Segni di (in)civiltà

Chissà se qualcuno un giorno ci spiegherà com’è possibile che dalla procura di Taranto esca ogni giorno tutto il possibile e l’immaginabile sull’omicidio di Sarah Scazzi – tutto materiale coperto da segreto istruttorio.

E lo dico con orrore, perché anche questo è un segnale gravissimo di inciviltà che il nostro tanto invocato “teritorio” sta dando di sé.

Sull’uso poi che ne si fa, di tutto ciò, sono d’accordo al 100% con Francesco Costa:

Quando si decide come trattare una notizia, le decisioni possono essere molte e difficili da interpretare: nello spazio da dedicare, nel tono da utilizzare, nelle parole da scegliere, nel giornalista da impegnare. Questa invece era una decisione complessa ma in fin dei conti binaria: puoi parlarne quanto vuoi, ma alla fine gli audio o li pubblichi o non li pubblichi. Non era una notizia, dato che gli audio non fanno sapere niente che non si sapeva già. E la scelta competeva in ultima istanza a una sola persona: il direttore. I direttori che hanno deciso di pubblicarli, a mio parere, si sono giocati la credibilità di qualsiasi lamentazione passata, presente e futura riguardo i plastici di Bruno Vespa, i turisti morbosi, la poca sobrietà nel raccontare la cronaca nera, i fanatici dell’orrido, il giornalismo di scarsa qualità e via dicendo.

Per la cronaca,  l’unico a scegliere di non pubblicare i file audio degli interrogatori di Misseri è stata LaStampa.

Bravi.

(via Manteblog)