Più in generale

Allargando il discorso alla manovra nel suo complesso, e al governo Monti in generale, trovo poi che dopo i comici d’avanspettacolo a cui eravamo abituati negli ultimi anni, lo stile, la serietà, la preparazione apparente degli esponenti del governo appare davvero come una boccata di aria fresca, come di ritrovate normalità e serietà.

Sin qui niente da dire,  davvero. La presentazione del decreto è stata di una misura, garbo competenza ed efficacia alle quali davvero non eravamo più abituati, e questo è il nuovo standard di comportamento col quale le prossime classi dirigenti del paese si dovranno confrontare, finalmente.

Detto ciò, però, l’innamoramento complessivo di tanta parte dei commentatori di sinistra, ormai prossimi alla santificazione di Monti, fa davvero sorridere.

Io conosco bene solo pochi campi in cui questo decreto avrà effetti, e non mi paiono molto convincenti. Troppe tasse, poco risparmio di spesa, se non sulle pensioni. Fatemelo dire, il blocco degli adeguamenti delle pensioni fa veramente senso.

E visto che ci sono, dico anche una cosa poco piacevole, mi rendo conto: lo scudo fiscale di Tremonti è stata una vera schifezza epocale, un gigantesco regalo fatto a evasori, probabilmente malviventi. Consentire di regolarizzare cifre ingentissime sottratte alla fiscalità generale al prezzo del solo 5% è una vergogna che rimarrà per sempre ad onta del peggior governo della storia repubblicana.

Detto questo però, quello scudo fiscale rimane un impegno preso dallo stato nei confronti di una parte dei suoi cittadini, sia pure quelli “peggiori”, e tale dovrebbe rimanere.

Rimangiarsi impegni presi, cancellare la certezza delle norme ad ogni convenienza del momento, quando anche fosse “giusta” per principio morale, è sempre sbagliata. Uno dei problemi di questo paese è anche soprattutto questo, il non poter avere nessuna fiducia nell’amministrazione dello stato.

 

 

 

Mari e Monti

Volevo parlare della tassa sulle barche, poi mi è arrivata una mail che  annuncia il testo definitivo del decreto che sancisce la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Dal primo gennaio, infatti, la vendita di farmaci con obbligo di ricetta viene estesa anche alle parafarmacie, o comunque a tutti i punti vendita in cui c’è la presenza di un farmacista.

E fin qui avrei già molto da dire, ma mi astengo, perché il punto importante è un altro: su questi farmaci sarà possibile praticare sconti da parte dai farmacisti – o forse sarebbe meglio dire negozianti, a ‘sto punto.

Intendiamoci, non intendo certo negare che all’interno della farmacia, intesa come “istituzione”, l’anima commerciale e quella professionale convivano con alterne fortune, il punto è che fino ad ora c’è sempre stato un limite invalicabile: la ricetta medica. Da Aosta a Trapani il farmaco “importante” è sempre costato uguale.

Dal primo gennaio cambierà tutto.  La novità dirompente è che, anche su questi farmaci ( come già da qualche anno sui prodotti da banco e i SOP, cioè senza obbligo di ricetta medica) sarà possibile praticare prezzi promozionali.

In termine strettamente tecnico, questa cosa è, a mio parere, una gigantesca stronzata.

Il problema sono i prezzi alti? Si imponga una riduzione per legge di una cifra percentuale X, e amen. Praticare prezzi diversi, su farmaci sui quali i pazienti NON hanno possibilità di scelta, perché prescritti dal medico, significa discriminare il diritto alla salute di alcuni rispetto ad altri, rispetto cioè alla fortuna di abitare vicino a un centro commerciale, o una catena di parafarmacie invece che sul cucuzzolo di una montagna.

4. E’ data facoltà alle farmacie e agli esercizi commerciali di cui all’art. 5, comma 1, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, di praticare liberamente sconti sui prezzi al pubblico su tutti i prodotti venduti, purché gli sconti siano esposti in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli acquirenti.

