70 a 30

Risultati delle primarie del centro-sinistra savese:

Vendola 680 Boccia 269

Nulle 4 Bianche 1

Secondo radio serva, il dato sembra in linea con quello provinciale.

Ultim’ora: clamoroso! A Maruggio vince Boccia per un voto. Non fate le solite battute, eh!?

A proposito di primarie

Lo dico: sinceramente non so ancora per chi votare. Se andare a votare.

Fino a qualche tempo fa avrei votato Vendola senza indugio, oggi non ne sono più tanto sicuro. Sono convinto che avesse ragione a pretendere le primarie, e pure della sostanziale positività del suo operato da presidente della regione, ma certi atteggiamenti ultra-personalistici mi appaiono fuori tono, quasi berlusconiani, se non fosse una parola troppo grossa.

Nel frattempo, giungono i primi appelli all’ortodossia di partito: chi fa parte del Pd, e principalmente chi fa parte a qualsiasi titolo del suo gruppo dirigente, non può non votare Boccia – questo il senso delle argomentazioni che circolano a tutti i livelli nel Pd, e anche a Sava, ovviamente.

Sarà pur vero, detto da chi pochi mesi fa nel PD invitava a votare Lista Florido per il bene del centro-sinistra, non fa sorridere?

Possibile fare peggio?

Pubblicato su iMille

La questione della candidatura alla presidenza della regione Puglia per il centro sinistra sembra avviata verso la soluzione più ovvia, con l’indizione delle primarie per domenica prossima 24 gennaio.

Si confronterano Nichi Vendola, presidente in carica, e Francesco Boccia, indicato dal segretario regionale del PD Blasi nel corso dell’assemblea regionale odierna del partito. In pratica, tutto come cinque anni fa, almeno apparentemente.

Se i nomi sono gli stessi, infatti, lo scenario è decisamente mutato. Nel 2005, il vento spirava forte in poppa alla coalizione dell’Ulivo, che infatti avrebbe vinto in dodici regioni su quattordici, costruendo le promesse per una vittoria elettorale alle elezioni politiche dell’anno successivo. Cinque anni di governo disegnano oggi un quadro della primavera pugliese difficile da leggere, fatto di tante luci e poche ombre nerissime, la situazione nazionale è quella che è, così alla fine ci si batte per non affondare, per non vedere quel risultato entusiasmante ribaltato nei numeri e nelle prospettive.

La paura, si sa, una cattiva consigliera: le speranze hanno lasciato campo al terrore della disfatta, consegnandoci l’immagine di un partito richiuso in se stesso alla ricerca di un’alchimia politica vincente, piuttosto che di un’idea su cui costruire una campagna elettorale trainante. Si è scelto infatti di dimenticare cinque anni di governo regionale per cambiare improvvisamente registro, come se il Pd in questa esperienza di governo fosse stato un semplice osservatore.

Una scelta sicuramente legittima e non priva di pragmatico buon senso, ma solo se vista da molto lontano – da Roma, “disciamo”.

Davvero ci si può stupire che Vendola, e anche pezzi importanti del PD, non vogliano semplicemente farsi da parte e lasciare il campo ad un nuovo progetto politico fatto di calcoli e di alleanze studiate a tavolino? Chi nella primavera pugliese si è speso senza sosta per cinque anni, ci ha messo la faccia, ha fatto l’assessore, il consigliere regionale, o magari ci ha semplicemente creduto, può davvero far passare tutto in cavalleria senza nemmeno lo straccio di un giudizio che non sia semplicemente “con l’UDC si vince?”

Quello che fino ad oggi appariva un contrasto insanabile può essere rappresentato in vari modi: uno scontro fra il solido pragmatismo bersaniano e l’idealismo perdente vendoliano e comunista, oppure una lotta senza quartiere fra poteri forti, oppure, ed è il mio misero punto di vista, semplicemente due diverse visioni del futuro del centro-sinistra, entrambe perfettamente legittime.

Quello che però resta inaccettabile è l’approssimazione con cui certi processi politici vengono letti e gestiti dal nostro attuale gruppo dirigente. Ci ritroviamo dopo quasi due mesi al punto di partenza, con l’unica via d’uscita costituita dalle primarie, e con il rischio inalterato che l’UDC non sia della partita. Non sarebbe stato molto

più saggio e lungimirante scegliere due mesi fa?

Le primarie sarebbero state comunque un rischio, ma avremmo avuto molto più tempo per ricucire un eventuale strappo con i “centristi”, oppure avremmo potuto lanciare col dovuto coraggio un nuovo progetto politico, fatto di tanti alleati e un nuovo avversario, lo stesso Vendola.

Scegliere è difficile, e soprattutto servono dirigenti capaci di farlo, così si è finito per traccheggiare: prima si è chiesto a Vendola di fare un passo indietro, poi si è candidato il non-candidabile, poi si sononegate le primarie, poi alla fine le si indicono – senza contare il divertente intermezzo del mandato esplorativo al candidato, una primizia assoluta, o la tragicomica leggina ad-personam.

