Le primarie viste da destra

Qualcuno si domanda quando verrà data la possibilità di scegliere agli elettori del PdL.

Chi scrive non riesce a nascondere un pizzico di invidia per quanto succede sulla riva sinistra del fiume e proprio non riesce a non dispiacersi del fatto che il centrodestra non sappia importare un modello, quello americano delle primarie, che dovrebbe essere nel dna di una forza autenticamente conservatrice (nel senso anglosassone del termine) e riformista come quella che aspiriamo a costruire.

Merito, competizione, opportunità: sono le parole su cui abbiamo fondato un credo sociale, politico, economico. Poi, però, ce ne siamo pressoché dimenticati , li abbiamo rinchiusi nel cassetto e abbiamo sfoderato una buona dose di immobilità sostanziale. Il posto fisso di Tremonti, tra parlamentari nominati e un partito senza democrazia interna, è già realtà. Almeno in politica.

Le primarie del PdL

Il presidente è a vita e rappresenta il partito, ne dirige il funzionamento e la linea politica e programmatica. Sceglie i 34 membri dell’ufficio di presidenza, sottoposti al voto del Congresso ma con una lista unica senza nomi alternativi. Convoca e presiede lo stesso ufficio di presidenza, la direzione e il consiglio nazionale. Ne stabilisce l’ordine del giorno, procede alle nomine degli organi del partito e assume le definitive decisioni.

(dallo statuto del PdL, via Gilioli)