Infine, mi sia consentita una punta di benaltrismo: ok, vada per la liberalizzazione dei farmaci, benissimo. Possibile però che sia l’unico provvedimento adottato sul tema? Tassisti, giornalisti, notai… niente? Davvero l’Italia non cresce per il monopolio dei farmaci di fascia C detenuto dalle farmacie?

Professori, puah.

Il dilemma Monti

Non so mi fa più tristezza l’entusiasmo per il governo Monti di una metà della classe politica, che così ammette la propria incapacità a governare, o la pervicace resistenza dell’altra parte, che ancora non vuole arrendersi alla propria, incapacità.

La crisi in poche parole

Le istituzioni europee non vogliono più Berlusconi, ormai è chiaro. Anzi, non lo vuole praticamente più nessunom anche all’interno del Pdl. Fanno eccezione solo quelli più preoccupati più della propria posizione attuale che del medio periodo: i miracolati e i peones (per capirci: Scilipoti e dintorni) del futuro se ne fottono, tirano a campare il più possibile e amen.

Gli altri invece, intesi come  i quadri, i ras locali, le figure di medio peso, si rendono conto che l’impero berlusconiano è alla fine, e un ricambio, finalizzato a recuperare consenso sino alle elezioni del 2013 sarebbe molto meglio per loro. Naturalmente non lo possono dire apertamente, ma a saper leggere certi riposizionamenti (Tosi, Scajola, lo stesso Formigoni) appare abbastanza chiaro.

Dall’altra parte però non è che poi si sia molto più tranquilli: eventuali elezioni anticipate magari si vincono, ma poi?

Se il governo cadesse adesso, si troverebbero alle prese con i provvedimenti richiesti dalla Bce, che non hanno alcuna intenzione di avallare, un po’ per convincimento ideologico, molto  per mera convenienza elettorale. Figuriamoci: via Berlusconi si troverebbero, per l’ennesima volta, a operare i tagli “di macelleria sociale” imposti dall’Europa ( Infatti, nel manifesto che presenteranno il 5 novembre, fra le 10 cose che propongono non ce n’è nemmeno una di quelle richieste dalla Bce. In compenso, c’è la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, dopo che pochi mesi fa hanno cavalcato il referendum che SI OPPONEVA a tale misura. So’ fenomeni)

Eppure sarebbe l’unica cosa ammissibile: se il governo cadesse, solo una guida autorevole (Monti?), e con un programma ben definito (le riforme imposte dall’Europa) potrebbe traghettare l’Italia alle elezioni del 2013, altrimenti, se fosse per governare secondo le ricette di Bersani e Di Pietro,tanto varrebbe andare a votare subito.

Cosa succederà?

Io la penso come Christian Rocca.

Ipotesi 1: Berlusconi adotta quei provvedimenti stasera, senza infingimenti e senza ulteriori buffonate. Improbabile.

Ipotesi 2: Berlusconi non lo fa e allora si deve trovare una maggioranza politica alternativa in Parlamento per fare queste cose ad horas e poi andare subito dopo alle elezioni. A occhio si tratta di un paradossale governo di centrodestra cioè berlusconiano, allargato al centro, forse mondato dalla Lega, non guidato da Berlusconi e con l’opposizione di centrosinistra che grida esattamente come adesso alla macelleria sociale e con i sindacati in sciopero generale. Possibile.

Ipotesi 3: Berlusconi non adotta quei provvedimenti necessari e non si dimette, anzi con un’ennesima acrobazia propone una mega tassa sui patrimoni, ovvero il medesimo ingrediente della ricetta dell’opposizione, di tutta l’opposizione, quella tecnica e quella politica, quella di centro e quella di sinistra, quella socialdemocratica e quella radicale. In questo modo, facendo esattamente quello che l’opposizione vorrebbe fare, Berlusconi frega l’opposizione, i mercati se ne fregheranno perché la patrimoniale non risolverebbe nulla e alla fine a rimanere fregati saremo noi. Probabile.