A proposito di libertà di stampa

Julian Assange nel domanda e risposta sul sito del Guardian:

’Occidente ha “fiscalizzato” le sue relazioni di potere attraverso una rete di contratti, prestiti, possesso di azioni e proprietà finanziarie. In questo contesto, è facile per la parola essere libera perché un cambiamento nella volontà politica raramente porta alcun cambiamento reale in questa rete di rapporti e proprietà. In Occidente la parola, essendo qualcosa che raramente ha effetti sul vero potere, è libera come gli uccelli e i tassi (cioè serve a poco, ndr). In stati come la Cina c’è invece una censura pervasiva perché la libertà di parola ha ancora un potere e dunque il potere la teme. Dobbiamo sempre guardare alla censura come a un segnale economico che rivela il potere potenziale della libertà di espressione in quel tipo di governo.

(Piovono Rane)

Perché lui è un tenerone, in fondo

[Berlusconi] per capire come vanno i summit, finì un giorno nella dacia di Putin, e Putin lo invitò a una passeggiata nel bosco. Solo io e te, disse. Valentino e gli altri restarono nella dacia. Silvio si infilò il colbacco e i due camminarono nella neve. Parlarono. Progettarono. Stabilirono. Finché d’un tratto passò un’ombra al galoppo. Putin imbracciò il fucile e fece fuoco. Aveva ammazzato un cervo sul colpo. Sfoderò un coltellaccio, aprì il cervo, ne estrasse il cuore e lo donò all’ospite in segno di amicizia fraterna. E si dispiacque nel vedere l’ospite sbiancare e venire giù, come un muro di Pompei.

(da lastampa.it, grazie a Francesco Costa)