Nel paese dei ciechi…

Nel panorama politica nazionale, fra la compravendita dei deputati, l’irrilevanza del Pd, e il declinante e perciò sempre più sguaiato dipietrismo, Casini rischia di diventare una specie di De Gasperi, almeno per compostezza e ragionevolezza.

Nel merito, rimaniamo sempre in un’area democristiana del genere tax and spending, per di più inevitabilmente votata a difendere un filone di spesa pubblica altamente improduttiva in ottica “meridionalista”, vedi Sicilia & co – e anche bigotta.

In ogni caso, se l’obiettivo del Pd è allearsi con il terzo polo, siamo combinati male, eh!

D’Alema le offre un’alleanza e dice: “Casini deve scegliere”. Il Pdl parla di intimidazione. Lei cosa risponde?
Non mi sento per nulla intimidito da D’Alema, un amico con cui ho da tempo un dialogo proficuo. Ma D’Alema finge di non capire che io ho già scelto. L’unica cosa che mi può far cambiare opinione è che scelga il Pd; cosa che si ostina a non fare. Il Pd cerca semmai di assemblare; ma io non sono assemblabile.

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Ego te absolvo

L’onorevole Ruggeri, cordinatore provinciale dell’UDC per la provincia di Brindisi, racconta com’è nata la candidatura di Cosimo Mele in IoSud.

Nell’UDC è scoppiata la questione morale intorno alla candidatura di Mimmo Mele.

“Mele è un candidato di IOSUD. Noi dell’UDC siamo sempre stati contrati ad una sua candidatura nella nostra lista, e abbiamo provato a convincere Adriana, che, confortata dal vescovo di Lecce e dalla moglie dell’ex parlamentare, ha deciso diversamente”.

Segni evidenti dell’avvenuta catastrofe /2

La decisione del Pd di candidare Michele Emiliano alla guida della Regione Puglia rischia di diventare un punto di non ritorno per la classe dirigente del PD, e ben oltre l confini della Regione.

La decisione di non dare continuità all’esperienza di governo della giunta Vendola rischia infatti di segnare profondamente la dirigenza  del PD, toccando i cosiddetti “equilibri politici” locali, ma anche di distruggere la credibilità del partito stesso,  ben al di là del probabile disastro elettorale – forse duplice.

E’ chiaro infatti che sono tante le questioni che n questa vicenda s’intersecano:

l’interesse della dirigenza nazionale bersaniana, D’Alema in testa, ad un accordo con l’Udc per “incartare” l’adesione del partito di Casini ad un progetto futuro di alternativa all’asse Pdl-lega, anche a costo di candidare PierFerdy alla presidenza del consiglio. In quest’ottica, l’elezione pugliese è un puro accidente, il cui risultato sembra quasi non interessare al nostro gruppo dirigente.

Le ancora vivissime divisioni congressuali, che, a distanza di mesi, ancora segnano profondamente la classe dirigente locale, e che in questa partita si giocano una specie di rivincita.

La questione giudiziaria con cui Vendola è stato indebolito negli ultimi mesi, e su cui  il PD ha responsabilità almeno altrettanto evidenti.

L’ambizione spregiudicate dei due candidati, una volta politicamente vicinissimi, ora disposti a giocare entrambi la partita del “tanto peggio, tanto meglio” pur di non lasciare spazio all’avvresario – pur se con differenti gradi di ragione, a mio avviso.

La norma che non prevede il doppio incarico all’interno del partito, e per la quale, per logica, non dovrebbe nemmeno essere concepibile la candidatura di chi già possiede un ruolo istituzionale. A questo proposito, la questione della leggina, che consentirebbe ad Emiliano di conservare il suo incarico di Sindaco di Bari in caso di sconfitta, è solo un “di più”: il rischio di nuove elezioni comunali nella città capoluogo di regione (dopo un solo anno!) dovrebbe bastare a rendere impraticabile la candidatura Emiliano.

La definitiva rinuncia al metodo delle primarie,  che proprio in Puglia cinque anni fa ha dimostrato invece tutta la sua validità nella selezione del candidato e nella sua proiezione vincente in campagna elettorale.

Il programma. Appunto, quale programma? Come disse un mio amico dell’allora Margherita al tempo delle elezioni comunali “si parla di programma solo quando vuoi prendere per il culo il tuo interlocutore”.

Ecco,almeno questo ci è stato risparmiato: delle cose da fare non parla nessuno.

Viva la faccia: è una guerra fra bande, e a noi tocca solo guardare.

(Pubblicato anche sul sito del Circolo PD Barack Obama)

Un grande progetto

L’alleanza PD UDC comincia a scricchiolare.

E’ rottura tra centrosinistra alla Provincia e l’Udc? Quasi certamente la mossa di ieri del gruppo centrista di chiedere un sospensione della seduta per non votare il presidente del Consiglio provinciale, Angelo Venneri, sindaco di San Giorgio (subentrato a Giuseppe tarantino grazie ad una decisione del Tar), eletto poi senza di loro, è da interpretare come un divorzio con Gianni Florido.

La pratica e la teoria

Mentre in vista del congresso di ottobre nel pd ci si arrovella sulla linea del partito in tema di alleanze la realtà avanza: a Bari Emiliano ha offerto l’assessorato del mezzogiorno alla Poli Bortone, a Taranto come a Manduria viene azzerata la giunta comunale per permettere l’allargamento della maggioranza al centro di Udc e Noisud.
Insomma, al centro si discute, in Puglia la linea D’Alema prende piede.
Ma l’impressione non è di forza, ma di debolezza: sia Massaro che Stefano senza “centro” non avrebbero i numeri per continuare il proprio mandato.
La situazione savese non pare dissimile: malgrado la riunione di ieri sera non abbia avuto esito positivo, il percorso sembra segnato: noisud manda segnali positivi, e i precedenti regionali aiuteranno Maggi a portare a termine l’operazione.
Sarà magari doloroso (per lui) sacrificare Calasso, ma se ne farà presto una ragione, o magari troverà il modo d’infinocchiare qualcun altro.
Ah, dimenticavo… Maggi è del Pd, no?

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Grazie al geniale PTWG
udc

A Brindisi invece…

Pare fatto l’accordo fra Pd e UDC per Ferrarese candidato presidente della Provincia.

Mentre a Taranto il sindaco Stefano al momento appoggerebbe anche la candidatura di una cozza pelosa pur di intralciare la candidatura di Florido.

Il quale invece a Sava nella sua lista candida Mario Frioli, consigliere comunale del Pd.

Che invece a Sava candida il sindaco di Fragagnano, prof.ssa Alfonso.

La quale potrebbe pure legittimamente nutrire qualche dubbio sul comportamento del partito, e del suo presidente.

Ed io con lei.