Il processo del martedì

Diretto in auto alla stazione di Taranto, caso ha voluto che ascoltassi la puntata di Radio anch’io dedicata al disastr0 ferroviario di Merano: presenti in collegamento un alto papavero della protezione civile, un rappresentante di Legaambiente, un rappresentante dell’ordine dei geologi, un tizio delle ferrovie e per un po’ anche il ministro delle infrastrutture Matteoli, oltre l’immancabile Rienzi, del Codacons. Il tema della trasmissione è chiaro: cercare di capire quali siano le responsabilità, e di chi.

Le prime domande sono sullo stato della ferrovia in questione: è una vecchia opera dei primi del ‘900, ma è stata da poco riammodernata ed è fra le più moderne in Italia. C’è persino un dispositivo di allarme anti-frana. Quindi per una volta non si può dare la colpa allo stato (pessimo) delle ferrovie in Italia, o al suo ad Moretti.

Il conduttore prova allora a sondare la questione idro-geologica, in stile Sarno, ma niente: la zona non è nemmeno particolarmente a rischio, in più la protezione civile di Bolzano è all’avanguardia nel monitoraggio dell’ambiente e nella sua salvaguardia.

Parte allora la domanda sui soccorsi, ma anche qui niente da dire: il primo contingente dei vigili del fuoco è arrivato cinque minuti dopo il deragliamento, malgrado le grandissime difficoltà i soccorsi sono stati quindi più che tempestivi, e i feriti immediatamente trasferiti nelle strutture ospedaliere di Bolzano (“fra le più efficienti d’Italia”)

Insomma, non sembra esserci spazio per polemiche inutili, stavolta: è una tragica fatalità. Un impianto d’irrigazione a monte del tracciato si rompe, provoca una forte perdita d’acqua e l’imbibimento del terreno provoca il distacco di una frana, e proprio nell’esatto momento in cui avviene il passaggio del treno – altrimenti l’allarme anti-frana presente sul tracciato avrebbe consentito alla motrice di fermarsi in tempo, e non sarebbe successo nulla.

Il conduttore è ormai sconsolato nel suo inutile tentativo di individuare una qualche responsabilità, infatti finisce col parlar d’altro, allargando il discorso al potenziale rischio del territorio italiano del suo complesso “Oltre il 60% dei comuni italiano è a rischio idro-geologico!”

La trasmissione si avvia stancamente alla sua conclusione – morale della favola: non basta fare le cose per bene, a volte si può morire lo stesso, solo per il fatto di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Considerazione banale, e di poca consolazione per chi è colpito da una simile disgrazia, ma tant’è: shit happens.

…and speaks, too. Intervistato sul finire della trasmissione, l’ineffabile Rienzi del Codacons trova il modo di attaccare tutti i presenti, rei di accettare l’accaduto come una semplice e tragica fatalità “non si possono costruire le ferrovie al di sotto degli impianti d’irrigazione, è chiaro che se c’è una perdita poi ci scappa il morto!”, tuona. Il fatto che la ferrovia sia lì da più di cent’anni, per lui è un dettaglio insignificante. Ne ha per tutti, l’avvocato: “la protezione civile non fa niente, si limita a mandare qualche fax ai comuni e la gggente continua a morire!”.

Lo stato difenda i cittadini dai suoi difensori, mi è venuto da pensare, poi un altro pensiero si è affacciato alla mente: a qualcuno presto proporrà un nuovo decreto legislativo per normare l’installazione degli impianti di irrigazione in prossimità di una ferrovia.

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