Quoto

“Leonardo, il miglior blogger del mondo, sbarca su L’Unità. Da oggi il giornalismo italiano è un posto un po’ migliore.”

(Inkiostro, su FF)

Nemici in comune

Molto citata in queste ore, segnalo questa interessante riflessione di Francesco Piccolo, su L’Unità di oggi:

Do per scontata, la solidarietà a Vauro e al programma al quale partecipa: ogni forma di censura va respinta per principio. Però quindici anni di berlusconismo hanno prodotto un pensiero pericoloso e piatto, che è il seguente: tutti coloro che sono antiberlusconiani, stanno dalla stessa parte. Un pensiero semplice, a cui ognuno di noi ormai si è abituato. E in questi anni ognuno di noi ha imparato a solidarizzare con un sacco di persone che non gli piacciono. Quella puntata sul terremoto (e la successiva), come spesso mi capita vedendo i programmi di Santoro, non mi era piaciuta. C’era una forma evidente di violenza, di arroganza, tipiche delle persone che si sentono dalla parte giusta (e qualche volta lo sono), ma che per questo motivo sono convinte di poter esercitare una violenza, adottare una volgarità, un sarcasmo che io non solo non riesco a condividere, ma di solito, da queste serate, ne esco sempre con un sentimento di compassione per i maltrattati, anche se i maltrattati sono persone di cui non condivido una sola parola. Queste cose, però, sono molto difficili da dire. Perché stai dicendo la stessa cosa che dice il tuo nemico. E allora siamo costretti a essere tutti uguali, senza distinzione. Se Santoro fa una puntata violenta e poco condivisibile sul terremoto, se Vauro disegna vignette volgari, non importa, poiché sono sotto attacco del nemico, bisogna per forza stare dalla parte loro. E quello che ti piace per davvero, non conta più.

(Via Francesco Costa)

Sincerità

Solo Gilioli scrive da sinistra quello che molti, tutti?, pensano: che Soru stia semplicemente scaricando l’Unità ora che non gli serve più per la sua carriera politica, ormai fortemente ridimensionata.

Maestro una cippa

Luca racconta del critico musicale Paolo Zaccagnini in un post dal titolo “Vecchi maestri“, a proposito del suo primo articolo per l’Unità.

Qualcuno dovrebbe però ricordare al maestro che, parlando di Bruce Springsteen, nel 1975 erano i tempi di “Born to run”, non di “Born in the USA”.

Vado indietro alla prima volta che lo ascoltai, a casa del mio amico Roberto D’Agostino, ai tempi di “Born in the USA”, era il 1975,