Il solito prezioso Francesco

Grazie a lui, posso godermi i titoli di coda di Wall-E, che quei mentecatti del cinema hanno tagliato.

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Ok, e adesso?

Sava è su Le Iene, in paese non si parla d’altro, gli accessi al sito si sono moltiplicati, su youtube si sono collegati a centinaia, e siamo allo stesso esatto punto di prima.

La soluzione non è più vicina nemmeno di un millimetro, o di un nanosecondo, e tutti da domani dovremo fare i conti con questa nuova “esilarante” umiliazione inferta al paese. Fino ad ora eravamo famosi si e no per un nostro compaesano indiziato in un famoso giallo dell’estate di tanti anni fa, poi del tutto prosciolto, ora abbiamo anche la fogna, anzi la sua assenza, a distinguerci nel mondo. Solo che stavolta siamo già stati condannati.

Non era importante far conoscere il problema all’Italia, perché chi di dovere già lo conosce, Regione Puglia per prima.

Non era importante nemmeno trovare la soluzione, che c’è già, comitati avetranesi permettendo – e non era certo il Sindaco Maggi a poterla sbloccare.

Non era importante nemmeno che tutti quanti dovessimo vergognarci un po’ di più, e penso soprattutto a coloro che sono savesi fuori Sava, perché già ci vergogniamo abbastanza.

Era importante far vendere qualche decina di copie in più a quel concentrato di malafede e veleno che è “Vivavoce”

Era importante dare un quarto d’ora di celebrità a chi su questa questione continua a sperare di guadagnarsi un posticino in Consiglio Comunale, possibilmente mandando a casa l’amministrazione Maggi, che così si fa prima ad arrivare.

E la cosa buffa che motivi per augurarselo non mancherebbero, per nessuno: lo scandalo dei lotti della zona pip, che girano come trottole con assessori che dirigono il traffico, le transazioni senza senso, gli allacci del gas agli amici degli amici, gli appalti non rinnovati, e potrei continuare. Di questo parla nessuno, della fogna invece… ma che cazzo c’entra?

Nessuno ancora è stato in grado spiegarmelo, nemmeno qui sul blog.

C’è certamente una responsabilità oggettiva, si direbbe, per il solo fatto di essere alla guida di un paese senza fogna. La stessa responsabilità che non rende alcuno immune, fra amministratori di ieri e di oggi, a quello “stronzo” indirizzato ad Aldo Maggi. Che quindi in qualche modo colpisce anche me, pur non sentendomene responsabile. Ma che dovrebbe colpire pure chi in malafede ha esposto Sava a questa vagonata di cacca. E senza risultato!, perché da quello che sento in giro, da questa ideona rischia di essere travolta pure la stessa allegra ciurma che l’ha ideata.

Forse è l’unico aspetto positivo della questione, ma non abbastanza da rallegrarmene: la merda è ancora lì, solo un po’ più alta.

Le Iene a Sava

Per chi non lo avesse visto in TV ieri sera, ecco il servizio de Le Iene su Sava, “il paese senza fogna”. Commenti a dopo. (Grazie a Daniele)

Numeri

La scontro in atto fra il governo italiano e la commissione UE sul cosiddetto pacchetto clima è ben spiegato in questo post su LaVoce.info .

La sostanza è: non esistono numeri giusti e numeri sbagliati, ci sono solo simulazioni di diversi scenari possibili, che tengono in diverso conto variabili diverse. Prima fra tutte la cosiddetta flessibilità, che permette agli stati di ridurre le emissioni di co2 comprando il risparmio ottenuto da altri:

“Se sono virtuosi potranno vendere la differenza positiva tra il proprio obiettivo e le proprie emissioni, ottenendo un guadagno; se non sono virtuosi, con emissioni superiori al proprio target, potranno acquistare permessi sul mercato, a un prezzo che avranno giudicato inferiore a quello che avrebbero dovuto pagare per ridurre le proprie emissioni.”

Ma soprattutto, alla fine del lungo articolo, di cui consiglio caldamente la lettura, ho trovato quello che ingenuamente mi sono sempre chiesto: i maggiori costi tanto lamentati dal governo e da confindustria non sono in fondo pareggiati, almeno potenzialmente, dallo sviluppo di nuove tecnologie e dal fiorire delle energie rinnovabili?

Solo che per una volta il guadagno non sarebbe dei soliti noti, Riva in testa, ma andrebbe a favore di aziende più tecnologiche, più orientate alle nuove tecnologie, alla consulenza, alle produzioni “verdi”.

Ecco perché sono contrari.

Non cambi mai, non cambi mai…

Dopo tutta la pantomima in cui i tre dissidenti ex-udeur, ma anche parte del PD, si sono lamentati dello scarso coinvolgimento nelle decisioni e nella formulazione delle delibere, ieri pomeriggio sono state consegnate le convocazioni per il Consiglio Comunale. Di domani.

