Di prima mano

Il dibattito di cui si parlava qui cresce d’interesse grazie ai contributi dell’ingegnere che ha progettato l’impianto per conto di AQP.

Pubblico integralmente un collage dei suoi ultimi interventi, davvero molto interessante.

Il riutilizzo in agricoltura (laddove ci siano colture intensive idroesigenti) e le trincee disperdenti non sono un recapito finale, hanno comunque bisogno di un cosiddetto “troppo pieno” che può essere costituito da un corpo idrico superficiale (fiumi o mare) o dai primi strati del sottosuolo. Nello specifico le trincee disperdenti, per le quali la regione puglia ha fatto diversi esperimenti, si sono rilevate dei fallimenti da tutti i punti di vista. La trincea disperdente altro non è che un laghetto artificiale con il fondo perdente dove lo smaltimento dei reflui è affidato alla permeabilità del sottosuolo ed alla evapotraspirazione. Osservato poi che il sottosuolo tende a perdere abbastanza rapidamente le sue caratteristiche di permeabilità (le sostanze solide trascinate dai reflui finiscono per intasare i vuoti del terreno) e che un impianto di depurazione non sempre è in grado nella pratica di garantire il rispetto dei limiti per il quale è stato progettato, si capisce bene che le trincee possono determinare piuttosto facilmente inondamenti delle aree limitrofe, inquinamento del sottosuolo oltre che fastidiosissimi olezzi a chi abita nelle vicinanze (la cosiddetta puzza di merda, con una brezza leggera può raggiungere agevolmente qualche chilometro di distanza). E credetemi, l’acqua stagnante di una trincea puzza molto di più dell’acqua che attraversa i vari trattamenti di un impianto di depurazione.
Ciò detto, bella o brutta che sia la trincea, un recapito finale per un impianto di depurazione bisogna trovarlo per forza e, come abbiamo detto, ci sono tra alternative: fiume, mare, strati superficiali del sottosuolo. Visto che a Manduria fiumi non ce ne sono (meno male), la falda è abbastanza superficiale (meno male), non ci resta che il mare (meno male). Meno male perchè il mare, associato ad una condotta sottomarina ben progettata, è il miglior recapito che si possa immaginare per garantire il massimo rispetto dell’ambiente.
A questo punto devo spiegarvi come funziona una condotta sottomarina e perché il mare, in situazioni come quella in esame, rappresenta un recapito finale praticamente ad impatto zero.
Una condotta sottomarina non è un tubo che allontana la merda al largo, ma è una opera di ingegneria studiata per ottenere la massima diluizione del refluo nel corpo idrico di scarico (il mare). Questa, nella sua parte terminale è costituita da un cosiddetto diffusore, lungo circa un centinaio di metri lungo il quale sono posizionate decine di ugelli dai quali il refluo fuoriesce nebulizzato, favorendo in maniera enorme la diluizione del refluo nell’acqua di mare. Il risultato è che 11 m sopra il punto di scarico (in tale punto la profondità del mare è di 18 m) e già a 300 m dalla costa (nel peggiore dei casi con corrente massima in direzione normale e verso la costa) la concentrazione di coliformi fecali è pari a 65coli/100ml, ovviamente a 7 metri di profondità, perchè in superficie tale concentrazione è pari a zero). Tenete conto che dai dat ARPA per la zona in questione (i dati li trovate sul sito dell’ARPA) vi sono giorni in cui tale concentrazione a pochi metri dalla battigia è pari a 40.
Il refluo è un liquido con elevate concentrazioni di coliformi fecali. Grazie alla “nebulizzazione” determinata dalla fuoriuscita in pressione dagli ugelli del diffusore, il refluo viene espulso sotto forma di minuscole goccioline, questo fa si che venga moltiplicata esponenzialmente la superficie di contatto tra refluo e mare in modo da consentire all’acqua di mare di diluire con maggiore velocità il refluo. Immaginate di dover diluire un liquido qualsiasi in un bicchiere d’acqua, se lo fate spruzzando nell’acqua tale liquido con un nebulizzatore, fate molto prima.
