Il caso del giorno, da molti anni a questa parte

Tre mesi fa su Facebook viene pubblicato il video della triste storia di un nostro concittadino accampato con la compagna disabile e incinta in una casa di campagna sulla via per la stazione. Senza porte, finestre, acqua corrente né luce.

Da pochi giorni abbiamo saputo che la coppia si è separata, e mentre la donna è ospite di alcuni conoscenti, il nostro concittadino, che d’ora in poi chiameremo G., è di nuovo senza tetto, accampato in un immobile fatiscente occupato abusivamente.

Cosa è successo nel frattempo?

Per scoprirlo, facciamo un salto indietro.

Quando nel mese di dicembre viene pubblicato il video, pur se G. è da molto tempo seguito dai Servizi Sociali del nostro comune, l’amministrazione si attiva per verificare la situazione. Dopo un colloquio svolto alla presenza dei carabinieri, G. risulta essere ancora sposato con una donna residente in altro comune. Interpellata, quest’ultima si dichiara disponibile a riaccoglierlo facendosi carico delle difficoltà economiche e di salute in cui versa. Tra l’altro, G. oltre a percepire una piccola pensione d’invalidità ha anche dei risparmi su un libretto di deposito custoditi da un garante, guarda caso proprio il nostro Sindaco, interessato anni prima dai servizi sociali  perché G. non sperperasse le sue poche risorse.

L’altra persona accampata,  all’epoca non residente a Sava, ammette che la storia della gravidanza è una bugia, e rifiuta  qualsiasi intervento di tipo sanitario, malgrado la situazione di scarsissima igiene e lo stato di salute generale a giudizio degli intervenuti lo richiedano espressamente.

Dal punto di vista delle responsabilità formali, il Comune potrebbe anche fermarsi qui: il cittadino ha una famiglia disposta ad occuparsene, e ha comunque una pur modesta autonomia finanziaria; l’altra persona è da segnalare eventualmente al servizio sociale del suo comune di residenza, dove risulta anche proprietaria di un’abitazione.

Come detto, però, G. non è uno sconosciuto: è seguito da oltre vent’anni dai servizi sociali, da cui è stato aiutato in ogni modo. Anni prima gli è stata assegnata un’abitazione e l’ha abbandonata, è stato indirizzato verso comunità di recupero da cui è scappato puntualmente, ha avuto un lavoro che ha preferito lasciare per tornare a fare la vita di strada. E’ comunque rimasta attorno a lui una piccola rete di protezione: l’avvocato Iaia custodisce i suoi risparmi, gli viene in qualche modo fornito un pasto decente, è stato seguito nelle pratiche per fargli ottenere una pensione d’invalidità. E poi c’è sempre una moglie che è disposta ad aiutarlo quando è in difficoltà.

Anche in quest’occasione, se G. ascoltasse il consiglio dei Servizi Sociali la situazione sarebbe almeno momentaneamente risolta, ma G. non vuole tornare dalla moglie:  gli autori del video forse lo convincono che il clamore della notizia generato su Facebook lo aiuterà a troverà una sistemazione a Sava. E così è. Grazie proprio a uno dei giornalisti intervenuti, G. e la compagna vengono sistemati in un locale commerciale nel centro di Sava. Nel frattempo le polemiche infuriano: vengono insinuati dubbi sulla gestione del denaro. Il Sindaco a quel punto rinuncia al suo ruolo di co-responsabile dei suoi risparmi, ruolo nel quale sinceramente non so se  subentri qualcun altro.

D’un tratto le cose sembrano essersi sistemate,  G. e la sua compagna vivono in una sistemazione almeno decente, l’attenzione dei media si placa.

Tutto bene quindi?

Purtroppo no.

Siamo a questi giorni: G.  è stato allontanato dal locale in cui si era sistemato, si è separato dalla sua compagna e sul libretto non ha più un quattrino. Gli stessi che lo hanno consigliato di rimanere e che lo hanno accolto in casa propria, adesso denunciano di nuovo lo stato di abbandono di G.

Questa è la storia, ora qualche considerazione finale:

Il giornalismo d’inchiesta e di denuncia è opera certamente meritevole di encomio, ma quando tratta di persone dovrebbe usare metodi e cautele ben diversi rispetto a quando si occupa di buche stradali e alberi caduti. Le conseguenze possono essere purtroppo molto peggiori. Le cose hanno una storia, figuriamoci le persone. E la storia in questo caso insegna una triste verità: non sempre gli aiuti vanno a buon fine, e tanta disponibilità di “carità” è spesso controproducente, perché de-responsabilizza le persone. Nel caso specifico, G. è stato aiutato anche ben al di là del semplice dovere d’ufficio, e ha avuto possibilità che non sono state date praticamente a nessuno, almeno qui a Sava.

Purtroppo però non è bastato.

Questo è il vero punto della questione, da cui nascono spesso valutazioni superficiali sul ruolo e il compito del sistema di Servizi Sociali: ogni intervento effettuato in ragione di uno stato di bisogno avrebbe la necessità di essere proporzionato alla situazione, riproducibile, misurabile nei suoi risultati, specialmente in un contesto di ridottissime risorse. Non a caso esiste un assessorato che si chiama Servizi Sociali, e non Carità Cristiana. Mi spiego con un esempio: nessuna comunità di recupero accetta persone che già hanno dato innumerevoli prove d’inaffidabilità; siamo sicuri che se anche il Comune avesse la disponibilità di un alloggio questo dovrebbe essere assegnato proprio al nostro amico G.?

 

3 pensieri riguardo “Il caso del giorno, da molti anni a questa parte”

  1. Credo che ci siano persone a Sava che meriterebbero più attenzione del signor G. Non si tratta più di voler aiutare o meno un essere umano e, credo, che il signor G. abbia capito che si può avere qualcosa senza lavorare, senza obblighi e senza doveri. Perché lavorare se poi c’è qualcuno che mi da un tetto e un pasto caldo? Meglio il bar Pedro!

  2. ….che dire,sono dello stesso parere nonostante sia stata tacciata di scarsa sensibilita’ verso le persone. Saro’ dura,ma i falsi pietismi non mi convincono.

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