Serve aggiungere altro?

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Della Cai e del mostro di Taranto.

C’è qualcosa d’inquietante nella presenza di Riva nella cordata Alitalia, molti infatti lo interpretano come l’obbligato “ringraziamento” per l’intervento del ministro Prestigiacomo in favore dell’ILVA di Taranto, di cui Riva è proprietario. Ma non solo.

Nel 2007, i rilevamenti effettuati per conto della Regione Puglia da parte dell’ARPA (agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente) mostravano valori elevatissimi di diossina nell’aria, pur se inferiori ai valori massimi previsti dal D.Leg 152/06. La Regione propone quindi al ministero dell’Ambiente di fissare limiti più stretti per l’emissione di diossine, e di adeguare i limiti italiani a quelli fissati dai paese più avanzati in materia di protezione dell’ambiente. E tutto ciò, proprio in sede di rilascio dell’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria all’ILVa per continuare a produrre.

“Tuttavia, una volta ottenuti i risultati si è posta la questione del confronto dei livelli riscontrati con i valori limite indicati dalle normative vigenti: il problema sorge dall’impossibilità di raffrontare il valore della concentrazione totale dei 17 congeneri previsti dalla norma, corretta per la tossicità equivalente (I-TEQ), con il limite di legge del D.Lvo 152/06, pari a 10 ng/m3, che si riferisce invece alla concentrazione totale di tutti i 210 congeneri di diossine e furani.”

(Governatore Vendola al ministro Pecoraro Scanio)

Non se ne fa niente.

I nuovi rilevamenti effettuati nel 2008 riportano valori di diossine ancora più elevati, la Regione Puglia minaccia di legiferare autonomamente il recepimento dei valori limite indicati nella convenzione di Aarhus, così come fatto dalla Regione Friuli Venezia Giulia per lo stabilimento ex-Lucchini. In particolare i nuovi limiti sarebbero di 0,4 ng/m3 espressi in tossicità equivalente.

Ecco quindi piombare sulla vicenda Il ministero dell’ambiente della nostra Prestigiacomo che scrive nel settembre 2008 all’ARPA Puglia contestando i valori riscontrati:

«Le campagne di rilevazione effettuate – è scritto – non possono essere ritenute valide ai fini dell’individuazione di specifiche criticità ambientali e per imporre limiti più elevati rispetto a quelli definiti dalle norme o raggiungibili con le migliori tecniche disponibili».

(Taranto sociale)

«Ci hanno contestato che nel 2005 e nel 2006 sono state effettuati dei campionamenti non coerenti con quanto prevedeva la legge del 2007» risponde il direttore dell’ARPA Assennato. «Sinceramente non so come facevamo ad adeguarsi a una legge che non esisteva ancora».

Insomma, non si può fare. I limiti rimangono quelli e l’inquinamento pure, anzi peggio.

Il tutto viene subito dopo lo stravolgimento del testo unico in materia di sicurezza sul lavoro (voglimo parlare dei morti all’ILVA?) e l’accentramento di tutte le autorizzazioni a produrre (le AIA di cui sopra, prima anche regionali). Ora, di fronte al progetto del Governo di chiedere un rinvio della firma del protocollo UE sul rispetto del trattato di Kyoto, risuonano familiari le parole che Riva scrisse già nel dicembre 2007 al governo:

In una lettera al Governo del 14 dicembre Emilio Riva avverte che l’eventuale riduzione delle emissioni di anidride carbonica comporterebbe “la necessità di fermare parte significativa degli impianti in uso. Il personale – afferma – colpito da tali riduzioni non potrebbe essere inferiore, anche nell’ipotesi più conservativa, alle quattromila unità”…

(fonte politicamentecorretto)

Il che rappresenta esattamente la visione del governo: leggete pure qui.

Povera Italia, e povera Taranto.