Argomenti all’ordine del giorno sono :

  • Adozione del Piano del Traffico
  • Adozione del Piano per la Mobilità Ciclistica

Una delle più importanti novità introdotte dal piano sembra sia rendere il territorio stradale del comune di Sava una “zona-30”: cioè una zona in cui il limite di velocità è ovunque di 30km/h e i pedoni e le biciclette hanno sempre la precedenza sulle autovetture.

Saranno contenti in una certa associazione di mia conoscenza….

Aggiornamento del 22 ottobre: il consiglio è stato rinviato per mancanza del numero legale, mancavano infatti tre consiglieri di maggioranza. L’opposizione, inferocita per la subitanea convocazione e per non aver avuto “le carte” a disposizione se non all’ultimo momento, ha abbandonato l’aula non consentendo quindi l’approvazione dei provvedimenti.

Della Cai e del mostro di Taranto.

C’è qualcosa d’inquietante nella presenza di Riva nella cordata Alitalia, molti infatti lo interpretano come l’obbligato “ringraziamento” per l’intervento del ministro Prestigiacomo in favore dell’ILVA di Taranto, di cui Riva è proprietario. Ma non solo.

Nel 2007, i rilevamenti effettuati per conto della Regione Puglia da parte dell’ARPA (agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente) mostravano valori elevatissimi di diossina nell’aria, pur se inferiori ai valori massimi previsti dal D.Leg 152/06. La Regione propone quindi al ministero dell’Ambiente di fissare limiti più stretti per l’emissione di diossine, e di adeguare i limiti italiani a quelli fissati dai paese più avanzati in materia di protezione dell’ambiente. E tutto ciò, proprio in sede di rilascio dell’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria all’ILVa per continuare a produrre.

“Tuttavia, una volta ottenuti i risultati si è posta la questione del confronto dei livelli riscontrati con i valori limite indicati dalle normative vigenti: il problema sorge dall’impossibilità di raffrontare il valore della concentrazione totale dei 17 congeneri previsti dalla norma, corretta per la tossicità equivalente (I-TEQ), con il limite di legge del D.Lvo 152/06, pari a 10 ng/m3, che si riferisce invece alla concentrazione totale di tutti i 210 congeneri di diossine e furani.”

(Governatore Vendola al ministro Pecoraro Scanio)

Non se ne fa niente.

I nuovi rilevamenti effettuati nel 2008 riportano valori di diossine ancora più elevati, la Regione Puglia minaccia di legiferare autonomamente il recepimento dei valori limite indicati nella convenzione di Aarhus, così come fatto dalla Regione Friuli Venezia Giulia per lo stabilimento ex-Lucchini. In particolare i nuovi limiti sarebbero di 0,4 ng/m3 espressi in tossicità equivalente.

Ecco quindi piombare sulla vicenda Il ministero dell’ambiente della nostra Prestigiacomo che scrive nel settembre 2008 all’ARPA Puglia contestando i valori riscontrati:

«Le campagne di rilevazione effettuate – è scritto – non possono essere ritenute valide ai fini dell’individuazione di specifiche criticità ambientali e per imporre limiti più elevati rispetto a quelli definiti dalle norme o raggiungibili con le migliori tecniche disponibili».

(Taranto sociale)

«Ci hanno contestato che nel 2005 e nel 2006 sono state effettuati dei campionamenti non coerenti con quanto prevedeva la legge del 2007» risponde il direttore dell’ARPA Assennato. «Sinceramente non so come facevamo ad adeguarsi a una legge che non esisteva ancora».

Insomma, non si può fare. I limiti rimangono quelli e l’inquinamento pure, anzi peggio.

Il tutto viene subito dopo lo stravolgimento del testo unico in materia di sicurezza sul lavoro (voglimo parlare dei morti all’ILVA?) e l’accentramento di tutte le autorizzazioni a produrre (le AIA di cui sopra, prima anche regionali). Ora, di fronte al progetto del Governo di chiedere un rinvio della firma del protocollo UE sul rispetto del trattato di Kyoto, risuonano familiari le parole che Riva scrisse già nel dicembre 2007 al governo:

In una lettera al Governo del 14 dicembre Emilio Riva avverte che l’eventuale riduzione delle emissioni di anidride carbonica comporterebbe “la necessità di fermare parte significativa degli impianti in uso. Il personale – afferma – colpito da tali riduzioni non potrebbe essere inferiore, anche nell’ipotesi più conservativa, alle quattromila unità”…

(fonte politicamentecorretto)

Il che rappresenta esattamente la visione del governo: leggete pure qui.

Povera Italia, e povera Taranto.