Vendola, Le Fabbriche, e la partecipazione attiva

Vi segnalo un interessante articolo sull’attuale stato delle fabbriche di Nichi, dove, per dirla con le parole di Onofrio Romano, docente di sociologia dei processi culturali all’università di Bari:

la loro più forte ambizione è quella di restare puri e realizzare una forma convinta di «individualizzazione integrale», ogni struttura libera da condizionamenti esterni ed interni ed ogni “operaio” (così si chiamano gli aderenti al movimento) libero dalla struttura stessa: in perenne tensione verso la propria idea di attivismo. Il sociologo, che definisce Vendola «un roditore infiltratosi nelle istituzioni per svuotarle dall’interno e assicurare così ai cittadini il massimo grado di autodeterminazione», si pone un interrogativo serio: come fanno a stare insieme la voglia di indipendenza politica che anima la base delle Fabbriche e la strumentalità carismatica dell’organizzazione stessa, del tutto ritagliata sulle fattezze del leader pugliese? La domanda è ardita e richiede una risposta lunga almeno venti pagine, tante quante sono quelle del suo “La Fabbrica di Nichi. Comunità e politica nella postdemocrazia”

Sapendo che a Sava vi sono sicuri protagonisti del movimento vendoliano, sarebbe interessante conoscere la loro opinione.

La risposta di Fratoianni è comunque interessante:

in quel percorso ci sono anche molti limiti come accade le volte che ci si misura con la sperimentazione di nuove forme di organizzazione della partecipazione e della politica ma tocca andare avanti, anche perché l’unico strumento disponibile – salvo trasformare la partecipazione alle scelte in cooptazione all’interno della governance – è quello del conflitto

(via francesco costa)

5 pensieri riguardo “Vendola, Le Fabbriche, e la partecipazione attiva”

  1. ops…vuoi vedere che finalmente qualcuno comincia a fare un pò di pulci al nuovo leader mediatico?
    i limiti, sinceramente, penso che risiedano proprio nell’idea della partecipazione, sacrosanta quando si rivolge a temi etici o politici nel senso filosofico del termine, distruttiva quando si deve scegliere su temi strategici. ma quando torneremo a fare in modo che ciascuno faccia il suo lavoro e, semplicemente, risponda del suo operato? premiare od eliminare un amministratore semplicemente giudicando i risultati conseguiti non va più bene? la partecipazione puntualmente diventa tuttologia demagogica, a tutto ed esclusivo vantaggio di chi parla quando si accende la spia rossa della telecamera..se poi la fabbrica è quella che produce lo sfascio della sanità, dell’ambiente, dell’urbanistica, degli approvvigionamenti energetici o idrici, di leggi ad hoc per aumentare gli assessori etc etc…beh, come fabbrica mi viene in mente l’equivalente dell’ilva…

  2. ogni tanto intervengo sul blog del “padrone di casa” e, leggendo altri interventi o rileggendo quello che scrivo, mi autoaccuso sempre più spesso di qualunquismo, non becero come quello di grillo ma pur sempre di qualunquismo da bar sport.. nonostante tutto non riesco proprio a digerire il senso lobbistico, esclusivo ed anche snob del modo di fare politica di vendola e dei suoi sostenitori. continuo a pensare che sia un perfetto prodotto del populismo berlusconian-bossiano, seppur ribaltato a sinistra..ma è possibile che si debba passare direttamente dal pragmatismo dalemiano al populismo di vendola? e nel frattempo ci spetta un pò di politica? niente? per le primarie del centrosinistra, se e quando si faranno, la vedo male…forse sbaglio di molto ma in questo momento vorrei vedere qualche tabacci in più…

  3. Si, magari un po’ si., siamo tutti un po’ qualunquisti. Ma come si fa a non esserlo? Se anche Tabacci, che pure stimo, non molla il doppio incarico, (assessore a Milano e parlamentare a Roma)?
    Se il Pd fosse il partito che vuole essere, farebbe propria la proposta di Civati (che è del PD): metà dei parlamentari a metà prezzo. E’ un semplice segnale, oltre a qualche centnaio di mln di € in meno di spese.
    E magari pure la rinuncia ai rimborsi elettorali per le legislature terminate prima del tempo. E magari la cancelazione dei vitalizi per i parlamentari dopo una legislatura. E le tessere per il cinema, e tutte le altre minchiate.
    Solo cazzate? Forse, ma in questo momento sarebbero un segnale fortissimo nella giusta direzione.

  4. hai ragione, ovviamente anche su tabacci (mi ero dimenticato del doppio incarico)…allora ci rimangono soltanto i cattolici: padre pio, maria di lourdes…

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