Lezioni di civiltà

Il discorso di Diane Savino, del Senato dello Stato di New York, sul riconoscimento dei matrimoni gay. Qui la traduzione.


(Ivan Scalfarotto, per iMille)


Un conto in sospeso con la Storia

Il 24 settembre del 1989 partii per il militare.

Qualche mese prima avevo vinto il concorso per uno dei due posti da ufficiale di complemento farmacista in marina – ’82mo corso AUC/L. Era un’estate che non voleva finire, quella: ancora alla fine di settembre a Livorno gli stabilimenti balneari dell’Ardenza erano pieni di gente.

Non di allievi dell’accademia, però.

Noi eravamo già con la divisa invernale, infatti. Maglione e pantaloni blu di lana e nylon che i cerini a sfregarli si accendevano senza fatica, scarponcino nero, camicia bianca, la classica “pizza” da marinaio, cordino al collo, e naturalmente guanti di lana imbottiti. Era in realtà la cosiddetta divisa “da camera”, in attesa di quella ufficiale con giacca e cravatta nera.

Ma per almeno un mese, in attesa che i sarti adattassero le uniformi preconfezionate alle nostre corporature, si girava così, in maglione e pantaloni. E guanti.

I livornesi giravano in costume da bagno, invece. E sembravano spassarsela molto più di noi.

Non che poi avesse tutta st’importanza, in realtà. Uscivamo poco, un paio d’ore il martedì e il giovedì, un po’ di più il sabato e la domenica. Sempre se non si era consegnati, magari per aver incrociato le gambe sotto al tavolo durante i pranzo, o per non aver accompagnato la chiusura della porta del bagno. O per aver lasciato un sottilissimo pelucco sul maglione, sfuggito alla spazzola adesiva con cui ci ripassavamo l’un l’altro prima dell’ispezione.

Una volta usciti, poi, non avendo cellulare, cercavamo subito un telefono per chiamare la fidanzata, e a volte i genitori. Quindi ci si chiudeva in qualche locale per poter bere qualcosa, di solito fumando per poter almeno togliere i guanti, ormai zuppi.

In tutto ciò c’erano anche lati positivi: si faceva un sacco di sport, dal nuoto al basket, al calcio, alla vela, e poi non si guardava nemmeno la televisione. In sala lettura c’erano solo tre giornali per duecento persone, così alla fine non si leggeva nemmeno. DI solito, nelle serate in accademia, si finiva per giocare a biliardo, o a guardare i cadetti indiani che giocavano a boccette. Fenomeni.

Passavano i giorni, arrivò finalmente la divisa bella(!), e aspettando la fine dei corsi, speravamo che qualcuno ci venisse a trovare. I miei genitori vennero nel mese di Novembre.

Andammo a cena nel loro albergo, e dopo le solite domande, come stai, cosa mangi, che fai di bello, stai andando di corpo, sai che la divisa ti dona, e cose del genere – i miei cominciarono a parlare di quanto fosse meraviglioso quello che stava accadendo. Io annuivo, ma tutto sto entusiasmo per l’accademia mi pareva esagerato, in fondo era una grande rottura di palle, pensavo. Ma non volevo nemmeno essere io a sminuire la mia grande avventura. Così continuavo ad annuire. Poi capii.

Non era del mio grado di aspirante guardiamarina, che parlavano.

Una settimana prima era caduto il Muro di Berlino – e io non lo sapevo.

“Ragazzi, complimenti a tutti. È la cosa più bella capitata a questo mondo dal 1989. E buonanotte.”

(Wittgenstein)

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Fatelo per carità

Qui il sito definitivo per seguire l’andamento delle presidenziali USA. Negli ultimi giorni l’effetto Palin sembra essersi esaurito e McCain è di nuovo indietro nei sondaggi. Forse per questo, ha sospeso la sua campagna elettorale in attesa che il congresso approvi la manovra economica proposta da Bush, e quindi ha annullato la sua partecipazione al Late Show. Al vecchio David Letterman non è rimasto che suonargliele di brutto.

Alla fine, speriamo vivamente vinca Obama, senno a Uolter gli prende il coccolone e tocca regalargli un giocattolo nuovo.

(Grazie a Luca e Francesco)

Edwards, blog e belpaese

Interessante la storia della relazione fra John Edwards , da poco ritiratosi dalla competizione per la nomination democratica alle presidenziali Usa, e Rielle Hunter, regista del suo staff. Non per il fatto in sé (ecchissenefrega), ma per come la storia é stata riportata dalla stampa americana maggiore, praticamente silente sull’argomento malgrado i blog americani avessero riportato la notizia in lungo e in largo.

Il New York Times dedica un lungo articolo alla questione, dal titolo significativo: Reticence of Mainstream Media Becomes a Story Itself.

In pratica, la notizia è stata valutata dagli altri media anche in base alla fonte di provenienza, ritenuta di basso profilo, se non inaffidabile. Secondo Pandemia, questo parrebbe dimostrare che i blog siano un’informazione meno controllabile e quindi più libera rispetto ai media tradizionali.

C’mon John. We know the baby’s yours, you know she’s yours. Fess up. If you can’t find the words, try our John Edwards Love child Speech-o-tron at your next speech.

(huffington post)

A riportare la questione in Italia, la situazione mi sembra capovolta: le testate online più “prestigiose” come Corriere, o Repubblica, non si fanno il minimo scrupolo di riportare qualsiasi cosa. Nei loro “borsini” viene ripreso il peggio della rete, o quasi…

Lottery tale

Nel basket usa, i migliori giocatori universitari vengono scelti dalle squadre professionistiche in base ad un sorteggio, che stabilisce l’ordine di “chiamata”. Il sorteggio è corretto in modo che abbiano più possibilità le squadre che sono andate peggio l’anno prima.

I Sacramento Kings sono andati maluccio, non malissimo, quindi hano poche possibilità di accaparrarsi la prima scelta assoluta, per la precisione lo 0,7% (sette palline su mille, letteralmente).

Grazie ad un concorso svolto dalla società, ad accompagnare la delegazione della squadra alla lotteria sarà una tifosa chiamata Margie Parilo, la cui nonna letteralmente perse l’ultimo fatale viaggio del Titanic, pur avendo già comprato il biglietto.

Le probabilità sono più o meno uguali.