Finance for dummmies

Forse l’ottimismo di Tremonti è ancora un filino fuori luogo:

C’è una banca, che si chiama Citigroup, che ha emesso delle obbligazioni. Ha dei debiti, insomma, come normale per una banca. Citigroup però sta messa male: le sue probabilità di diventare insolvente sono consistenti: il mercato non le dà più fiducia. Se qualcuno dovesse comprare un’obbligazione da 1.000 dollari di Citigroup, oggi la comprerebbe a 900 dollari, dato che non si fida. Sul mercato, quindi, il valore di 1.000 dollari di debito di Citigroup è pari a solo 900 dollari.
Ma visto che Citigroup mette in bilancio i propri debiti al mark-to-market, cioè li contabilizza al valore di mercato, ecco che magicamente al passivo Citigroup non ha più 1.000 dollari di debiti, bensì solo 900; e la differenza di 100 dollari, che da qualche parte deve essere contabilizzata, viene appostata come un utile.
Avete letto bene: Citigroup ha fatto utili grazie al fatto che rischia di fallire; e se stesse messa ancora peggio, gli utili sarebbero ancora maggiori: se il valore di mercato delle sue obbligazioni fosse solo 800, l’uile sarebbe stato di ben 200 dollari!!!
Con questo giochino Citigroup ha fatto, come detto prima, 2,5 miliardi di dollari di utili; e con altri giochini simili un altro miliardo, per un totale di 3,5 miliardi di guadagni taroccati. Visto che l’utile netto della trimestrale è di 1,6 miliardi di dollari, ne risulta che in realtà Citigroup ha perso quasi 2 miliardi di dollari.

6 pensieri riguardo “Finance for dummmies”

  1. Ai politici non bisogna credere a prescindere. A maggior ragione a Tvemonti. Il nostvo cavo Ministvo dell’Economia che, con quella avia saccente da “so tutto io”, un giovno pveannuncia disastvi e dopo un pò dice il contvavio. Irritante come la sua erre zoppa.

    Cos’è un economista ? Dovrebbe essere (il condizionale è d’obbligo) uno studioso dell’economia, un’analista delle interazioni che si stabiliscono tra il mondo produttivo del lavoro (economia reale) e il variegato sistema finanziario e valutario (economia finanziaria). Dovrebbe quindi cercare di capire le dinamiche e, in linea di massima, prevedere gli sviluppi futuri. Si tratta, quindi, di una scienza quasi deterministca, un pò come la metereologia. Si ottengono dei dati, si elaborano e si fanno delle previsioni.

    Purtroppo non è cosi. Tali e tanti sono i fattori in gioco che l’economista deve sapere anche di Storia (per ricordare gli accadimenti passati), di Politica interna e internazionale (per fiutare come tira il vento), di ambiente.. insomma deve avere cognizione di molte cose. Ma, soprattutto, deve essere indipendente. Non deve essere legato a lobby politiche, di alta finanza o a interessi di multinazionali.
    E’ stato fatto scempio di regole (norme sui bilanci, principi contabili) in modo tale da rendere tutto cosi aleatorio, così sganciato da ogni logica deterministica che l’economista è diventato uno scienziato del giorno dopo: spiega una situazione a fatti già avvenuti. Come un medico che, visitando un paziente febbricitante, sentenzia “Si, ha la febbre”

    Tornando a Tvemonti: quando era Superministro del precedente governo del noto piduista (5-6 anni fa) spiegava la recessione mondiale, e italiana in particolare, come effetto del crollo delle Torri gemelle. La favoletta andò avanti finchè ha potuto. Adesso questa recessione. Un liberista come lui che predica forme di protezionismo, parla di dare “etica cristiana” all’economia moderna (da che pulpito) e si scaglia contro la Cina (tutti fanno affari con i musi gialli, tranne noi), sancisce la “quasi” fine della turbolenza finanziaria, non ha un granchè di credibilità… specie dopo aver dichiarato (2-3 mesi fa) “questa cvisi è come un videogame: abbatti un mostvo e subito ne appave un altvo. Tva poco scoppievà il bubbone delle cavte di cvedito negli Stati Uniti”.

    Vai Tremontiiiiiiiiiiiiiiiii !

  2. “L’economista” di Argo, purtroppo, è “l’isola che non c’è”.
    Non è confutabile la tesi che la crisi economica sia stata determinata dalla crisi internazionale, prima con il crollo delle Torri gemelle ed ora con la recessione internazionale. Adesso vi è da aggiungere il terremoto in Abruzzo.
    L’italia è il paese che, se non ci fosse stato l’atavico debito pubblico, sarebbe da considerare il meno colpito da questa recessione, vuoi per il sistema bancario nostrano, meno aggressivo rispetto agli altri sistemi, vuoi per la capacità di reazione dell’italiano e la competenza del governo che in questo frangente sta dimostrando capacità non indifferenti. Basti pensare al gruppo FIAT, che, a differenza di altri gruppi, riesce ad affrontare la crisi dell’auto con meno sofferenza.
    Se, a livello politico, ci fosse più unità e meno demagogia (tra l’altro inutile e sterile), forse, avremmo più chances.
    A proposito di Citigroup, è paradossale quello che avviene, ma è conseguenza di un’ economia liberista si, ma senza regole, atteso che l’etica in campo finanziario è diventata un optional.
    Finchè l’economia si poggierà sulle carte e non sulla Gold economy, tutto sarà virtuale e tutto rimarrà in mano a spegiudicati speculatori.

