Ce la siamo meritata, la Bonino

Mercoledì scorso, a 48 ore dalla chiusura di una delle campagne elettorali più incerte e polemiche degli ultimi tempi, la mia signora passeggiava con la sua scolaresca in gita per le strade di Torino. All’improvviso si è imbattuta in un comizio, e per quella vocazione alla condivisione della sofferenza tipica di chi per qualche motivo si considera di sinistra, mi ha chiamato per farmi sentire la voce del comiziante. Non era Cota che si radicava nel territorio, e non era neanche la Bresso che sradicava Cota  dal territorio. Era Emma Bonino, che in quel cruciale momento e con le responsabilità che una gran parte di elettorato di una regione diversa dal Piemonte le aveva dato candidandola, si giocava le sue ultime chance di radicamento nel Lazio facendo campagna elettorale per la lista Bonino Pannella in Piemonte. Di mercoledì. Ecco, quando perdi per 70mila voti sei inevitabilmente portato a pensare che battendo qualche piazza in più si sarebbero potute cambiare le sorti di queste sventurate elezioni. Purché le piazze fossero nel Lazio e l’obiettivo fosse la vittoria di una coalizione e non la sopravvivenza di una lista.

(Zoro, via Guia)

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