Ministri, fiducia, discariche e rifiuti

Interessante intervista del ministro Prestigiacomo sul corriere.

I fatti sono noti, tre giorni dopo aver incassato la fiducia a Montecitorio, il parlamento ha approvato nell’ambito di un decreto a favore delle nuove imprenditorialità una norma che esclude queste nuove imprese dai alcuni controlli stringenti sulla normativa dei rifiuti.

Poiché il governo, rappresentato appunto dalla ministra, aveva espresso parere negativo sull’emenedamento, e quindi richiesto un nuovo passaggio in commissione del decreto,  la sua approvazione ha determinato la crisi politica nei rapporti Prestigiacomo-PdL.

A qeusto proposito, la ministra dice:

Che cos’è successo esattamente alla Camera?
«Due giorni prima avevamo ottenuto il primo voto favorevole a Montecitorio dopo la fiducia, sul decreto rifiuti. Rappresentavo io il governo. Abbiamo concesso qualcosa al Fli, qualcosa all’Udc, qualcosa pure al Pd e all’Italia dei Valori, portando a casa il risultato. Poi mi sono ritrovata una norma, di cui non sapevo nulla, uscita guarda caso dalla commissione Lavoro, quella di Moffa, che ci teneva moltissimo…».

Una norma che sospende la tracciabilità dei rifiuti.
«L’80 per cento dei rifiuti italiani è speciale. Ed è fuori controllo. Viaggia per i fatti suoi. La documentazione è tutta cartacea, ed è facile falsificarla. Il controllo deve diventare telematico, con i dati su una chiavetta, una scatola nera sui camion, e la sorveglianza affidata ai carabinieri. Una rivoluzione. La Confindustria ci appoggia. Purtroppo molte aziende preferiscono il vecchio sistema. E dietro i rifiuti ci sono lobby potentissime».

Insomma, non ci vuol molto a immaginare il tenore dello scambio: un voto alla fiducia da Moffa in cambio del rinvio delle norme sul controllo dei rifiuti speciali.

Ma forse sono io che sono malpensante, eh!

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Ilva: Vendola mantiene la promessa

La Regione ha approvato un disegno di legge che prevede una drastica, ancorché progressiva riduzione dei limiti complessivi delle emissioni di diossine e furani dagli attuali 10 nanogrammi, a 2,5 nell’aprile 2009, e 0,4 nell’anno successivo.

Il ministro Prestigiacomo non sembra prenderla benissimo:

”Il disegno di legge proposto da Vendola sull’Ilva di Taranto, se approvato dal Consiglio regionale – dice il ministro – implicherebbe la chiusura dello stabilimento entro 4 mesi: un dato – aggiunge – che il presidente della Regione Puglia ben conosce e che rischia di innescare un problema sociale di enorme portata per Taranto e per la Puglia”. ”I limiti di emissione per diossine e furanni (0,4 ng a metro cubo) – aggiunge anche il ministro – sono previsti dal Protocollo di Arhus oggetto della Decisione del Consiglio dell’Unione Europea 2004/259/CE del 19 febbraio 2004. Nell’annesso VI del Protocollo si prevede che i termini per l’applicazione dei valori limite per le fonti fisse sono fissati in 8 anni dall’entrata in vigore della Decisione, cioe’ nel 2012”

Nel frattempo, come segnalato anche da Daniele, il pluri-pregiudicato incaricato dal ministero di valutare l’istruttoria per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale è stato rimosso.

Giochi di Prestigiacomo

Sul numero in edicola de L’Espresso c’è un agghiacciante articolo sulle nomine effettuate dal ministro Prestigiacomo alla Commissione IPPC che dovrà rilasciare le Autorizzazioni Integrate Ambientali necessarie per l’attività di almeno 200 stabilimenti in Italia, fra cui l’ILVA di Taranto.

A questa istruttoria, il neo nominato presidente Dario Ticali, ha designato l’ingegnere Bonaventura Lamacchia.

amacchia ha un curriculum giudiziario di tutto rispetto. Calabrese, deputato nella XIII legislatura per la lista Dini, poi Upr con Cossiga e infine Udeur, è stato condannato a 2 anni e 5 mesi, pena patteggiata, come ad e presidente del Cosenza calcio. I reati? False fatturazioni, costi inesistenti riferiti a documenti contabili mai esistiti, ricettazione, falso in bilancio, falso ideologico, evasione fiscale quantificata dalla Guardia di Finanza in oltre 30 miliardi di lire.

E ancora:

Nel 2002, dopo un anno di latitanza trascorsa tra Bratislava, Bari e Milano, venne arrestato. Fu condannato nel 2004, pena patteggiata, a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta e tentata estorsione: aveva distratto, destinandoli ad altre società, circa 2 miliardi di lire dalla Edicom e dalla Edilrestauri.

Per tacere del resto: in commissione c’è un magistrato del Tar che poi dovrebbe decidere di eventuali ricorsi alle decisioni della IPPC stessa, e anche un funzionario dell’ENEL, azienda che presenterà in commissione almeno 50 istanze di A.I.A. per i suoi stabilimenti.

Qui trovate l’articolo completo.

P.S. sarò malpensante, ma l’ultima frase dell’articolo meriterebbe qualche approfondimento maggiore.

I membri dell’ex organismo azzerato erano tutti studiosi di chiara fama.