Il Pd che verrà, o quello che è sempre stato

Il ruolo del PD durante il governo Monti, e, ancor più importante, in quello che verrà:

Fassina dovrebbe fare proprio il timore espresso giorni fa da D’Alema: se non ci candidiamo come Pd alla leadership della stagione che si apre, altri poi ne coglieranno i frutti. Se non saremo in grado di proporci come i più legittimi continuatori del tentativo riformista promosso dal presidente del consiglio e dal capo dello stato, potremo al massimo aspirare al ruolo di portatori d’acqua. Portatori d’acqua. Questo è il destino, minoritario, al quale si autocondanna chi si attesta su una estremità delle possibili opzioni progressiste, liquidando altezzosamente un decennio di ricerca di allargamento culturale ed elettorale (appunto, la Terza via) come vile resa al neoliberismo.

Coerentemente col disegno originario di andare presto al voto con Di Pietro e Vendola, questa linea assegna al Pd, nel mutato scenario, solo la parte di contrappeso di sinistra alle scelte di Monti. Ma questo è quello che farà la Cgil. Il Pd non può perdere l’irripetibile opportunità di rivolgersi con proposte adeguate a tutta la società italiana, compreso il confuso elettorato in fuga dal centrodestra, per collocarsi nel luogo dell’egemonia: al centro. Non nel senso politico-geometrico della parola, ma nel senso di grande corpo centrale del paese, la pancia e il cuore dell’Italia.

(Stefano Menichini, per il IlPost)

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