Finance for dummmies

Forse l’ottimismo di Tremonti è ancora un filino fuori luogo:

C’è una banca, che si chiama Citigroup, che ha emesso delle obbligazioni. Ha dei debiti, insomma, come normale per una banca. Citigroup però sta messa male: le sue probabilità di diventare insolvente sono consistenti: il mercato non le dà più fiducia. Se qualcuno dovesse comprare un’obbligazione da 1.000 dollari di Citigroup, oggi la comprerebbe a 900 dollari, dato che non si fida. Sul mercato, quindi, il valore di 1.000 dollari di debito di Citigroup è pari a solo 900 dollari.
Ma visto che Citigroup mette in bilancio i propri debiti al mark-to-market, cioè li contabilizza al valore di mercato, ecco che magicamente al passivo Citigroup non ha più 1.000 dollari di debiti, bensì solo 900; e la differenza di 100 dollari, che da qualche parte deve essere contabilizzata, viene appostata come un utile.
Avete letto bene: Citigroup ha fatto utili grazie al fatto che rischia di fallire; e se stesse messa ancora peggio, gli utili sarebbero ancora maggiori: se il valore di mercato delle sue obbligazioni fosse solo 800, l’uile sarebbe stato di ben 200 dollari!!!
Con questo giochino Citigroup ha fatto, come detto prima, 2,5 miliardi di dollari di utili; e con altri giochini simili un altro miliardo, per un totale di 3,5 miliardi di guadagni taroccati. Visto che l’utile netto della trimestrale è di 1,6 miliardi di dollari, ne risulta che in realtà Citigroup ha perso quasi 2 miliardi di dollari.

Crisi dei mercati: una lettura scientifica

Interessante studio della crisi finanziaria effettuata dall’Istituto dei Sistemi Complessi del CNR.

Infatti, se nel breve periodo la forte interdipendenza dei singoli attori e la condivisione del rischio (come nel caso dei mutui subprime americani) rende “fluido” il mercato, con l’effetto che chi ha rischiato eccessivamente non ne paga subito le conseguenze, alla lunga l’intero sistema va verso una situazione d’instabilità globale e i singoli nodi della rete bancaria-aziendale divengono molto fragili rispetto ad una crisi locale, con l’effetto di una propagazione rapida di questa crisi all’intero sistema.

(dal blog di Alessandro Pasini)

Qui una presentazione dello studio da parte degli stessi autori