Vi preghiamo di scusare l’interruzione

Parlando del PD, e commentando il recente lingotto2, racocontavo a mia madre di come trovassi suggestiva la visione veltroniana del partito democratico, ma lo stesso Veltroni la persona meno indicata per metterla in pratica.

Un minuto fa, mi è venuto da sorridere leggendo che anche Francesco Costa pensa, e scrive, le stesse cose.

L’ottimo impianto del Lingotto ha un grosso limite, però: cioè che in nessun universo possibile Veltroni, Gentiloni e Fioroni possono esserne credibili interpreti e ambasciatori nel Partito Democratico e nel paese, per ragioni diverse che hanno a che fare con alcune circostanze contingenti e soprattutto con le gravi responsabilità del loro recente passato che si ostinano a non voler affrontare

Aggiungerei che la mancanza di una simile visione è però il più grande limite del PD attuale, e di Bersani in particolare.

Sarebbe un grande partito

Se ci fosse, mi iscriverei anch’io al partito di Leonardo – sarei disposto anche a fare la tessera

Quello che non capisco è la soluzione proposta da Adinolfi o Ferrara: abolire le tessere. Così non ci saranno più brogli? Non ci saranno più logiche clientelari? Quindi era così facile, bastava rinunciare al cartoncino?

Ma scusate, è come togliere i limiti di velocità perché non li rispetta nessuno – e nel frattempo pretendere che la gente rallenti. Mi dite che gli spogli nei circoli calabresi non sono stati limpidi? Vi credo sulla parola. Ma come avete fatto a capirlo? Facile: i tesserati sono risultati più degli elettori. Bene, quindi grazie alle tessere avete capito che ci sono stati dei brogli. Ma se abolite le tessere, la prossima volta come farete a capirlo? La tessera è uno strumento, niente di più. Magari non funziona tanto bene, ma voi non state proponendo di sostituirla con uno strumento più efficace. Voi state pensando di eliminarla e basta: pensate che questo possa impensierire per più di un minuto i famigerati Signori delle Tessere? Secondo me gli semplificate la vita…

La verità vera

Questo è il PD che non abbiamo visto, questo è il PD che è mancato e non è stato capace di fare alcuna opposizione efficace al governo Berlusconi. È stato un PD che ha cercato di pianificare il proprio ritorno al potere sulla base della ricerca politicista di alleanze, ora con l’UDC ora con l’estrema sinistra, senza peraltro arrivare a nulla. È stato un PD che ha completamente rinunciato all’idea di espandere la propria base sociale di riferimento ed ha di fatto accettato un ruolo assolutamente minoritario nel nord del paese, ossia nell’area economicamente più sviluppata e meno dipendente dall’intervento pubblico. Ed è vero che Veltroni non è stato peggio di altri su questi temi. Abbiamo assistito ad un dibattito molto duro nel PD. Parisi che insultava tutti, D’Alema che tirava frecciatine, Rutelli che si smarcava, Bersani che si candidava e chi più ne ha più ne metta. Nessuno però che ci dicesse, che so, abbiamo sbagliato a non vendere subito Alitalia all’asta. Nessuno che dicesse chiaramente come guadagnare il consenso dei ceti produttivi.

(noiseFromAmerika)

Un bel sorteggio, ci vuole

Non esistono soluzioni semplici per problemi complicati.

Le dimissioni di Veltroni aprono un periodo difficile e pericoloso per la sopravvivenza stessa del progetto pd. Veltroni ha fallito quando dopo la sconfitta del 13 aprile non ha continuato nel cammino di rinnovamento del partito ma si è fatto mettere sotto tutela dagli exds ed ex-dl in un coordinamento nominato col manuale cencelli in mano i quali ora, invece di dimettersi anch’essi, reggeranno beatamente il partito. I punti cardine del suo progetto sono stati rimessi in discussione al punto che si è tornati all’idea dell’ulivo, dell’anti-berlusconismo giudiziario di maniera, del partito fatto di tesserati e tutte le amenità varie che hanno contraddistinto gli ultimi 30 anni di politica ex dc ed ex pci. Ma il Pd non era nato per quello, e Veltroni mai potrebbe fare il segretario in uno scenario simile: il fatto che lui abbia segnato il passo nel cammino che ha lui stesso tracciato è la colpa che lo condanna oggi alle dimissioni.

