Latte e buoi dei paesi tuoi

Non c’è da meravigliarsi se a Sava prima si scatena una guerra per togliere i parcheggi a pagamento e poi ci si indigna se poi la conseguenza è l’eliminazione totale dei parcheggi, è tutta l’Italia che funziona così.

Siamo il paese che passa con disinvoltura dalla tolleranza zero all’indulto, e così dalla pretesa di meritocrazia alle richieste di raccomandazioni; figuriamoci quindi in economia: dopo aver lamentato per anni la mancanza di investimenti stranieri in Italia, l’acquisto di parmalat da parte di un’azienda francese viene ostacolata con un provvedimento ad hoc.

Il ministero dello Sviluppo economico sta seguendo «con grande attenzione» la vicenda Parmalat per salvaguardare la produzione entro i confini nazionali ha detto il responsabile del Mse Paolo Romani durante il question time alla Camera. In questi giorni, ha assicurato il ministro, ci sono stati «incontri per stimolare una cordata con protagonisti della finanza italiana» in modo da creare un «polo alimentare nazionale in grado di competere sul mercato mondiale».

 

 

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7 pensieri riguardo “Latte e buoi dei paesi tuoi”

  1. Un conto sono gli investimenti stranieri, ovvero la realizzazione di strutture produttive, un conto è lo shopping allegro che depaupera la ricchezza nazionale. Noi siamo gli unici fessi, tra i paesi “evoluti”, che permettono questo.

    p.s. gli investimenti in quote azionarie, perlopiù ad opera di società di gestione e grandi banche internazionali, non si possono annoverare nella categoria “investimenti produttivi”.

  2. non mi pare proprio, eni ha potuto continuare ad acquistare in tutto il mondo, e così enel, che ha comprato in spagna, o in america latina. il capitalismo non l’ho inventato io, e non possiamo difenderci dalle sue regole solo quando ci fa comodo. soprattutto perché è poco conveniente: un paese in cui non c’è certezza della norma, e addirittura si possono cambiare le regole in corsa per favorire un’azienda piuttosto che un’altra, sarà sempre considerato poco affidabile per chiunque voglia investirci qualche soldino.
    con il bel il risultato, oltretutto, di avere operazioni come alitalia, dove con la scusa dell’italianità si finisce per rimetterci qualche miliardo di euro, sempre a beneficio dei soliti.
    (lactalis, poi, è un0’azienda del settore, non un’oscura finanziaria di qualche fondo d’investimento sovrano)

  3. Attenzione, io parlo di Paesi “evoluti” dal punto di vista produttivo/industriale.
    La Spagna, che tu citi, è un caso molto interessante di Paese che non ha una struttura produttiva nazionale importante ma ospita una moltitudine di multinazionali estere. A parte le banche e Telefonica non ha molto da dire ed il bubbone delle casse di risparmio deve ancora esplodere per non parlare del 20% di disoccupazione.Pensa cosa accade in tempo di crisi se un’azienda estera ha base produttiva nel tuo paese…
    Germania…prova ad acquistare lì con facilità. Francia? manco a parlarne. Stati Uniti? Alle loro condizioni e sono durissime…Beretta vinse le commesse per la parabellum a condizione che impiantasse la Beretta U.S., Fiat deve garantire occupazione ed export.In Belgio ed Olanda ci hanno segato le gambe innumerevoli volte.
    Lactalis ha potuto raggiungere il 28% delle quote grazie alla cessione delle stesse ad opera di fondi d’investimento…è un giochetto che funziona…
    La difficoltà ad investire in Italia dipende da innumerevoli fattori che non sono quelli finanziari ma infrastrutturali, burocratici e di scarsa trasparenza nonchè inquinamenti mafiosi ed amenità varie.
    Uno stato serio deve garantire condizioni eccellenti come sta facendo la Svizzera che sta ospitando decine di aziende italiane che “dovranno produrre” e garantire occupazione ed utili.
    Un sistema paese economicamente forte si fonda sulla produzione di manufatti, sulla loro esportazione, sull’occupazione e la trasparenza dei bilanci. Germania docet…La ricchezza derivante dai servizi, dalla finanza, prospera durevolmente solo nei paesi che hanno una solida capacità produttiva.
    Il problema non è in fin dei conti la cessione della proprietà ma la garanzia della salvaguardia dell’occupazione, del know-how, della strategia di sviluppo. Il guaio serio è che abbiamo classi dirigenti economiche e politiche di basso livello, incapaci di esprimere grandi idee e “visioni” di sviluppo…mentre altrove li hanno…
    Infine, non è un caso che i “Grandi Paesi” sono tali perchè hanno una forte identità nazionale e sanno salvaguardare gli interessi della collettività mentre noi dobbiamo ancora risolvere le beghe di Guelfi e Ghibellini.
    Last but no least: i grandi sponsor del capitalismo globale sono i paesi che ospitano aziende che comprano e che a casa loro son già padrone. Noi delocalizziamo e vendiamo. Basta fare un giro tra i capannoni Lombardi ed Emiliani che ospitano solo cataloghi di made in Italy fabbricato in Romania, Slovenia e compagnia bella. Siamo il paese della pila a’n poscia e dellu pilu che del prossimo ce ne fottiamo assai…

    1. io sono d’accordo quasi su tutto, ma … che c’entra parmalat? davvero l’italianità a proposito della proprietà di parmalat può essere considerato un valore? dopo quello che è successo negli ultimi anni, poi. quello che voglio dire è che noi una legislazione protezionista non ce la possiamo proprio permettere, proprio a causa della nostra debolezza, che, come giustamente sostieni ha molte cause
      fra queste, la mancanza di liberalizzazioni e la assoluta incertezza del diritto, sono due fattori fondamentali.
      provvedimenti ad hoc non fanno che aggravare la questione, più che migliorarla.

      1. Parmalat è cascata in mezzo alla questione Libica…adesso ci stanno sulle scatole i Francesi. Non fosse accaduto nulla parmalat l’avrebbero mollata anche con soddisfazione.
        Mettiamola così: quello alimentare è un settore strategico, meno di quello militare, dell’energia e dei trasporti, ma lo è.
        Io penso che strategicamente valgono molto di più le aziende che vantano eccellenze internazionali pressochè uniche ma non siamo più al tempo della Republica di Venezia dove sicari inviati dal Doge, avevano il compito di accoppare mastri vetrai e soffiatori che attirati dal danaro fuggivano all’estero portandosi dietro i segreti e l’arte del vetro…

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