Ogni anno quasi uguale all’altro, solo un po’ peggio

er.jpeg Come sicuramente molti di voi sapranno, durante i giorni festivi l’unico medico reperibile con sicurezza è il medico in servizio preso la guardia medica in via Schiavo. Da qualche anno, il servizio si è esteso anche ai giorni prefestivi, assimilati così al sabato, nei quali la guardia medica è aperta sin dalle dieci del mattino. Nei giorni feriali, la guardia medica copre solo la fascia oraria diurna, 8:00-20:00.

Se in condizioni normali ciò può essere un’organizzazione tutto sommato funzionale e calibrata rispetto alle necessità di un paese come Sava, durante il periodo delle festività di fine anno, la situazione diventa rapidamente insostenibile.

In pratica, dalle dieci del mattino del 24, fino a lunedì 28 dicembre, c’è stato un solo medico per 17000 persone, diviso fra l’ambulatorio di guardia medica e le visite domiciliari, con le conseguenze che sono facili da immaginare: attese interminabili in guardia medica, servizio erogato a singhiozzo, difficoltà di prescrizione di farmaci particolari, visite domiciliari non sempre tempestive e così via.

L’anno scorso è stato addirittura peggio, con Natale, Santo Stefano, poi sabato e domenica consecutivamente. In pratica, quasi cinque giorni senza medico di famiglia – fermo restando occasionali disponibilità dei singoli, chiaramente.

Insomma, non funziona. Di fronte ad un ponte così lungo, sarebbe necessario che in guardia medica ci fossero almeno due medici insieme, uno disponibile per le domiciliari, e l’altro per il servizio ambulatoriale. Non è fantascienza: in tantissimi paesi, per certo nel brindisino (Torre Santa Susanna, ad esempio) funziona così. A suo tempo, ne parlai con l’allora direttore generale della ASL, Petroli, forse sarebbe il caso di riprendere il discorso.

Se poi volessimo ampliare gli orizzonti, e nell’eventualità che io diventi ministro della salute anche per un solo giorno, vi dico quella che sarebbe la mia riforma del servizio di medicina di base: niente più singoli ambulatori, ma strutture più grandi in cui collocare più medici insieme, capaci di coprire tutte le fasce orarie, e incorporando all’interno della stesse anche il servizio di guardia medica. Così facendo, ci sarebbe una maggiore “osmosi” di competenze fra il medico “di guardia” e il più esperto medico di base, i cittadni non sarebbero più legati al singolo medico ma alla struttura nel suo insieme, con vantaggi notevoli sulla correttezza del rapporto medico-paziente. All’interno di queste strutture, si potrebbero così erogare anche prestazioni specialistiche di base, es. visite cardiologiche, visite dermatologiche, ecc. nonché organizzare più facilmente (e a minori costi) l’aggiornamento professionale collettivo della categoria.

Vabbè, mi fermo qui. Ne parlerò alla Poli Bortone.

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3 pensieri su “Ogni anno quasi uguale all’altro, solo un po’ peggio”

  1. Ho l’impressione che la tua idea da ministro della salute non sia proprio originale. Qualcosa di simile esiste già in paesi più piccoli del nostro: Maruggio e San Marzano.

    Esistono gli strumenti, ma i medici di Sava sono idiosincratici verso tale tipo di organizzazione. Vai a capire il perchè. Forse tu che sei uno addetto ai lavori potresti darci la dritta.

  2. quasi, io vedo la struttura come pubblica e non come mera associazione fra privati, così da sfruttarla anche per erogare altri servizi, come la specialistica, la formazione ecc.
    diciamo qualcosa di simile a quello che si intravede in “un medico in famiglia”

  3. Forme di associazionismo ci sono anche a Sava. Per adesso solo Medicina in rete (se un medico della rete è assente per malattia , per ferie, per un congresso ecc. i suoi pazienti possono rivolgersi ad uno qualsiasi degli altri medici della rete, poi l’orario di apertura globale dei medici della rete giornaliera è di otto ore al giorno dal lunedì al venerdì, nel senso che la mattina il primo apre alle 8 e l’ultimo chiude alle 12, il pomeriggio il primo apre alle 16 e l’ultimo chiude alle 19). Tutto ciò non è molto diverso da quello che accade a Maruggio o a San Marzano. La differenza consiste nel fatto che lì c’è un luogo fisico in comune, una struttura unica (medicina di gruppo), ma per il resto funziona uguale.
    Io penso che Corrado intendesse un’altra cosa, ed il riferimento alla fiction “un medico in famiglia” è pertinente, e mi risulta che in molte regioni italiane qualcosa del genere sia partito (anche in Puglia è nelle intenzioni delle istituzioni sanitarie e si dovrebbe avviare prima o poi).
    Una cosa molto semplice, in attesa, si potrebbe fare per accellerare e migliorare il servizio di Guardia Medica che adesso si chiama Continuità Assistenziale: bisognerebbe dotare il servizio di un computer e collegarlo in rete a quello di tutti i medici di Sava, in questo modo si velocizzerebbe la ricettazione, il medico di turno che non conosce i pazienti accederebbe alla cartella clinica e sarebbe facilitato nella diagnosi, sarebbe tutto molto più semplice. Perchè quando c’è un’ utenza di 17000 mila persone che con i parenti che tornano per le feste dventano più di 20000, è molto difficile anche se raddoppi i medici (cosa che è stata fatta per alcuni giorni festivi, si è affiancato al titolare un medico giovane che essendo alle prime armi, anche se è bravo, non è molto veloce), diventano inevitabili le file e le lungaggini.

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