Contrordine, compagni

Da oggi la Libia la bombardiamo anche noi.

L’Italia mantiene la linea sulla Libia che non prevede partecipazioni dirette ai bombardamenti. E’ quanto è emerso durante il Consiglio dei ministri, nel corso del quale, secondo quanto riferito da fonti di governo, il premier Silvio Berlusconi ha detto: “Facciamo già abbastanza”. Quello che l’Italia sta facendo in Libia “è in linea con la risoluzione Onu” ha spiegato il premier nel corso del Cdm, sottolineando – secondo quanto riferito da fonti governative – che “considerato la nostra posizione geografica ed il nostro passato coloniale, non sarebbe comprensibile un maggiore impegno”. La posizione dell’Italia che continua a dare il “massimo appoggio con le sue basi” ma non prevede un maggior impegno bellico nel paese – ha proseguito Berlusconi, secondo quanto riferito dalle stesse fonti – “è stata capita e apprezzata dagli alleati” (Ansa, 15 aprile 2011)

(Phastidio.net)

Io vi ho avvisati

“E’ palese, scrive Alfonso Luigi Marra, che è stato il potere bancario a scatenare la guerra in Liba affinché i media la usassero per distogliere la collettività da Fukushima, perché le banche osno il ‘padrone’ sia della politica energetica -nucleare e non – che dei governi e dei media.

Questo però è un tremendo errore perché solo se i media allertano imediatamente il mondo si potrà realizzare una mobilitazione generale degli stati sufficiente a fermare il disastro atomico”

(Raffaele Ferrante, uno che si spaccia per avvocato di Marra, via phonkmeister)

Guerre

Non riesco a seguire come vorrei le notizie sulla guerra civile libica e i raid aerei promossi dall’ONU, tuttavia vi segnalo il solito blog di Francesco Costa per avere un’idea piuttosto chiara della situazione.

Francesco è un convinto sostenitore dell’intervento internazionale, pur con tutti i dubbi e le paure del caso – e io pure. Il perché potrebbe essere anche molto lungo da spiegare, ma, con le parole di Cohn Bendit, lo riassumerei così: viene il momento in cui bisogna scegliere da che parte stare.

Pur con tutte le perplessità del caso, però, non posso che rifiutare categoricamente un’obiezione molto gettonata in questi giorni: perché in Libia si e altrove no?

Intendiamoci, non che non abbia fondamento la constatazione in sé (in alcune nazioni interveniamo e in altre no), ma la logica che sottende è demente: siccome non salviamo i ribelli del Bahrein o dello Yemen, abbandoniamo anche quelli libici.

Per me, una sola cosa giusta è sempre meglio di nessuna cosa giusta.

Sono io che sono sbagliato, di sicuro

Ricapitoliamo: in Libia è scoppiata un’autentica guerra civile, i morti sembrano essere parecchie migliaia, e il tutto avviene a 70 miglia da noi. Possibile che la nostra preoccupazione sia soltanto il potenziale arrivo di immigrati sulle nostre coste? (Che poi non sarebbero nemmeno “immigrati clandestini” ma più probabilmente rifugiati, che è cosa ben diversa)

O, in sottordine, la preoccupazione per gli italiani presenti che forse non stanno mangiando abbastanza, come dice Larussa? (e i negri che si fottano, pare voler dire)

Giusto, per carità, ma ricorda quel modo grottesco di dare le notizie di disastri e calamità che è tipico dei nostri telegiornali:

“terribile terremoto in Papuasia, i morti sarebbero 12000. Si teme per due turisti italiani che non rispondono più al cellulare”

 

Idioti e criminali

Mentre in Libia le forze speciali rimaste fedeli a Gheddafi sparano ad altezza uomo e bombardano i dimostranti con gli aerei, e i morti sono ormai centinaia,  il ministro Frattini esprime preoccupazione(!) per un’eventuale repubblica islamica a pochi chilometri dalle nostre coste, ma invita la UE a non impicciarsi nei fatti interni alla Libia.

Mentre, secondo Maroni, dovrebbe occuparsi degli sbarchi dei clandestini…

Vabbè,  poi magari un anno di questi ne riparliamo… il fatto è che ha ragione Metilparaben, hanno vinto.