Queste sarebbero le grandi riforme

L’editoriale di Pietro Ichino sul cosiddetto milleproroghe, il decreto omnibus la cui approvazione è stata bloccata, di fatto,  dal presidente Napolitano.

L’oggetto del “Milleproroghe”, ovviamente, non è limitato alla “materia sociale e di lavoro” trattata nell’articolo 2-quater: esso comprende anche una sorta di condono strisciante per 600 case abusive in Campania, una tassa sui biglietti del cinema, proroghe o riaperture di termini in tema di servizi trasfusionali, di smaltimento dei rifiuti, di provvidenze fiscali per il terremoto dell’Aquila e per l’eruzione dell’Etna, di finanziamento delle Autorità portuali, di gestione del personale scolastico, di rottamazione degli autoveicoli, di cooperazione internazionale di Polizia, di provvedimenti per “Roma capitale” (tre assessori in più per Alemanno), di fecondazione assistita, di navigazione nei laghi lombardi, di blocco degli sfratti, di trasmissioni televisive, di informatica giudiziaria, di sgravi fiscali per le banche, di armi da fuoco portatili; poi un rinvio di pagamento delle quote latte a favore dei padani inadempienti e uno stranissimo provvedimento per la “salvaguardia della vita umana in acqua” (in nome della quale si espelle dal mercato – non si sa perché – chiunque abbia conseguito l’autorizzazione dopo il 31 dicembre 2009, ripristinandosi così de facto il monopolio della Federazione Italiana Nuoto per il rilascio della patente di idoneità ai bagnini: a proposito, come la mettiamo con la “frustata liberalizzatrice”?) e una miriade di altre materie ancora. Nessuno comunque si illuda di poter capire a prima (o anche seconda) lettura il contenuto di una qualsiasi norma in questa miriade: ogni disposizione è immancabilmente formulata come modifica e interpolazione di una legge precedente, onde il suo significato è comprensibile soltanto a chi la ha scritta e al suo mandante.

 

Montature

Difendere Di Pietro non mi viene proprio gratis, ma cerco sempre di distinguere i fatti, i pensieri, le idee dalle persone che ne sono autori, o vittime. Intendo: non è che se Berlusconi (sostituire a piacere con Aldo Maggi, Bruno D’Oria, Luciano Moggi ecc.) fa una cosa buona questa sia per me in qualche modo meno buona: in sé è buona uguale, qualsiasi ne siano le motivazioni, pure le più ignobili. Il resto è del diavolo, per dirla col senatore Marino.

Allo stesso modo, l’accanimento sulla presunta offesa di Di Pietro a Napolitano da parte di stampa e politici non è meno falso e ipocrita solo perché riguarda uno che non è proprio un mio beniamino.

Lo pensavo già da qualche giorno, ed ero in ottima compagnia, ma stasera ho avuto occasione di vedere anche il video del discorso “incriminato” e mi sono convinto che delle due l’una: o la maggior parte dei commentatori non lo ha visto e ne ha parlato per sentito dire, per malafede o banale sciatteria, oppure in Italia non esiste più la libertà di espressione.