Breve commento alle regate di domenica scorsa

Niente, volevo solo dire che siamo sesti in classifica.

No, scherzavo, in realtà volevo parlar d’altro. C’è stato un momento, verso la fine della terza regata, che mi ha per un attimo fatto capire quanto dobbiamo ancora crescere  come equipaggio.

E’ stato quando, durante la terza prova, ci siamo trovati mure a sinistra a un incrocio con Pulsarino, la barca dei capi. Forse potevamo passare, anche se un po’ in ritardo, ma Pulsarino ha  rivendicato il suo diritto d’acqua. Niente da dire, abbiamo virato e ci siamo trovati affiancati mure a sinistra, sottovento, a morire negli scarti. (

Per pochi secondi, 10? 20?, siamo rimasti a poche decine di centimetri da Pulsarino, tanto da poterne sentire distintamente i dialoghi a bordo.

Solo che non abbiamo sentito volare una mosca. Ninete. Giusto un “andiamo?” “no, fra un po’”. “ok”, il tutto con un tono (e un volume) da biblioteca, più che da regata. Almeno rispetto alle nostre abitudini, che a bordo urliamo tutto il tempo, pure per dire “Buongiorno!, e sembriamo un suk galleggiante.

(Però siamo sesti in classifica, l’ho già detto?)

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