Per gli appassionati delle telenovelas

Su iMille un resoconto credibile di quanto è avvenuto all’assemblea del PD di lunedì scorso (non) tenutasi all’Hotel Excelsior , almeno per quanto mi è stato riferito da un delegato presente, e dalle poche immagini che sono passate sulle tv regionali.

Il tempo passava, molti andavano via (è sempre tempo di festa) e nessuno si sognava di forzare l’ingresso e provare ad entrare nell’Hotel. Non era previsto, e non era nemmeno negli obiettivi. Ad un certo punto, con nostra grande sorpresa hanno fatto entrare le persone rimaste fuori. Un centinaio circa. I posti della sala erano occupati nelle prime file dai delegati regionali e nazionali. Noi ci siamo messi con ordine nelle ultime file. Il tutto si è svolto senza alcun problema o difficoltà. Il palco è rimasto vuoto per circa mezz’ora. Nessuna traccia né di Blasi, segretario regionale, né di Emiliano. Ad un certo punto è entrata l’onorevole Capano, ha preso il microfono e detto: “il segretario di questo partito ha ritenuto che quelle di oggi non fossero le condizioni per affrontare una discussione….Siamo in una fase delicata e bisogna parlarsi con grande franchezza, ed è diritto-dovere di ogni organismo dirigente condurre questa discussione con molto senso di responsabilità e misura”.

Giù i fischi e i mormorii di una sala che invece aveva tutte le intenzioni di ascoltare in maniera civile il dibattito. Le parole della Capano anche se fuori luogo (lo ripeto la situazione era tranquilla, e la decisione di aprire la sala proveniva dagli stessi dirigenti), non mi hanno affatto sorpreso…credo fosse nelle intenzioni prendere ancora un pò di tempo per districare una matassa ancora ingarbugliata e, per non ammettere propri limiti e inadeguatezza, in maniera goffa, è stata attribuita la responsabilità al disturbo arrecato dai sostenitori di Vendola.

Per la serie “siamo tutti dietrologi” di seguito aggiungo la mia lettura dell’accaduto, non priva di fantasia ma tutto sommato plausibile. Visto il clima fra i militanti piuttosto critico verso la sua posizione, la sera prima dell’assemblea Emiliano spedisce ai delegati un SMS in cui chiede l’unanimità per accettare la candidatura. Un clamoroso autogol, visto che subito la componente del partito vicina a Boccia annuncia la decisione di astenersi, nella speranza che con la conseguente rinuncia del sindaco di Bari, in qualche modo lo stesso Boccia ritorni in corsa. A quel punto, Blasi ed Emiliano capiscono che si mette male, e decidono di prendere tempo: si aprono le porte, si rinvia l’assemblea dando la colpa all’avversario, nel frattempo Emiliano smentisce l’SMS, Boccia smentisce la sua astensione si va verso le primarie, unica via d’uscita ancora possibile.

Sul campo rimangono solo da definire data, e la sorte della leggina ad emilianum… come se fosse poco.

Spernacchiatemi al petto.

Qualcuno lo aveva previsto

Un’interessante lettura della questione regionale pugliese in un vecchio post di Alessandro Tauro. L’articolo è d’impostazione “travagliesca”, con una concatenazione degli eventi e delle dichiarazioni ufficiali decisamente suggestiva, specie alla luce degli ultimi avvenimenti: la tesi, non nuova, è che al centro di tutto ci sia l’interesse di un certo gruppo imprenditoriale e politico verso l’AQP.

La storia che state per leggere è una storia che lega tra loro sanità, risorse naturali, amministrazioni pubbliche, il mondo della politica, ipotesi giudiziarie, vittime inconsapevoli e navigati carnefici.
E’ una storia che parla di interessi economici, di giochi al limite del political-thriller, di alleanze trasversali, di mondo imprenditoriale e di celebri uomini politici costretti a ricoprire il ruolo della pedina inconsapevole in una scacchiera sconosciuta.

N.P.

L’assemblea regionale dei delegati del PD che doveva decidere per la candidatura alla presidenza della regione Puglia è stata rinviata. L’unica spiegazione plausibile viene da Civati.

Segni evidenti dell’avvenuta catastrofe /2

La decisione del Pd di candidare Michele Emiliano alla guida della Regione Puglia rischia di diventare un punto di non ritorno per la classe dirigente del PD, e ben oltre l confini della Regione.

La decisione di non dare continuità all’esperienza di governo della giunta Vendola rischia infatti di segnare profondamente la dirigenza  del PD, toccando i cosiddetti “equilibri politici” locali, ma anche di distruggere la credibilità del partito stesso,  ben al di là del probabile disastro elettorale – forse duplice.

