Siamo ancora a metà del guano

Non mi strapperei i capelli per la tenuta del governo alla prova della fiducia parlamentare: in pratica non è cambiato niente. Se l’UDC non si aggrega al carro del vincitore, e al momento mi sembra poco probabile,  questo governo è condannato all’immobilismo, né più né meno degli ultimi sei mesi.

Alla prova dei fatti, se anche il governo fosse caduto, si sarebbe andati dritti dritti alle elezioni, perché non c’è una maggioranza alternativa a questa in questo parlamento – con la prospettiva molto probabile di una pareggio/vittoria berlusconiana, con una campagna elettorale gridata all’insegna del tradimento e compromessa dalla mancanza di un’alternativa vera e seria.

Io credo che si andrà comunque al voto, perché questo governo alla prova dei fatti non reggerà. Alle elezioni arriverà però un Berlusconi ancora più logorato  da compravendite parlamentari, crisi economica galoppante ed economia stagnante.

Concentriamoci su questo ed elaboriamo una proposta conveniente e convincente per il paese, magari costringiamo Vendola a entrare nel Pd, e siamo a cavallo: questo governo “ha gli anni contati”.

Insomma, sono d’accordo con Pippo Civati quando dice:

La nuova legge elettorale andava portata in Parlamento prima, per dimostrare che esisteva una proposta che metteva d’accordo tutti gli altri, costringendo B a dare risposte in merito. Siamo stati vaghi e questo non ha giovato (un sobrio ritorno al Mattarellum sarebbe stato la cosa più ovvia e poteva costituire una base di partenza credibile).

In ogni caso, il consiglio spassionato è di dedicarsi al ‘dopo’, lanciare la sfida, organizzare il consenso del nostro campo, pretendere chiarezza da parte nostra e da parte degli altri non-berlusconiani: il terzo polo, ad esempio, c’è o non c’è? Perché mica si è capito.

Ecco, su quest’ultimo punto la vedo così: il terzo polo esiste finché c’è Berlusconi, dopo c’è solo una nuova democrazia cristiana piuttosto orientata a destra, su cui il Pd non avrà sponda. Meglio che ce ne facciamo una ragione sin d’ora.

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