere.

  2. Non sono d’accordo con il commento che precede.

    L’aggettivo deriva da aggetto che richiama il concetto di ponte. Ed in effetti esso è un ponte fra la sostanza e le diverse forme con cui essa si manifesta nel tempo e nello spazio. Un lessico senza aggettivi sarebbe incomprensibile. Si pensi alla differenza che c’è fra “un grosso avvocato” ed “un avvocato grosso”.

    A proposito di Di Pietro. Di Pietro non usa solo pochi aggettivi. Usa pure pochi (e male) verbi, avverbi, preposizione e quant’altro. Usa proprio poco la lingua italiana. Cambia oggetto del tuo “amore”

  3. Come al solito, le mogli sono più sincere e realiste. Sono s’accordo con tua moglie, caro Minmmo. Sono convinto cmq che tua moglie è la tua vera coscienza.
    L’articolo di Francesco Piccolo su l’Unità è lucido e molto corrispondente alla realtà. Il gruppo lo si fa tra gli affini e non tra i diversi dal nemico. Il fine deve essere sempre il “pro” e non il “contro”. Corrado hai fatto bene a porre all’attenzione questo pensiero.

  4. “Non condivido la tua idea ma darei la vita perchè tu possa esprimerla” basta solo questa citazione di Voltaire per affermare che Francesco Piccolo ha scritto solo cose ovvie, talmente ovvie che sono corrispondenti alla realtà, ma sempre ovvietà sono.
    P.S. Mi fa piacere che in alcune famiglie italiane, e savesi in particolare, le dispute non siano soltanto su cosa si mangia oggi, che film guardiamo stasera o non credi che sia ingrassata un poco, ma anche sugli aggettivi.
    Comunque è vero Di Pietro con la lingua italiana ci “azzecca” poco, ma si capire bene.

  5. Caro Nonno Franco è proprio mia moglie che si diverte.

    E se proprio vogliamo essere precisi è la dimensione fisica della mia incoscienza.

  6. Zitta. Tanto non potrai mai essere creduta.

    Io avrò sempre ragione su di te.

    Difatti o uno non ti crede, ed allora ho ragione io, oppure ti crede ed attribuisce a me quello che dici tu.

    In entrambi i casi avrò sempre ragione io.

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