Possibile far peggio?


Per gli appassionati delle telenovelas

Su iMille un resoconto credibile di quanto è avvenuto all’assemblea del PD di lunedì scorso (non) tenutasi all’Hotel Excelsior , almeno per quanto mi è stato riferito da un delegato presente, e dalle poche immagini che sono passate sulle tv regionali.

Il tempo passava, molti andavano via (è sempre tempo di festa) e nessuno si sognava di forzare l’ingresso e provare ad entrare nell’Hotel. Non era previsto, e non era nemmeno negli obiettivi. Ad un certo punto, con nostra grande sorpresa hanno fatto entrare le persone rimaste fuori. Un centinaio circa. I posti della sala erano occupati nelle prime file dai delegati regionali e nazionali. Noi ci siamo messi con ordine nelle ultime file. Il tutto si è svolto senza alcun problema o difficoltà. Il palco è rimasto vuoto per circa mezz’ora. Nessuna traccia né di Blasi, segretario regionale, né di Emiliano. Ad un certo punto è entrata l’onorevole Capano, ha preso il microfono e detto: “il segretario di questo partito ha ritenuto che quelle di oggi non fossero le condizioni per affrontare una discussione….Siamo in una fase delicata e bisogna parlarsi con grande franchezza, ed è diritto-dovere di ogni organismo dirigente condurre questa discussione con molto senso di responsabilità e misura”.

Giù i fischi e i mormorii di una sala che invece aveva tutte le intenzioni di ascoltare in maniera civile il dibattito. Le parole della Capano anche se fuori luogo (lo ripeto la situazione era tranquilla, e la decisione di aprire la sala proveniva dagli stessi dirigenti), non mi hanno affatto sorpreso…credo fosse nelle intenzioni prendere ancora un pò di tempo per districare una matassa ancora ingarbugliata e, per non ammettere propri limiti e inadeguatezza, in maniera goffa, è stata attribuita la responsabilità al disturbo arrecato dai sostenitori di Vendola.

Per la serie “siamo tutti dietrologi” di seguito aggiungo la mia lettura dell’accaduto, non priva di fantasia ma tutto sommato plausibile. Visto il clima fra i militanti piuttosto critico verso la sua posizione, la sera prima dell’assemblea Emiliano spedisce ai delegati un SMS in cui chiede l’unanimità per accettare la candidatura. Un clamoroso autogol, visto che subito la componente del partito vicina a Boccia annuncia la decisione di astenersi, nella speranza che con la conseguente rinuncia del sindaco di Bari, in qualche modo lo stesso Boccia ritorni in corsa. A quel punto, Blasi ed Emiliano capiscono che si mette male, e decidono di prendere tempo: si aprono le porte, si rinvia l’assemblea dando la colpa all’avversario, nel frattempo Emiliano smentisce l’SMS, Boccia smentisce la sua astensione si va verso le primarie, unica via d’uscita ancora possibile.

Sul campo rimangono solo da definire data, e la sorte della leggina ad emilianum… come se fosse poco.

Spernacchiatemi al petto.

Largo ai gggiovani

Malgrado il titolo ironico, credo che la proposta espressa dai Giovani Democratici pugliesi sulla questione candidatura Vendola sia del tutto condivisibile, anche se molto “politichese” nei toni.

D’altronde…

Il congresso del Partito democratico della Puglia appena conclusosi ha visto tutti e tre i candidati alla carica di Segretario regionale esprimersi per iscritto, pubblicamente e a mezzo stampa, in favore della ricandidatura di Nichi Vendola. Si deve dunque ritenere che tale valutazione sia stata condivisa e validata dagli iscritti e dagli elettori delle primarie che sulla base della discussione congressuale e delle rispettive piattaforme sono stati chiamati a pronunciarsi. Una sconfessione di tale processo, che non passasse per una disponibilità dello stesso Vendola, sarebbe una contraddizione politica difficilmente districabile se non appunto con un processo “aperto” che ridia parola ai cittadini.



Le primarie viste da destra

Qualcuno si domanda quando verrà data la possibilità di scegliere agli elettori del PdL.

Chi scrive non riesce a nascondere un pizzico di invidia per quanto succede sulla riva sinistra del fiume e proprio non riesce a non dispiacersi del fatto che il centrodestra non sappia importare un modello, quello americano delle primarie, che dovrebbe essere nel dna di una forza autenticamente conservatrice (nel senso anglosassone del termine) e riformista come quella che aspiriamo a costruire.

Merito, competizione, opportunità: sono le parole su cui abbiamo fondato un credo sociale, politico, economico. Poi, però, ce ne siamo pressoché dimenticati , li abbiamo rinchiusi nel cassetto e abbiamo sfoderato una buona dose di immobilità sostanziale. Il posto fisso di Tremonti, tra parlamentari nominati e un partito senza democrazia interna, è già realtà. Almeno in politica.