Il vento non è cambiato per niente

(Meglio ancora, per continuare il paragone marinaresco: il vento è girato in poppa, e noi stiamo ancora con le vele cazzatissime)

Dopo le vittorie alle amministrative e ai referendum si poteva pensare che il PD facesse tesoro di quei successi in modo meno cialtronesco, manifesti a parte:  l’occasione era ghiotta per poter dimostrare di essere un’alternativa seria a questo governo di ……………………………. (mettete voi il termine, io li ho finiti).

E invece: la contorsionistica presa di posizione sulla tav (si, però, forse), la colossale figura di cacca incassata ieri con l’astensione sulla proposta dellIdV sull’abolizione delle province, la dilettantesca gestione della posizione del partito sulla legge elettorale (siamo ancora a D’Alema contro Veltroni) fanno pensare che abbia ragione ancora una volta il tanto criticato Matteo Renzi.

Rottamiamoli, anche senza incentivi.

Solo Civati prova a metterci un po’ di buon senso.

 lo schema è quello di sempre: un centrosinistra diviso, che si scambia accuse. Alcuni passano per burocrati conservatori, altri per qualunquisti inclini alla demagogia. La ragione, ovviamente, sta nel mezzo, a mio modo di vedere: ci vorrebbe più chiarezza, da parte del Pd, e più responsabilità, da parte dell’Idv (così, in un colpo solo, mi sono inimicato tutti i dirigenti, ma sono certo che molti elettori, quasi tutti, la pensano come me). Le province le vogliamo superare? Non possiamo presentare un testo condiviso, accidenti? Dobbiamo farci dare le pagelle dai quei rivoluzionari del Terzo Polo? E, pensando al futuro e alla nostra politica, vogliamo romperlo, questo schema? Vogliamo far vedere qualcosa di diverso? Vogliamo stabilire che i tre principali partiti di governo del centrosinistra si presentino in Parlamento e di fronte agli italiani con una proposta condivisa e non più con-divisi (perché stanno insieme, ma sempre fino ad un certo punto) come sono ora?

Europee

A proposito della legge elettorale per le europee, un punto di vista interessante e non banale sul perché  le preferenze forse non sono proprio il toccasana.

So bene che in un panorama come quello italiano, in cui l’elettore non ha modo di determinare alcuna scelta sugli eletti al Parlamento nazionale – che vengono di fatto nominati dalle segreterie di partito o dal solo segretario -, le preferenze alle europee costituiscono quella finestra di democrazia minima senza la quale la partecipazione all’esercizio del voto diventa quasi un vuoto rituale. Lo so, ed e’ il motivo per cui ho sostenuto la scelta del mio partito e del gruppo. Pero’ credo sia sensato riflettere sul fatto che questo e’ perche’ in Italia viviamo un deficit di relazione tra eletto ed elettore che rende tutto grigio, senza darci la liberta’ di capire le differenze tra un tipo di elezione e l’altra. Non e’ un caso, se nessun altro paese elegge i propri parlamentari europei senza preferenze. (leggi tutto)

Democrazia compiuta

«Lo sbarramento più logico è al 5 per cento, per avere nel Ppe una grande maggioranza relativa capace di orientare la politica dell’Unione Europea» ha detto il Cavaliere, ribadendo la preferenza per liste bloccate, meccanismo in grado di «selezionare autorevoli esponenti politici».

(corriere.it)

Giusto, cazzo ne sa il popolo bue, di chi votare? E l’impressione è che sto schifo vada bene pure al vertice del Pd, malgrado le preoccupazioni espresse qui , e qui , e anche qui.

Se al posto del tg1 ripassassero Orzowei, sarebbe meglio.

Down under

Dopo la strabiliante vittoria nei tuffi dalla piattaforma dai 10 metri alle Olimpiadi di Pechino, l’Australia si candida a vincere anche il premio per il miglior sistema elettorale, quello australiano appunto, che in questi giorni è molto in voga. Leggere noiseFromAmerika per averne un’idea.

Il sistema sembra ottimo: il sistema del voto alternativo unisce i vantaggi del doppio turno “alla francese” all’uninominale a turno unico.

C’è solo un problema, a mio parere: lo spoglio delle schede rischia di diventare un incubo… visto che col sistema attual a Sava in ogni elezione ci sono seggi che chiudono lo spoglio alle 5 del mattino, prevedo almeno una settimana per sapere chi ha vinto. Dico di più: se alle elezioni comunali di Sava del 2005 si fosse votato con questo sistema elettorale, i socialisti autonomisti avrebbero preso 7 seggi.

Qui la proposta completa.