Più ticket per tutti

Uno degli aspetti più negativi della squallida situazione politica attuale, e non sto parlando di Sava, è che nell’informazione non c’è posto per nient’altro, praticamente. Da venerdì scorso, infatti, sono stati introdotti in pratica dei nuovi ticket su molti farmaci senza che da nessuna parte si sia letto qualcosa di preciso in proposito, al di la di un generico “provvedimento di riduzione dei prezzi deciso dall’AIFA”.

Nei fatti, però, in tantissimi da venerdì scorso hanno avuto la sgradita sorpresa di dover pagare fior di ticket sui medicinali, soprattutto chi, proprio per non pagare il ticket, aveva scelto di curarsi con il farmaco generico, o equivalente che dir si voglia.

Prima di descrivere il provvedimento, sarà bene riepilogare il meccanismo con il quale  lo stato spende i soldi per l’assistenza farmaceutica dei cittadini.

Possiamo dividere i farmaci mutuabili, cioè quelli che il cittadino preleva in farmacia ocn la cosiddetta ricetta SSN (quella rossa, per intenderci) in due categorie:  quelli coperti da brevetto, e quelli non. I primi vengono inseriti negli elenchi dei farmaci rimborsabili dopo uno studio della documentazione clinica fornita dall’azienda produttrice e dopo una vera e propria trattativa fra l’azienda stessa e il ministero. Su questi farmaci, si pagano solo i ticket previsti dal proprio sistema sanitario regionale, spesso al netto di molte esenzioni. Ad esempio, in Puglia si paga due euro a pezzo per i non esenti, uno a pezzo per i parzialmente esenti, gli esenti non pagano nulla. Dal 30 dicembre è stato però inserito un ticket a ricetta che pagano TUTTI, esenti e non. In altre regioni il meccanismo può variare, ma non di molto.

Sulla seconda classe dei farmaci, quelli non coperti da brevetto, il prezzo è fissato autonomamente dalle aziende stesse, che infatti possono farsi concorrenza in modo più o meno efficiente per il mercato: è così che il prezzo dell’AULIN, per fare un esempio fra i più conosciuti, è crollato nel tempo da oltre 12€ ai 4,40€ attuali – ed esistono equivalenti a prezzo ancora inferiore.  Su questa classe di farmaci, lo stato fissa un generico prezzo di riferimento: se il prezzo fissato dall’azienda lo supera, fra la differenza fra i due è a carico dell’assistito. Importante da notare è che NON esistono ticket fissi su questi farmaci, i due € a pezzo  (In Puglia rimane però la quota fissa sulla ricetta, l’euro di cui sopra)

Questo sistema, entrato a regime con la legge 405/2001, prevede anche la cosiddetta “clausola di salvaguardia”: nel caso il farmaco generico corrispondente non esista, o non sia disponibile sul mercato, il cittadino può ritirare il farmaco a costo maggiore SENZA PAGARE NULLA.

Se questa era la situazione, cosa è successo venerdì scorso?

In pratica, lo stato, attraverso l’AIFA ha deciso una riduzione dei prezzi di riferimento in base ad un complesso confronto con i prezzi medi europei: si è avuta così una riduzione compresa fra il 5% e il 40%. Essendo variati i prezzi di riferimento, è di colpo aumentata la differenza fra questi e i prezzi dei farmaci generici, che le aziende, al momento, hanno deciso di NON diminuire: è così che su un antipertensivo come la doxazosina da 10mg (equivalente del NORVASC), ad oggi il ticket su un singolo pezzo è passato da 0 e 2,17€ (per il NORVASC, da 1,67 a 3,84€).

Il bello è che se fino ad ora in casi simili era possibile avvalersi della clausola di salvaguardia, oggi non è possibile: se le aziende non abbassano il prezzo, la differenza creata dal provvedimento rimarrà a carico dell’assistito.

A me sembra paradossale che tutti i provvedimenti di riduzione della spesa avvengano a carico dei farmaci equivalenti, che sono quelli che già costano meno: l’effetto ovvio e conseguente sarà che la gente chiederà al medico di farsi curare con farmaci dove questi ticket non si pagano, quelli cioè della prima classe che ho descritto: il porblema è che quiesti farmaci possono costare anche dieci volte di più! Perché farmi curare ocn farmaci che costano 5€, se io ne devo pagare 2 di ticket, quando posso farmi curare con farmaci che ne costano 30 – e io non pago niente?

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