La vertigine di fronte all’abisso

Non sono in grado di dire niente di sensato su tragedie come quella di Sarah, di fronte alle quali mancano il fiato, le parole, le cose giuste da dire, anche lo stomaco, forse. Fra un po’ la storia ripiegherà, ci saranno altri drammi da raccontare, e forse tornerà ad essere una notizia solo in occasione del processo che prima o poi verrà celebrato.

Nel frattempo le luci su Avetrana si spegneranno e tutto tornerà come prima.

Poteva essere Sava, o Bitritto, e sarebbe stato uguale.

Mi chiedo solo se come società, come cittadini, non abbiamo qualcosa da rimproverarci. Se queste sacche di orrore, magari solo potenziale, hanno sufficiente attenzione da parte di noi benpensanti che tutto il giorno trottiamo dietro al nostro lavoro, alla nostra famiglia, alle nostre partite di calcetto. Se qualche volta non ci capita di girarci dall’altra parte ed evitare così di vedere il marcio, di pensare che tutto va bene, che quello che non va è solo un episodio.

Quasi come a nascondere l’immondizia sotto il tappeto, e a continuare a ricevere gli ospiti nel salotto buono.

Boh.

Update: io non ho visto la tv, ieri sera, ma sull’argomento segnalo un bell’articolo di enrico consoli, su linkredulo:

Ma, volendo dirla tutta, alle responsabilità di conduttori televisivi e giornalisti andrebbero aggiunte quelle di altre figure che in questa vicenda non hanno certo brillato quanto a etica e deontologia professionale (è mai possibile che in un paese civile le forze dell’ordine avvertano del ritrovamento prima le agenzie di stampa e solo in un secondo momento i familiari?), al voyeurismo del pubblico andrebbe messo in correlazione quella sorta di esibizionismo (forse inconsapevole) che sembra emergere dagli stessi protagonisti di queste storie di ordinario raccapriccio: sperando che, diversamente da trent’anni fa, l’indignazione che corre sul web possa davvero tramutarsi in un cambio di rotta nel rapporto fra media e minori, e che il tema della violenza sulle donne sia finalmente messo al centro del dibattito pubblico come dramma quotidiano, che riguarda anzitutto il focolare domestico (al contrario di quanto tanti maestri del panico pubblico vorrebbero farci pensare).

Sognavamo il ritorno di Sarah sana e salva: dobbiamo invece piangere la sua scomparsa, oltre a quella della decenza e della deontologia professionale.


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