Giochi di società

Dal feed di Adamo, insegnante, su FF:

sono uscite 4 ore fino a novembre che certamente finiscono a novembre nella scuola A. 18 ore fino a fine mese che non si sa se finiscono a fine mese nella B, x ore a me incognite nella scuola X a me incognita. l’avente diritto NUM1 tiene in ballo queste ore nelle tre scuole e per decidere aspetta domani, quando sono assegnate le 3 lontane ma annuali nella scuola C. allora mi chiamano per darmi le 18 ma si scordano di chiamare quella prima di me, la NUM2. Lei è una mia amica e dico alla scuola che guardi c’è questa ragazza, io sono NUM3. allora chiamano lei e lei ci pensa fino a domani, perché intanto è l’avente diritto per le 4 che sono state nel frattempo rifiutate da quella prima. Fin qui ci siamo? A questo punto aspettiamo di sapere qual è la terza scuola X a noi (num2,num3 incognita) per sapere se NUM1 le prende o le rifiuta. Se Num1 le prende, allora Num2 prende le 18 solo se vengono prorogate e io ottengo 4 fino a novembre. Se Num2 lascia le 18 per le 4 le 18 vanno a me e sono un’arma a doppio taglio, perché nel frattempo qualsiasi altra supplenza lunga non mi tocca più. In sostanza è un gioco di tattica spaventoso.

“È ingiusto discriminare la religione cattolica”

La bocciatura delle ordinanze firmate dall’ex ministro è stata spiegata dal Tar attraverso motivazioni che si soffermano su concetti di principio, senza entrare nel merito della questione. «In una società democratica – affermano i giudici – certamente può essere considerata una violazione del principio del pluralismo il collegamento dell’insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi con un’implicita promessa di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva materiali». Ne consegue che l’inclusione della religione nella “rosa” delle materie da cui scaturiscono i giudizi degli allievi è ritenuta illegittima: secondo il Tar questa interpretazione, data dal ministero dell’Istruzione, «appare aver generato una violazione dei diritti di libertà religiosa e della libera espressione del pensiero; nonché di libera determinazione degli studenti relativamente all’insegnamento della religione cattolica».

La migliore è della Gelmini, come al solito.

Qui non si parla di religione, ma di logica: se nel nostro ordinamento esiste il principio della laicità dello stato, e della parità di diritti e doveri di tutti i cittadini rispetto a questioni come il sesso, la razza o la religione, non si capisce per quale motivo gli studenti dell’ora di religione (solo cattolica) debbano avere maggiori possibilità (di crediti scolastici) rispetto ad altri.
Ma se parliamo anche di pratica, davvero pensiamo che il voto in religione debba fare media con italiano matematica e storia?
Essù…
Siamo come al solito alla propaganda, alla strumentalizzazione del “voto cattolico”, sollecitata da individui come il cardinal Coletti per salvaguardare i privilegi dei docenti, cioè dei preti.
Ma che c’entra tutto ciò con la religione?

Ministri per caso

Dalla lettera aperta inviata dal ministro Gelmini al collega Zaia a proposito del dialetto nelle scuole

I professori ad esempio devono sempre di più provenire dalla regione nella quale insegna

La polemica è distituita di qualsiasi fondamento soprattutto per chi è rivolta ad una persona che abita al confine con il Veneto

(wittgenstein)