“È ingiusto discriminare la religione cattolica”

La bocciatura delle ordinanze firmate dall’ex ministro è stata spiegata dal Tar attraverso motivazioni che si soffermano su concetti di principio, senza entrare nel merito della questione. «In una società democratica – affermano i giudici – certamente può essere considerata una violazione del principio del pluralismo il collegamento dell’insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi con un’implicita promessa di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva materiali». Ne consegue che l’inclusione della religione nella “rosa” delle materie da cui scaturiscono i giudizi degli allievi è ritenuta illegittima: secondo il Tar questa interpretazione, data dal ministero dell’Istruzione, «appare aver generato una violazione dei diritti di libertà religiosa e della libera espressione del pensiero; nonché di libera determinazione degli studenti relativamente all’insegnamento della religione cattolica».

La migliore è della Gelmini, come al solito.

Qui non si parla di religione, ma di logica: se nel nostro ordinamento esiste il principio della laicità dello stato, e della parità di diritti e doveri di tutti i cittadini rispetto a questioni come il sesso, la razza o la religione, non si capisce per quale motivo gli studenti dell’ora di religione (solo cattolica) debbano avere maggiori possibilità (di crediti scolastici) rispetto ad altri.
Ma se parliamo anche di pratica, davvero pensiamo che il voto in religione debba fare media con italiano matematica e storia?
Essù…
Siamo come al solito alla propaganda, alla strumentalizzazione del “voto cattolico”, sollecitata da individui come il cardinal Coletti per salvaguardare i privilegi dei docenti, cioè dei preti.
Ma che c’entra tutto ciò con la religione?