Lo sviluppo dei furbi

Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, è stata approvata una modifica al regolamento per l’assegnazione dei lotti della zona industriale: attualmente, un’azienda che ottenga finanziamenti finalizzati al suo ampliamento, e che si trovi confinante con un lotto libero, ha la precedenza nell’assegnazione di quel lotto.

La modifica approvata estende questa deroga anche ai lotti cosiddetti frontisti.

Per il resto, il regolamento è sempre lo stesso da 15 anni e una graduatoria aggiornata delle domande non esiste: l’unica parte che viene applicata sono le deroghe.

 

 

 

Un’umile proposta

Sono circa tre anni che non assisto ad un consiglio comunale, un po’ perché non ne ho alcun desiderio particolare, un po’ perché RTM a casa mia non si vede manco di striscio.

Ogni tanto, però, mi capita di avere sotto mano un verbale di qualche seduta, che, anche al netto negli inevitabili errori di stenotipia, definire sconfortante è poco. In particolar modo, la discussione dei punti all’ordine del giorno viene sempre sacrificata ad una parte terminale e inevitabilmente stanchissima del dibattito, perché tutta la parte iniziale e preponderante della seduta è destinata alle interrogazioni.

Queste sarebbero anche sacrosante, se però fossero regolamentate in modo normale: in tutti gli altri paesi le interrogazioni si presentano in forma scritta, e l’amministrazione è obbligata secondo regolamento comunale a inserirle come punti all’ordine del giorno entro un tempo prefissato. Questo consente agli amministratori, ma anche a tutti i consiglieri comunali, di documentarsi e così poter poi sostenere un dibattito efficace e quindi interessante. Al momento invece, le interrogazioni sono fatte oralmente e si pretende quasi sempre risposta immediata.

Il risultato è tristissimo: le interrogazioni sono in pratica delle imboscate, alle quali nella migliore delle ipotesi si ottengono risposte smozzicate e sbagliate, per lo più, e il dibattito conseguente è del tutto inutile, in quanto serve unicamente per mettere alla berlina l’impreparazione del sindaco o dell’assessore di turno. Dopo pochi minuti, poi, si passa ad altro, e il problema passa in cavalleria.

Ho conosciuto consiglieri comunali che non comunicavano l’oggetto delle loro interrogazioni nemmeno ai compagni di partito, per timore che venissero “copiate”. Ho ascoltato amministratori rimandare per mesi le risposte senza che ne fossero in qualche modo obbligati, visto che di domanda e risposta in pratica non c’è traccia, a parte i verbali che non legge nessuno.

Insomma, sarebbe ora di dare un taglio a questo ballarò dei poveri, un teatrino che serve solo ai suoi protagonisti, Il Consiglio Comunale faccia una riforma del regolamento che ridia un minio di dignità alle sue sedute, e soprattutto le restituisca il minimo dovuto d’importanza. Le interrogazioni scritte potrebbero essere molto più facilmente portate al cospetto della cittadinanza, e costituire così il nocciolo di un dibattito politico che non sarebbe più solo confinato al solo “palazzo”.

Specie se l’amico Ivano riuscisse a rendere operativo in modo serio il sito web del comune, che attualmente versa in uno stato di coma apparente…