“Domenica ti porterò sul mare”

Il solito bellissimo articolo (e le foto!) di Flavio Massari sull’attività velica invernale tarantina.

Si riparte dopo circa 45 minuti con un vento che si inserisce nel Mar Grande intorno ai 5 nodi e che nel finale soltanto sale fino a 8, ancora una volta shortage e arrivo di bolina, regata vinta da jebedee, che non sbaglia un colpo. Lo spettacolo dei 200 laser è molto lontano, sembra quasi siano due mari diversi, ma il tramonto nel Mar Grande tra le navi ed il Monte Pollino innevato all’orizzonte, affascina tutti e rende questo campionato invernale una splendida opportunità per chi ama la vela ed il mare.

p.s. la barca a destra è Lumachia

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Ahem

Dal sito dell’ottimo Flavio Massari, Fotoregata.it

Terza giornata (ma seconda utile) per il campionato invernale Tarantino, disputata in condizioni perfette, con vento stabilito di 10-12 nodi in partenza, rinforzato fino a 16 e poi calato ancora a 12 nel corso delle due prove programmate più la terza di recupero. La prima prova vede schizzare via dalla linea Doctor J, che emerge mure a sinistra con una velocità impressionante, e riesce a mantenere il vantaggio sino alla fine, seguito da un jebedee sempre sul filo di lana con gli avversari. Terzo posto per Lumachia, probabilmente la barca rivelazione di questo campionato, già discretamente piazzata nell’esordio del campionato precedente.

Breve commento alle regate di domenica scorsa

Niente, volevo solo dire che siamo sesti in classifica.

No, scherzavo, in realtà volevo parlar d’altro. C’è stato un momento, verso la fine della terza regata, che mi ha per un attimo fatto capire quanto dobbiamo ancora crescere  come equipaggio.

E’ stato quando, durante la terza prova, ci siamo trovati mure a sinistra a un incrocio con Pulsarino, la barca dei capi. Forse potevamo passare, anche se un po’ in ritardo, ma Pulsarino ha  rivendicato il suo diritto d’acqua. Niente da dire, abbiamo virato e ci siamo trovati affiancati mure a sinistra, sottovento, a morire negli scarti. (

Per pochi secondi, 10? 20?, siamo rimasti a poche decine di centimetri da Pulsarino, tanto da poterne sentire distintamente i dialoghi a bordo.

Solo che non abbiamo sentito volare una mosca. Ninete. Giusto un “andiamo?” “no, fra un po’”. “ok”, il tutto con un tono (e un volume) da biblioteca, più che da regata. Almeno rispetto alle nostre abitudini, che a bordo urliamo tutto il tempo, pure per dire “Buongiorno!, e sembriamo un suk galleggiante.

(Però siamo sesti in classifica, l’ho già detto?)

Domani niente Skype

In una classifica virtuale delle domeniche-tipo, le migliori sono quelle che c’è regata. Poi vengono quelle che non c’è regata, ma nemmeno si lavora. Queste possono essere in realtà di due tipi: quelle da muffa sul divano, e quelle da scampagnata/passeggiata/shoppingikea, ma non vorrei complicarvi le cose. Scendendo ancora nella scala biologica delle domeniche ci sono quindi quelle lavorative, e infine quelle peggiori: quelle lavorative in cui però ci sarebbe la regata.

Peggio di queste, c’è solo la domenica-di-merda-definitiva: sei di turno, c’è regata ma non ci puoi andare, e ti tocca dormire sul divano. E’ una cosa rara, la cui frequenza è simile all’allineamento dei pianeti: capita in media una volta ogni X anni, ma capita.

Oggi, per esempio.

Il fatto è che lavorare non è un problema, anche se hai passato la notte in bianco. La palla è lavorare, stanco morto, mentre pensi che potresti stare in falchetta mentre risali di bolina  con nessuno davanti  e il traguardo che si avvicina (lo so che quasi mai si arriva di bolina, non fate i pallosi)

Naturalmente non è mai successo, ma il punto è proprio questo: poteva essere il giorno giusto, no? Invece no, stai qui a lavorare.

“Prego, mi dia le tessera sanitaria.. grazie. Ecco, a lei”

Eh, avranno finito la prima prova. Chissà, magari hanno vinto. Vabbè, magari no, però sono sicuramente fra i primi. Si, saranno quinti o sesti, secondo me.

“Deve prenotare una Risonanza magnetica? la prima disponibilità è a giugno 2012”

Si, però se avessero vinto mi avrebbero chiamato subito dopo la prova, ne sono sicuro. Invece non hanno chiamato. Saranno ancora a mare, comunque, forse fanno tre prove. L’altra volta a momenti perdevamo una partenza, per mangiare i panini, ahahahah, …e poi saranno incasinati con i settaggi.

“Mi dispiace, per la tachipirina 1000 compresse ci vuole la ricetta, si”

Però non chiamano. Strano. Sono le cinque, e ancora non chiamano. E’ buio, ormai. Staranno in fila per mettere a secco la barca, che palle. Ci sono quelli che arrivano dopo e s’infilano sempre… stronzi!

“Nausea e vomito, dice? Ha mangiato qualcosa di particolare nelle ultime 24 ore? Eh, no, le ostriche non aiutano, no”

Eh, però sono le sei, saranno a terra, ormai. Staranno scherzando in ufficio in attesa delle classifiche, sicuro. Anzi, staranno sfottendo Mummolo, ahahahah, chissà come sono arrivati, quei loffi! Anzi, quelli di iatta staranno ancora ripiegando lo spi, ahahahahah. … mmmmh però… però… potevano pure chiamare no?

