Una domenica salutare /2

Siamo arrivati al porticciolo verso le otto e mezza, con la cerata e i cornetti, come al solito. Entrambi si riveleranno decisivi per la riuscita della giornata.

La barca è già in acqua dal giorno prima, sulla banchina esterna, così appena Carletto ha finito di sistemare la tensione delle sartie usciamo in mare. Barca settata per 20nodi e oltre, ma praticamente al buio, visto che è la nostra terza uscita con Lumachia, e non abbiamo mai avuto un vento oltre i 6 nodi…

Pochi metri oltre la banchina, il vento da est-sud est è già attorno ai  venti nodi, con una rotazione prevista verso sud.  Formazione classica: Carletto allo stick, Mimmo alle scotte, io alla cambusa, Andrea alle drizze, Pippo sotto la doccia a prua.

Le operazioni di partenza iniziano in perfetto orario, con boa piuttosto favorevole rispetto alla barca giuria, così in centro-boa si è crea il classico intasamento stile centro città l’ultimo sabato pomeriggio prima di Natale.

Carletto ci posiziona in ottima posizione, e ai 10 secondi siamo praticamente avanti, con una sola barca ingaggiata per mezza lunghezza sopravento ma al limite dell’ocs e acqua libera davanti .

Ai cinque secondi sentiamo la botta.

ITA4, quel grandissimo  &/(£!*X?, ci è entrato dentro sottovento da sinistra  al giardinetto, la barca fa perno girandosi verso sinistra, la randa con la poggiata si gonfia e fa partire la barca a razzo proprio verso Pulsarino (la barca del capo), in quel momento  sottovento. Altro impatto, ancora più forte e dagli esiti ancora più teribbili: dopo l’urto Pulsarino orza, così i due J si sfraganano le rispettive fiancate sinistre, con il nostro boma che  simile ad una lama rotante di Goldrake si abbatte sull’altra barca danneggiandone sartie e crocette – oltre a tutto il resto.

Il pulpito di Pulsarino sembra una scultura postmoderna.

Per noi un bel buco all’altezza della falchetta, un candeliere andato, una crocetta danneggiata e speriamo nient’altro.

Dopo pochi secondi, ripartiamo mure a sinistra di bolina, praticamente penultimi.

Una grande bolina ci porta quinti poco prima della boa, prima però che due virate completamente sbagliate ci costino almeno cinque posizioni e i successivi sfottò del posaboe, allievo di Carletto, che intanto urla fino a far sanguinare le orecchie di Mimmo.

Non issiamo spi, il vento è salito ancora, sicuramente oltre i 25 nodi, e davanti a noi vediamo parecchi in difficoltà.

Solo Pippo, il prodiere impavido, si piazza a prua per agevolare l’uscita del braccio.  Un energico “Pippo, dove cazzo vai?” lo richiama ai piedi dell”albero.

Quasi tutti vanno avanti con randa e fiocco, tranne i primi tre che portano lo spi con disinvoltura, e un paio delle  seconde file che invece lo issano e combinano disastri. A metà poppa, un j davanti a noi ha l’albero in acqua e la deriva rivolta verso orione. Minchia.

Un altro deve avere lo spi trasparente, visto che se ne intravedono solo le due bugne e la penna.

Noi dopo aver strambato subito dopo la poggiata, risaliamo mure a dritta con la barca che plana che sembra un kite.  La strambata per entrare in boa è una prova di forza, per far passare la randa si mettono in due – alcuni j virano invece di strambare.

Dopo la boa di poppa, il manicomio.

Il vento è ormai stabilmente oltre i 30 nodi, e il carrello del fiocco di dritta cede, e decolla come un proiettile lungo la scotta. Lo rimettiamo in sede, ma non tiene. Parte un altro paio di volte, l’ultima mi passa a cinque centimetri dall’occhio destro. Decidiamo di invertirlo con quello del genoa, manovra non proprio semplicissima, viste le condizioni.

La bolina è pura sopravvivenza, ormai. Lumachia avanza quasi arrancando sotto i colpi dello scirocco, mentre Carletto si dimena al timone: urla, cazza, molla, comanda, conforta,  s’incazza: uno spettacolo.

Siamo ormai alla fine della seconda bolina, il vento è ormai attorno ai 35 nodi, e non vediamo nessuno tornare verso la barca giuria. Cerco con la mano il vhf appeso al collo, ma non lo trovo, c’è solo la cordicella spezzata di netto.

Poco male, il comitato di regata deve aver avuto pietà di noi: la regata è stata annullata, evidentemente: tutte le imbarcazioni dirigono verso terra, e noi le seguiamo.

Buttiamo giù fiocco.

Tiro fuori i cornetti, finalmente.

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3 pensieri riguardo “Una domenica salutare /2”

  1. Siete dei pazzi…..!!!

    Molto meglio la mia ultima uscita i miei 40/45 nodi costanti da ovest ma affrontati del tutto pacificamente con un 44 piedi Elan: sarà poco “Soldiniana” ma quanto a salute vuoi mettere?!?

    A proposito di salute: sull’Elan la cambusa ha prodotto una carbonara strepitosa!!

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