Veltroni ha fallito, ma non solo lui: il suo è l’ultimo dei fallimenti di una generazione di ex-pci che fra tante cose buone che adesso non mi vengono in mente (a voi?) ha commesso tali e tanti disastri da meritarsi un pensionamento anticipato da parecchi anni, almeno da piazza Navona in poi, e non parlo del 28 ottobre scorso ma di molto tempo prima. Solo il clamoroso fallimento berlusconiano del quinquennio 2001-2006 ha rimesso in sella quasi per miracolo una classe politica che ormai avrebbe dovuto essere cancellata dalla storia ma che, organizzatasi militarmente unicamente per la sua perpetuazione,è ancora qui a far danno.

Veltroni ha fallito, e nella conferenza stampa di oggi forse per indole, forse per convenienza, si è assunto tutte le colpe rinunciando ad un’analisi che chiunque non faccia parte di quella ghenga non fa fatica ad esprimere con un generico qualunquista ma non per questo meno giustificato “tutti a casa”.

Il problema è che questi qui non hanno alcuna intenzione di andarsene, ma anzi, dopo un Fransceschini ad interim, di continuare il giochino con il Bersani di domani, allo stesso modo del Veltroni di ieri – tutti allineati e coperti alle posizioni di comando in cambio della propria benedizione.

Questa sarebbe così la vera fine del Pd come lo volevamo, con gli ex dl fuori dal partito insieme all’Udc nuovo alleato e un nuovo candidato premier alla Prodi,o chissà, magari ancora lui.

Speriamo almeno ci vengano risparmiati Cento, Diliberto e compagnia cantante….

Breve rassegna di commenti alle dimissioni di Veltroni

…e la solita immortale vignetta di Altan, sempre attuale nel caso del PD:

altan

Un nuovo leader per il PD

La ricerca di una solida leadership in un partito come il PD può nascere proprio in un momento di grande difficoltà come questo. L’obiezione che viene posta più spesso è : “ma non c’è nessuno meglio di Veltroni”, spesso declinata anche come “non c’è nessuno che si fa avanti”.

Anche in altri momenti politici della cosiddetta seconda repubblica, il centro-sinistra ha affrontato simili difficoltà, e fu proprio Veltroni a indicare la strada a tutto il partito.

C’è da avere fiducia.

Tutto il mondo è paese

Il direttivo regionale di Morassut, segretario del PD laziale, è composto da quaranta membri. Nell’elenco, i membri sono identificati dal nome, dal cognome, dalla corrente di appartenenza, e dalla provincia di provenienza.

Alle pari opportunita’ si trova Antonella Cantero (Veltroni, Roma), ai trasporti Alberto Terzilli (Popolari, Roma), al tesseramento Francesco Fioroni (Veltroni, Roma), alla cultura Francesco Siciliano (esterno), all’urbanistica Fabrizio Scorzoni (Veltroni, Roma), alle riforme istituzionali Fabio Mollicone (Pasetto, Roma), al mondo cattolico Luciano Di Pietrantonio (Pasetto, Roma), alla sanita’ Francesco Bozzi (Rutelli, Roma), allo sport Enzo D’Eramo (Veltroni, Latina), agli enti locali Daniele Leodori (Rutelli, Roma), alla piccola e media impresa Mario Mattucci (Popolari, Rieti), all’ambiente Ivana Della Portella (Veltroni, Roma), alle politiche sociali Elena Improta (interna), alla ricerca e informazione Antonella Tancredi (Rutelli, Roma), alla formazione Cristiana Priorina (Popolari, Frosinone), al lavoro Daniela Monteforti (Sinistra, Roma), ai diritti civili Marina Bartolazzi (Veltroni, provincia Roma), al commercio Annalisa Tomassini (Veltroni, provincia Roma), alla scuola Tiziana Concini (esterna, Rieti), alla sicurezza e legalita’ Veronica Pecchio (Sinistra, Latina), al turismo Lucia Lisi (Veltroni, Frosinone). Capogruppo e’ stato nominato Giuseppe Parroncini.

Ecco, l’ennesima conferma del vero dramma del Pd, e credo di averlo già scritto: siamo tutti convinti che sia un disastro solo nel nostro paese, poi uno guarda l’elenco qui sopra e scopre che Veltroni, il segretario, quello che si lamenta delle correnti, che rivendica il nuovo del PD contro il passato di dl e ds, si mette a lottizzare come un Bruno D’Oria qualsiasi.