Vabbè mo’ chiamo io.

“Ehi, Mimmo, allora? Ancora a Taranto, immagino!  …no? ah,  già a casa… avete fatto presto… allora, com’è andata? …eh? …come?  …disastro? …come disastro? …terzultimi? …TERZULTIMI?? …ma cazzo, com’è possibile? …ah, ho capito… la tattica… poco vento… virate fatte così così… beh, vabbè, sarà per la prossima, dai. Ok, ciao, a presto, buona serata”

Cazzo, terzultimi.

Chi se lo sente, domani, a Mummolo?

ps: qui, intanto, la classifica aggiornata a metà campionato.

Le regate degli altri

Non racconterò certo con dovizia di particolari tutte e tre le prove disputate domenica scorsa, ché c’è un limite all’esaurimento ma non alla mancanza di memoria, mi limiterò invece a rivelarvi un paio di considerazioni esistenziali che ho maturato mentre facevo accaramellare lo spi.

La prima è che non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze: è vero i j24 sono più o meno tutti uguali, e così percorso ed equipaggi, almeno come specie animale di appartenenza.

Però.

Mica partecipiamo tutti alla stessa regata,eh?

Ci sono quelli che possono vincere e sono almeno cinque o sei. Poi ci sono gli altri.

Ecco, io sono sempre stato fra questi ultimi, e potrei raccontarvi per filo e per segno cosa succede là dietro, dopo la decima posizione, e giù giù fino all’ultimo. Dalla soddisfazione di averne lasciati a poppa sei o sette, nelle giornate buone,  alla delusione di non avere nessuno dietro, se non chi ha deciso di alzarsi tardi e di passare una domenica in famiglia.

E non sapere chi ha vinto la prova, fino a quando non te lo racconta uno di quelli bravi, generalmente davanti alla macchinetta del caffè, e poi gli immancabili sfottò con gli altri compagni/avversari di retrovie.

Domenica scorsa, invece…

Dopo un tredicesimo e un decimo posto, ci attardiamo per qualche regolazione fino ai due minuti alla partenza, ben lontani dalla linea. Genoa ancora giù, e vento ormai attorno ai 20 nodi, qualcuno ha messo su il fiocco.

Carletto riprende il timone e si fionda in barca giuria a venti secondi alla partenza, ferma la barca, manco avesse un freno a mano, e si piazza sulla linea. Pippo lo pilota al segnale che siamo praticamente davanti a tutti. Andiamo a sinistra con un breve gancio, ci avviciniamo alla layline che abbiamo davanti solo Jebedee e ce la tiriamo con gli altri. La barca del capo c’incrocia a poppa un paio di volte.

Potrei continuare a raccontare di quello che è successo dopo, il taglio di una scotta del genoa, la solita caramella dello spi, le entusiasmanti planate di poppa, il sesto posto finale… ma non è importante. Anzi, non ricordo nemmeno bene, a dirla tutta.

Ciò che so è che per dieci minuti siamo stati fra quelli bravi, quelli che davanti non hanno un muro di vele,ma la costa, il mare, il faro di san vito. Quelli che prendono la stessa acqua di quelli che arrivano ultimi, ma che non è così fredda. E il vento non ti taglia la faccia, ma è una carezza che fa andare la barca.

Non ho dovuto chiedere chi ha vinto, stavolta.

Una domenica salutare /the end

Rimane da ricordare l’impresa sportiva più sensazionale della giornata.
Nella necessità di collocare tutti i j24 in un porticciolo piuttosto avaro di spazi, il sabato alcune imbarcazioni sono stati ormeggiate persino sul moncone di banchina esterna non raggiungibile facilmente (in teoria) dal moletto; da qui gli equipaggi sono stati sbarcati col gommone.

L’indomani, per far prima, alcuni impavidi regatanti hanno pensato bene di non aspettare il gommone dell’organizzazione, ma di unire con un po’ di tape due passerelle, e collocare l’accrocco sopra un pilastro di cemento a sezione circolare. lungo circa tre metri, che va dalla banchina al molo.

E’ passato il primo, e poi il secondo, e poi il terzo e così via sin quando la passerella non si è “sciolta” e il malcapitato in transito non è atterrato a peso morto a cavalcioni del palo, senza dire “a”.

Palle d’acciaio, altroché.

Una domenica salutare /2

Siamo arrivati al porticciolo verso le otto e mezza, con la cerata e i cornetti, come al solito. Entrambi si riveleranno decisivi per la riuscita della giornata.

La barca è già in acqua dal giorno prima, sulla banchina esterna, così appena Carletto ha finito di sistemare la tensione delle sartie usciamo in mare. Barca settata per 20nodi e oltre, ma praticamente al buio, visto che è la nostra terza uscita con Lumachia, e non abbiamo mai avuto un vento oltre i 6 nodi…

Pochi metri oltre la banchina, il vento da est-sud est è già attorno ai  venti nodi, con una rotazione prevista verso sud.  Formazione classica: Carletto allo stick, Mimmo alle scotte, io alla cambusa, Andrea alle drizze, Pippo sotto la doccia a prua.

Le operazioni di partenza iniziano in perfetto orario, con boa piuttosto favorevole rispetto alla barca giuria, così in centro-boa si è crea il classico intasamento stile centro città l’ultimo sabato pomeriggio prima di Natale.

Carletto ci posiziona in ottima posizione, e ai 10 secondi siamo praticamente avanti, con una sola barca ingaggiata per mezza lunghezza sopravento ma al limite dell’ocs e acqua libera davanti .

Ai cinque secondi sentiamo la botta.

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