Riguardo la saturazione, considerate che la quantità di refluo da smaltire sta al volume d’acqua del mare in una proporzione infinitesimale, per cui non si corre alcun rischio. Piuttosto, su una cosa mi sento di porre un dubbio serio rispetto alla salvaguardia delle coste pugliesi. è necessaria una pianificazione di area vasta che stabilisca i rapporti fra i vari abitati (e relativi impianti di depurazione) individuando dei punti di scarico che siano ad adeguata distanza fra di loro perchè la sovrapposizione degli effetti, quella sì, potrebbe creare danni irreversibili.
Riguardo le alternative, le ho già passate in rassegna e credo proprio che se esiste un abitato deve esistere una fognatura e quindi un impianto di depurazione e quindi un recapito che nella fattispecie non può proprio essere diverso dal mare, auspicando però la realizzazione di impianti di affinamento che possano garantire il riutilizzo di buona parte dei reflui. Vi assicuro che per questo io mi batto ogni giorno e prima o poi (ci vorrà del tempo) arriveremo alla realizzazione di reti idriche duali. Tenete conto che per le acque meteoriche questa è già una realtà, almeno nei siti industriali.
molti dei comuni della puglia, compresi quelli “limitrofi” non hanno ancora impianti adeguati e molti scaricano ancora in falda, le trincee disperdenti che ci sono sono solo dei palliativi in attesa di realizzare opere adeguate alla vigente normativa. Le trincee, inoltre, determinano degli impatti irreversibili negativi sull’assetto idrogeologico del territorio perchè le acque smaltite inevitabilmente saturano i terreni alterando le loro caratteristiche di permeabilità nonchè la circolazione idrica sotterranea sia intermini quantitativi che qualitativi. Il futuro per gli abitati propsicienti la costa si chiama riutilizzo accoppiato a condotte sottomarine. Credetemi, è l’alternativa più sostenibile che c’è.
Allungare la condotta servirebbe solo a sprecare risorse che possono essere destinate ad altri interventi, portare l’impianto a scaricare in tab 4 servirebbe solo nel caso in cui si verifichino le condizioni per un reale possibile ritulizzo delle acque reflue depurate. Infatti forse pochi sanno, a tale proposito, che la puglia è la regione con il maggior numero di impianti di depurazione realizzati per garantire il riutilizzo, ma la maggior parte sono rimasti cattedrali nel deserto, perchè all’atto pratico l’acqua reflua depurata non la vuole nessun agricoltore
Aggiungo un altro chiarimento doveroso e importantissimo . La verifica della condotta sottomarina e la relativa analisi di diluizione non è stata condotta considerando il refluo trattato in tabella 1, ma tal quale, così come esce dal water, proprio per tener conto di malfunzionamenti dell’impianto in fase di gestione. E questo proprio per tener conto dell’enorme pregio del mare in cui si va a scaricare. Infine, un altro chiarimento che mi ha ricordato qualcun altro nei vari post. Può piovere quanto vuole, tanto io l’impianto di sollevamento che governa la condotta sottomarina (con tanto di pompa di riserva e gruppo elettrogeno) l’ho dimensionato per una portata doppia rispetto a quella che perviene all’impianto dalla rete di fognatura nera.

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3 pensieri riguardo “Di prima mano”

  1. ottimo!!!
    corrà ti chiedo se posso copiarlo incollarlo sul sito fb di campomarino, un po’ di informazione seria farebbe bene a tutti

  2. Sempre battaglie diretroguardia.

    Digitate su google “depuratore di Verziano” “Tecnologia del bioreattore MBR”.

    Questo sistema produce un effluente che rispetta a pieno la norma sulle acque per l’agricoltura.

    Anche se il contadino non vuole l’acqua la tipologia del sistema produce un’acqua un effluente priva di solidi sospesi dunque non riduce la permeabilità delle trincee drenanti di assorbimento.

    In questo modo ricarico la falda che poi ill contadino usa.

    L’impianto progettato per Manduria è vecchio di almeno 15 anni.

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