Il numero uno

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Un anno vissuto pericolosamente

Democraticamente del 24-11-2010

La tormentata storia del depuratore consortile per Sava e Manduria ha vissuto nelle scorse settimane un altro momento importante. Dopo il blocco della gara d’appalto causato dal ricorso al tar dei comuni di Manduria e Avetrana, è ripreso l’iter delle procedure necessarie per la sua realizzazione.

Un passaggio fondamentale è stato l’acquisizione dei pareri di tutti gli enti interessati attraverso due conferenze dei servizi tenutesi il 25 ottobre e l’8 novembre in Regione Puglia.

E’ importante notare come l’acquisizione di questi pareri fosse obbligatoria ma non vincolante rispetto alle scelte operate dall’ente appaltatore, la Regione Puglia.

E meno male, aggiungerei, perché a leggere i verbali della riunione verrebbe da dire che, semplicemente, alcuni comuni proprio non lo vogliono, questo depuratore.

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Le veltroniadi

Ormai, le interviste postdadaiste di Veltroni stanno diventando un genere letterario, e così i commenti di Matteo Bordone.

Stavolta però siamo al puro genio.

Ci sono voci di corridoio, insomma, suffragate da Van Rompuy, Olof Palme, Bauman e il regista Emmerich, che parlano di onde giganti di milioni di metri che stanno per abbattersi sulle nostre coste, dove i bambini piccoli giocano con le biglie dei calciatori. Se noi facciamo la pace con Fioroni, ecco, lui le può fermare. Poi vedete voi se volete le onde drammatiche o Fioroni. Sarebbe molto grave, comunque. Lo dico a nome dei 75 maggioritari del mio partito del futuro altro anteriore svizzero. Coi pannelli solari che alimentano la musica jazz.

Segni di (in)civiltà

Chissà se qualcuno un giorno ci spiegherà com’è possibile che dalla procura di Taranto esca ogni giorno tutto il possibile e l’immaginabile sull’omicidio di Sarah Scazzi – tutto materiale coperto da segreto istruttorio.

E lo dico con orrore, perché anche questo è un segnale gravissimo di inciviltà che il nostro tanto invocato “teritorio” sta dando di sé.

Sull’uso poi che ne si fa, di tutto ciò, sono d’accordo al 100% con Francesco Costa:

Quando si decide come trattare una notizia, le decisioni possono essere molte e difficili da interpretare: nello spazio da dedicare, nel tono da utilizzare, nelle parole da scegliere, nel giornalista da impegnare. Questa invece era una decisione complessa ma in fin dei conti binaria: puoi parlarne quanto vuoi, ma alla fine gli audio o li pubblichi o non li pubblichi. Non era una notizia, dato che gli audio non fanno sapere niente che non si sapeva già. E la scelta competeva in ultima istanza a una sola persona: il direttore. I direttori che hanno deciso di pubblicarli, a mio parere, si sono giocati la credibilità di qualsiasi lamentazione passata, presente e futura riguardo i plastici di Bruno Vespa, i turisti morbosi, la poca sobrietà nel raccontare la cronaca nera, i fanatici dell’orrido, il giornalismo di scarsa qualità e via dicendo.

Per la cronaca,  l’unico a scegliere di non pubblicare i file audio degli interrogatori di Misseri è stata LaStampa.

Bravi.

(via Manteblog)

 

 

Serve un tetto, subito! O almeno un vocabolario

Sul nuovo numero di Vivavoce, Zamberone denuncia che il parco pubblico sia “all’addiaccio”.

 

 

 

 

Zamberone strikes again

Pur se alle porte della stagione autunnale Vivavoce perde gran parte della sua utilità, a volte ne tira fuori una buona.

Due in un anno, dopo quella sul conflitto arabo-palestinese.