Memorie di Adriano

Adriano_PanattaIn questi giorni di servizio notturno, mi capita di cercare qualcosa di decente da vedere in tv, inutilmente. Quando non passa nemmeno un Totò d’annata, o la replica di un Botafogo Palmeiras, un rifugio sicuro è Supertennis: un canale tematico poco più che casereccio. I diritti tv dei tornei costano, così su Supertennis passano pallosissime disquisizioni tecniche sulla cinetica del movimento del braccio nel servizio kick effettuato con la presa western di dritto, e, più raramente, spezzoni di vecchie partite degli anni ’70 e ’80. Oddio, ultimamente hanno anche passato qualche torneo in diretta, devo dire.

Ieri trasmettevano il primo singolare della terza giornata della finale di Coppa Davis fra Italia e Australia del 1977, fra Adriano Panatta e John Alexander. Ricordavo perfettamente quella partita, perché avevo messo la sveglia alle 3 per guardarla con mio padre in diretta, col commento del vecchio Guido Oddo (si, eravamo ancora in era pre-Bisteccone).

Insoma, un po’ per vedere se magari stavolta finiva diversamente, un po’ perché davvero non c’era altro da guardare, ho cominciato ad appassionarmi a quelle immagini un po’ sgranate. Sembrava tutto molto più lento, i giocatori, le palline, i movimenti… tutto.

Ho rivisto Panatta battere sul 6 a 5 in suo favore nel quarto set, due set a uno avanti, e mi sono ricordato che da bambino a quel punto stavo per ricoricarmi in attesa dell’ultimo match fra Barazzutti e Roche, che con la vittoria di Adriano sarebbe stato decisivo – invece non andai a dormire: perse quel servizio con un doppio fallo assassino sul 30 pari, e soffrii fino alla fine con un Panatta capace di risollevarsi dal 2 a 5 nel quinto set, per poi comunque perdere 11 a 9…

Vabbè, come insegnano a Lost non si può cambiare il passato, nemmeno tornando indietro nel tempo.

In tutto ciò, si è avvicinata la socia a curiosare su cosa riuscisse a trattenermi davanti alla tv seduto sulla freschissima(!) poltrona di pelle, e istintivamente le ho chiesto “ti ricordi? è la finale di coppa davis giocata a Melbourne contro l’Australia nel… ehm, niente, niente, lascia perdere”

Europeisti da sempre!

La Corte di Giustizia Europea ha dichiarato perfettamente legittima la norma di legge italiana che riserva la titolarità delle farmacia esclusivamente ai farmacisti.

Allegato n°1circ.058del20.05.09

Nelle sentenze pronunciate in data odierna la Corte rileva che l’esclusione dei soggetti non
farmacisti dalla possibilità di gestire una farmacia o di acquisire partecipazioni in società di gestione di farmacie costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione dei capitali.
Tale restrizione può essere nondimeno giustificata dall’obiettivo di garantire un rifornimento di
medicinali alla popolazione sicuro e di qualità.

La patente

Secondo me è assurdo che per raccogliere i funghi ci sia bisogno di un patentino, previa frequentazione di un corso, e si possa invece mettere al mondo un figlio senza bisogno non dico di un diploma, ma almeno di aver letto qualche appuntino scritto da chi ci è già passato. Anche se l’idea della scuola di specializzazione in genitorialità non mi sembra così campata in aria.

Altrimenti poi finisce che si va in giro alle tre e mezza di notte cercando buste di latte arricchito con le vitamine.

Compagni!

Le domeniche pomeriggio in farmacia sono lunghe a passare, di solito occupate a sbrigare un po’ di scartoffie accantonate durante la settimana.

Domenica scorsa ero quindi al banco che leggiucchiavo una circolare quando è entrato in farmacia un signore piuttosto in là con gli anni, assiduo frequentatore della sezione dei compagni e da qualche tempo ormai molto avanti sulla strada di una senilità serena ma decisamente, come dire, svampita.

Di solito, quando viene in farmacia mi porta bigliettini minuscoli scritti fitti fitti che raccontano d’improbabili complotti di cui lui, ma soprattutto il partito, sarebbero le  vitime innocenti.

Questa volta no, si avvicina al banco e mi chiede con aria grave: “E’ venuto D’Alema?”. Di solito, a quest domande senza senso rispondo di si, stavolta, preso un po’ alla sprovvista me ne sono uscito con un “no, non ha fatto in tempo”. Lui ha annuito gravemente ha salutato e si è avviato verso l’uscita con aria proccupata.

Si era già aperta la porta automatica quando si è voltato verso di me e mi ha chiesto: “…e Mario Frioli?”

Prenotazioni

Un signore si avvicina al banco della farmacia, con la ricetta medica per la prenotazione di un esame.

lui: “Il dottore mi ha detto che mi conviene farla a pagamento perché con la mutua dovrei aspettare ad ottobre”.

io: “il dottore ha ragione il primo appuntamento disponibile sarebbe addirittura a novembre”.

lui (sconsolato) : “va bene, me la potete prenotare voi per favore, anche se a pagamento?”.

io: “si, certo”

lui :”quanto costa?”

io: “circa 100 euro”

lui: “100€ PER UNA TELEFONATA???”