  3. >vuoi per la capacità di reazione dell’italiano e la competenza del governo che in >questo frangente sta dimostrando capacità non indifferenti. Basti pensare al >gruppo FIAT, che, a differenza di altri gruppi, riesce ad affrontare la crisi >dell’auto con meno sofferenza.

    FIAT a parte, su cui non sono tanto d’accordo, mi potresti fare qualche esempio della competenza e capacità dimostrate dal governo, almeno in campo economico? Semplice curiosità.

  4. Tra i provvedimenti che i governo ha emanato e che ritengo positivi anche se insufficienti non possiamo dimenticare il Bonus alle famiglie (magari discutibile la modalità di accredito), l’IVA alla cassa e non al’emissione della fattura, ammortizzatori sociali in caso di sospensione dal lavoro, la sottoscrizione da parte del ministero dell’Economia di bond per rafforzare il patrimonio di vigilanza, deduzione dall’Ires della quota di Irap che insiste sul costo del lavoro e degli interessi, la rottamazione delle licenze commerciali, l’eco-sconto fiscale al 55% sui lavori di riqualificazione energetica di edifici e appartamenti, (anche se spalmato in 5 anni). Non vorrei tralasciare l’impegno di Brunetta nel rinnovo della P.A come , la soppressione di enti pubblici non economici, stop alla pioggia di collaborazioni e consulenze, piano casa, riduzione delle assenze per malattie, lotta ai fannulloni (quanti ce ne sono) ecc. tutti provvedimenti che porteranno ad un corposo risparmio di risorse. Non dimentichiamo la soluzione del caso ALITALIA.
    Certo si sarebbe potuto fare di più e si potrebbe fare di più , ma le risorse sono quelle che sono ed i debiti son tanti.
    Sono dell’avviso, cmq, che si dovrebbe ridurre la spesa della politica . Ma su questo punto, mi pare che non sia d’accordo neanche l’opposizione

  5. “Non è confutabile la tesi che la crisi economica sia stata determinata dalla crisi internazionale, prima con il crollo delle Torri gemelle ed ora con la recessione internazionale. Adesso vi è da aggiungere il terremoto in Abruzzo”.

    1)Dire che la crisi del 2003 non sia stata innescata e/o peggiorata dal crollo delle Torri è inesatto; io contestavo il fatto che ancora dopo 2 anni Tremonti e il suo governo continuavano ad attribuirne le colpe…quando invece Germania, Francia, Spagna, gli stessi Usa galoppavano e noi arrancavamo;
    2) Cosa vogliono significare le tue parole “che la crisi economica sia stata determinata dalla crisi internazionale e ora con la recessione internazionale” ? Mi sembra molto confuso come concetto. Qui bisogna distinguere fra crisi finanziaria e crisi economica. Sono due cose differenti. La prima è originata dalla scarsità della liquidità necessaria al funzionamento del sistema e, di conseguenza, dal logoramento del sistema produttivo e dei consumi (crisi economica). Se io e te siamo 2 banche che ci prestiamo vicendevolmente soldi, facciamo affari e con i nostri mezzi aiutiamo famiglie e imprese a generare ricchezza, si crea un circolo virtuoso tra sistema finanziario e sistema economico. Se invece tu mi rifili titoli avvelenati, che poi io devo rifilare ad un altro per disfarmene inguaiando un altro, si manda all’aria tutto … perchè io non mi fido piu’ di te, tu non ti fidi di me e alla fine i soldi non girano piu’ : nasce la crisi economica che si autoalimenta;
    3) Il terremoto dell’Abruzzo qui non c’entra proprio un bel niente. Vuoi forse anticiparci che il governo attribuirà le colpe della mancata ripresa al terremoto. Se sarà così, il piduista di Arcore si renderà ancora piu’ ridicolo di quanto non sia.

    “Basti pensare al gruppo FIAT, che, a differenza di altri gruppi, riesce ad affrontare la crisi dell’auto con meno sofferenza”.

    Qui c’è pure da discutere. Il mercato automobilistico è attualmente drogato dal sistema degli incentivi alla rottamazione, quindi aiuto di Stato. E infatti la sofferenza nasce ogni volta che quelle misure di sostegno vengono meno (non si spiegherebbe la ricerca affannosa di un partner internazionale per la famosa “sinergia”);

    “….la competenza del governo che in questo frangente sta dimostrando capacità non indifferenti”

    Si, certo: piu’ dentiere per tutti !

  6. “Un commercialista esperto di paradisi fiscali” mi pare una citazione di Cossiga sul nostro Ministvo. Infatti l’Italia con lui si avvia a diventare un paradiso fiscale, per pochi però.

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