E’ chiaro infatti che sono tante le questioni che n questa vicenda s’intersecano:

l’interesse della dirigenza nazionale bersaniana, D’Alema in testa, ad un accordo con l’Udc per “incartare” l’adesione del partito di Casini ad un progetto futuro di alternativa all’asse Pdl-lega, anche a costo di candidare PierFerdy alla presidenza del consiglio. In quest’ottica, l’elezione pugliese è un puro accidente, il cui risultato sembra quasi non interessare al nostro gruppo dirigente.

Le ancora vivissime divisioni congressuali, che, a distanza di mesi, ancora segnano profondamente la classe dirigente locale, e che in questa partita si giocano una specie di rivincita.

La questione giudiziaria con cui Vendola è stato indebolito negli ultimi mesi, e su cui  il PD ha responsabilità almeno altrettanto evidenti.

L’ambizione spregiudicate dei due candidati, una volta politicamente vicinissimi, ora disposti a giocare entrambi la partita del “tanto peggio, tanto meglio” pur di non lasciare spazio all’avvresario – pur se con differenti gradi di ragione, a mio avviso.

La norma che non prevede il doppio incarico all’interno del partito, e per la quale, per logica, non dovrebbe nemmeno essere concepibile la candidatura di chi già possiede un ruolo istituzionale. A questo proposito, la questione della leggina, che consentirebbe ad Emiliano di conservare il suo incarico di Sindaco di Bari in caso di sconfitta, è solo un “di più”: il rischio di nuove elezioni comunali nella città capoluogo di regione (dopo un solo anno!) dovrebbe bastare a rendere impraticabile la candidatura Emiliano.

La definitiva rinuncia al metodo delle primarie,  che proprio in Puglia cinque anni fa ha dimostrato invece tutta la sua validità nella selezione del candidato e nella sua proiezione vincente in campagna elettorale.

Il programma. Appunto, quale programma? Come disse un mio amico dell’allora Margherita al tempo delle elezioni comunali “si parla di programma solo quando vuoi prendere per il culo il tuo interlocutore”.

Ecco,almeno questo ci è stato risparmiato: delle cose da fare non parla nessuno.

Viva la faccia: è una guerra fra bande, e a noi tocca solo guardare.

(Pubblicato anche sul sito del Circolo PD Barack Obama)

Eh, gente che si sacrifica, anche nei giorni di festa

Niente Vendola, e niente primarie. Il candidato è Michele Emiliano, anche se la leggina salva-poltrona non venisse approvata nel consiglio regionale che si terrà lunedì prossimo.

Prima di ogni altra considerazione, che adesso non ho voglia né tempo di fare, mi sembra che il gruppo dirigente del Pd, pugliese e non solo, si stia giocando il tutto per tutto.

O forse no, anche dopo un eventuale ennesimo disastro troverebbero sempre qualcuno cui addossare le colpe, fossero anche “…le cavallette!!”.

Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, presidente dell’assemblea regionale del Pd della Puglia, ha deciso di dare la sua disponibilita’ a candidarsi alle regionali del 2010. Lo ha detto poco fa all’ANSA. ’Accogliero’ la decisione del mio partito – ha detto -senza porre condizioni’. L’assemblea regionale del Pd si riunira’ lunedi’ pomeriggio per indicare in maniera definitiva il candidato presidente alle prossime regionali.(ANSA).

(lavocedimanduria)

Il PD ha scelto Vendola

A quanto pare il Pd è deciso a ripresentare Vendola come candidato presidente per la Regione Puglia. Insomma, quello che avrebbe dovuto essere un passo naturale, dopo l’inerzia iniziale sembra quasi una forzatura. Si tratterebbe ora, secondo le fonti, ” di convincere UDC e IDV a rimuovere le pregiudiziali verso Nichi”.

Inutile nasconderlo: nel partito in molti, corrente dalemiana in testa, avrebbero preferito un altro candidato per riproporre il cosiddetto modello-Dellai, o modello-Brindisi, o meglio ancora modello-Aldomaggi: una grande ammucchiata con UDC, Iosud,  tutti i cespugli di centro intorno a spartirsi la torta.

Se questo è vero, sarà importante guardare al PD e al suo atteggiamento verso gli alleati scettici verso la riproposizione di Vendola: se cioè comunque il partito tirerà dritto senza tentennamenti, oppure lascerà che le obiezioni montino e “brucino” il candidato sperando in una sua defezione.

O forse sono troppo malpensante io…