Non un grande auspicio

Era il 18 giugno, proprio come oggi, Santa Marina.

Era il giorno del matrimonio della mia “cugina cugina” , quella con cui si cresce insieme, si va a scuola insieme, si vuole bene come a una sorella/fratello. Il ricevimento era a casa del marito, in un piccolo paese in provincia di Matera.

Caldo, proprio come oggi, ma sull’appennino lucano si sta bene lo stesso, con quell’aria secca che rende il caldo sopportabile, e il venticello che non manca mai.

Fu un bellissimo matrimonio, e il ricevimento in casa riuscitissimo: se non fossi contrario per principio al matrimonio, lo farei anch’io così. (che poi a pensarci non ho manco la casa per farlo, per cui alla fine lo dico proprio tanto per dire)

Era però il giorno del debutto dell’Italia ai mondiali dell’epoca, quelli americani. Era l’Italia di Sacchi , e i padroni di casa (i miei cugini, non gli americani) , per non far degenerare il ricevimento in una serata stile maxischermo al bar sport, pensarono bene di far sparire tutti i televisori dalla casa. Non c’era manco un 5 pollici in bianco e nero, niente di niente.

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Ieri sera, in TV

flaviapLa vigilia di Ferragosto cosa c’è da guardare in TV? Sport, naturalmente. Oddio, su rai due c’era Calendar Girls, che la socia mi diceva essere molto carino, ma vuoi mettere?
Così ho prima gioito per la vittoria di Flavia Pennetta, e il suo ingresso nella top ten WTA, poi mi sono rovinato la serata guardando in differita l’ignobile, invereconda e umiliante sconfitta con la Francia per le qualificazioni agli europei di basket. Una partita da vergognarsi, davvero. Perdere si può, e con chi è più forte viene pure naturale, ma guardare quelle maglie azzurre vagare come fantasmi senza idee, senza energie né voglia né orgoglio, con il linguaggio del corpo di chi vorrrebbe essere ancora in vacanza, è stato davvero avvilente.
E così, per la prima volta dal 1961 (ma allora fu per scelta), l’Italia non giocherà gli europei.