Distanze

Poco più di un anno fa ero a Lhasa, Tibet, provincia dell’impero cinese. La mattina del 7 aprile, mi sveglio e mi preparo per andare in classe, come sempre di fretta. Nei corridoi e per le scale incontro professori, il portinaio, la custode. Tutti mi dicono: mi dispiace. Tutti mi chiedono: avevi parenti lì?

Ora, quanti di voi sanno che c’è stato un terremoto nella Cina nord-occidentale, in un’area di cultura tibetana?

La notizia è a pagina 20 e qualcosa sui giornali italiani, in quarto piano sui siti. In fondo cosa contano 600400 morti di fronte alle evoluzioni e i rapporti tra fini e berlusconi?

update: la pensa così anche Giovanni

Probabilmente non ve ne siete accorti, ma c’è stato un altro terremoto. Sì, un altro terremoto. E sono morte 400 persone. Sì, 400. Però se non ne avete notizia non vi biasimo, perché non sembra fregare a nessuno. In Italia.

E noi non abbiamo neanche le salite

A Reggio Calabria non è facile spostarsi in bici. A Reggio andare in bici è un hobby, una cosa che fai per tenerti in forma, o perché magari hai la passione e sei un mezzo professionista. Il ciclista urbano, che usa la bici come mezzo di trasporto, è una specie rara da queste parti. Gli unici posti dove va bene andare in bici sono il lungomare o qualche parcheggio vuoto. Sono cresciuto credendo che andare in bici, come la religione e i pasticcini, fosse una cosa della domenica.

[…]

Ma il punto non è questo. E’ che, come in tanti altri posti, bisogna cominciare a vedere l’andare in bici come un modo non solo efficiente di spostarsi (pensate soltanto al tempo che perdete ogni giorno per parcheggiare) ma come una cosa cool trendy o una di quelle parole lì che voglion dire che non sei solo uno sfigato. La macchina è così importante a Reggio che diventa l’armatura che uno veste ogni qual volta deve uscire, si trattasse anche solo di una camminata di 10 minuti per comprare le sigarette.

(ma anche il resto vale la pena di essere letto. qui)

Perle (etc.)

La domanda se l’opinione pubblica, indipendentemente dalla sua composizione e dal suo orientamento, sia sempre da rispettare e obbedire non può che ammettere un’unica ragionevole risposta. La teoria secondo la quale «la voce del popolo è la voce di Dio» può essere accettata soltanto con forti riserve, poiché la pubblica opinione è un’entità variabile, che spesso, come afferma Jefferson, «cambia alla velocità del pensiero», e che dunque non può aver sempre ragione. Era forse «la voce del popolo, voce di Dio» a sostenere la schiavitù umana in una Repubblica votata alla libertà?
È lampante che spesso il sommo dovere della stampa è contrastare l’opinione pubblica. James Bryce ha veridicamente affermato che «le democrazie avranno sempre demagoghi pronti ad alimentare le vanità, a solleticare le passioni e a enfatizzare i sentimenti del momento. Ciò di cui hanno bisogno sono uomini capaci di nuotare controcorrente, di denunciare gli errori commessi, di insistere con maggior forza su un problema quanto più risulta sgradito».

Joseph Pulitzer

(via wittgenstein)