Tra le nuvole

Il titolo è una citazione del bel film proiettato per pochissimi  ieri sera al  Vittoria, e per un solo spettacolo!, ma il cinema in realtà non c’entra:  è solo un’allusione alla mia incapacità di imbroccare un pronostico sportivo che sia uno, pure quando in campo c’è il più forte tennista di ogni epoca, Re Roger.

In realtà la mia è una incapacità poiuttosto frequente, visto le società di scommesse vivono proprio grazie alla ricerca spasmodica della sorpresa e della “quota” da parte degli scommettitori. Pare infatti che gli unici che riescono a vincere statisticamente qualcosa nel lungo periodo sono proprio quelli che puntano sulle quote più basse, ma lo fanno con grandi “volumi” e metodicamente. Io non sono fra quelli, e nemmeno fra i primi, semplicemente non gioco: mi limito ad annunciare il mio pronostico infallibile in pizzeria  salvo poi essere smer… sbugiardato dal sito gazzetta.it dopo poche ore.

Chissà se da qualche parte nel cosmo, come una lacrima sospesa nella gravità zero, David Foster Wallace continuerà ad ammirarlo: lui che per primo definì il gioco di Re Roger un’esperienza religiosa, mistica, sarebbe stato contento di abbandonarsi alle visioni di questa estate australiana.

(Indiscreto)

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